L’importanza di chiamarsi Ernesto

Pinocchio

 

Il titolo giusto per un romanzo: chi lo decide? Viene prima il titolo o la storia? Cosa ci dice un titolo? –
Se il titolo non rispecchia il contenuto del libro, è un titolo bugiardo, come Pinocchio o come l’Ernesto della famosa commedia.

Ne ho già parlato molte volte: considero il titolo del romanzo, o raccolta di racconti, insomma di un libro, molto (sottolineato) importante.
Come per l’Ernesto della famosa commedia di Oscar Wilde, che viene accettato come fidanzato in quanto le giovani donne (abbiamo due ‘Ernesto’ nella commedia) affermano che vogliono fidanzarsi solo con uomini che portino codesto nome – anche se nella commedia si gioca sulla pronuncia di earnest (onesto) ed Ernest (Ernesto, appunto) che è uguale, e si mostra il paradosso di chiamarsi con un nome che i due sbugiardano, in quanto mentono spudoratamente e non sono, quindi, onesti, il nome ha molta importanza. E il nome di un libro è, appunto, il titolo.
Tutti i giorni mi arriva una mail di bookrepublic, ma anche di altri store, e mi diverto a scorrere i titoli dei libri in offerta.
Vorrei esaminarne qualcuno insieme a voi. Le mie considerazioni sono solo sul titolo: niente da dire sulle storie che potrebbero anche essere buone e scritte bene. Non metto link e non parlerò degli autori, altrimenti diventa un altro post. Partiamo:

  • Lei dunque capirà
  • Un bel sogno d’amore
  • Un sogno tra i fiocchi di neve (esiste davvero un libro con questo titolo: inutile dire cosa ne penso)

Ecco un gruppo di titoli che dicono qualcosa a un pubblico che cerca storie d’amore. Sono titoli scontati che attirano solo se state cercando storie semplici, già lette prima di leggerle.

  • Stai qui con me
  • Devi tacere per sempre
  • Voltati e sorridi

Questi sono titoli in seconda persona, hanno un che di imperativo e sono coinvolgenti: il lettore ne sarà catturato e si sentirà parte integrante del libro. Non sono male come idea, ma il terzo è un po’ lesso, senza carattere, e il primo si presta a diverse interpretazioni, alcune parecchio melense, quindi va abbinato al testo che rappresenta per capire quanto possa essere intrigante. Il secondo è buono. Contiene l’idea di mistero e di scrittura noir; è un titolo suggestivo e misterioso che attira il lettore.

  • Il marchio di Giuda
  • L’anno del demone
  • La donna del diavolo
  • Niente di umano

Questi titoli sono interessanti: se si parla del diavolo si entra in un territorio (cit.: a voi coprire a chi mi riferisco) che è da sempre uno dei più affascinanti e repellenti. La paura attira e i demoni non respingono nessuno. Quindi con questi titoli si va sul sicuro: i lettori arrivano a sciami. Sperando che il testo non tradisca le aspettative, potrete dire di aver centrato l’obiettivo.

  • L’anatomista
  • Il sospettato
  • L’ipnotista
  • L’allieva
  • L’archivista

Connotare il protagonista: così potremmo chiamare questo gruppo di titoli. Evidenziare subito con chi il lettore avrà a che fare. Ogni titolo, professione, qualifica, ci indica già qualcosa sulla storia. Spesso sono titoli di thriller o romanzi d’azione, o gialli. Non sono male: sintesi e chiarezza in una parola. Il lettore capisce cosa troverà e compra.

Avrei ancora altre categorie di titoli ma il post sta diventando troppo lungo. Per oggi mi fermo qui, sperando di avere suscitato attenzione e curiosità.
Tutte queste mie considerazioni servono non tanto per dire se un titolo è ‘bello’ o ‘brutto’, che sono solo scelte personali, ma devono (dovrebbero) farci riflettere su cosa stiamo dicendo quando scegliamo il titolo per il nostro libro. Cosa vogliamo comunicare? A chi ci stiamo rivolgendo?
Prendiamo la prima quartina: sono titoli che a me non piacciono, ma se abbiamo scritto una storia d’amore, un romanzo rosa, una storia di ‘buoni sentimenti’, e vogliamo rivolgerci al pubblico che ama queste storie, allora i titoli vanno bene.
L’importante è la consapevolezza. Sapere cosa stiamo facendo. Capire come farlo al meglio.
Poi, ci saranno persone che adoreranno i titoli che a me non garbano. E quindi, chi sono io per dirlo? I gusti sono gusti, direbbe l’eroina di Un sogno tra i fiocchi di neve, e uscirebbe per costruire il suo pupazzo in giardino.

E voi, da quali titoli siete attratti?

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4 pensieri su “L’importanza di chiamarsi Ernesto

  1. Sinceramente, al titolo guardo poco.
    Leggendo prevalentemente thriller, vado dritta a quei due o tre scrittori che amo. E ogni tanto ne provo uno nuovo.
    Quindi sì, in effetti i titoli diretti, misteriosi, da giallo e noir, sono i miei preferiti.
    Storie d’amore non ne leggo, a meno che non mi vengano consigliate da amici. Quindi sto ben lontana dalle varie dolcezze, tipo zenzero e cannella, profumi di limone e altro. 😀

    Buona giornata!

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    1. Grazie Daniela.
      Tu non guardi al titolo, però cerchi prevalentemente thriller che hanno quasi sempre titoli ben connotati e quindi li ‘riconosci’ subito.
      Infatti stai ben lontana da titoli che suggeriscono idee ‘dolci’, come affermi tu stessa.
      Perciò, pur non sapendolo, dai importanza ai titoli 😉

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  2. Ho sempre avuto difficoltà a dare un nome alle mie storie, perché già dal titolo dai una connotazione al racconto.
    Preferisco, dunque deciderlo a fine libro. Perché avrò un’idea più precisa di quello che ho combinato. Non amo i titoli che inquadrano a prescindere la storia, sono sempre stata convinta che il titolo dovrebbe essere evocativo, suscitare curiosità e attrarre, ma sono cosciente del fatto che la maggior parte delle persone non sono della stessa idea.

    Quando scelgo i libri faccio un po’ una summa di dati: titolo, copertina, autore, novità (almeno per me), trama, evito come la peste i libri dove l’autore o il rivenditore non abbiano scritto nemmeno due righe. Non mi piace comprare a scatola chiusa! Se tutti questi elementi mi intrigano allora lo prendo e leggo. 😀

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