I giorni dell’abbandono

Plancia Ferrante

Ho terminato la lettura del libro di Elena Ferrante (così si firma un autore, o una coppia di autori, o chi per essi, o il loro ghostwriter) di cui ho parlato qualche giorno fa.
Dunque, cosa posso dire? A me questo libro non ha convinto. Continua a leggere “I giorni dell’abbandono” →

Svista o mia perversione?

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Ricevo la mail di un editore che pubblicizza un libro appena uscito.
Il lancio comprende qualche frase presa dal romanzo: «Mirko stava seduto da quaranta minuti davanti al telefono fisso nel corridoio di casa, con il numero di Patti Lamandini scritto sul retro del biglietto della discoteca Sporting, senza decidersi ad alzare la cornetta e a far girare sei volte la rotella. Non si sentiva in grado di scandire una frase senza impappinarsi o balbettare. Gli s’incrostavano le corde vocali. La lingua diventava una ciabatta». Continua a leggere “Svista o mia perversione?” →

I giorni dell’abbandono – impressioni di metà lettura

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Alla fine ho ceduto a Elena Ferrante, la scrittrice (o scrittore) di cui nessuno sa nulla e men che mai il nome. Tutti ne dicono meraviglie e volevo rendermi conto di come sia questa scrittura che pare ai più tanto interessante. Se poi fosse davvero una donna, e italiana per giunta, ci sarebbe da gridare al miracolo.
Com’è quindi la scrittura di Elena Ferrante?
Buona, potente e incisiva. Una scrittura che merita attenzione.
Sono a metà libro, circa, e ieri sera ho spento la luce con un senso misto tra rabbia e sdegno. Continua a leggere “I giorni dell’abbandono – impressioni di metà lettura” →

American sniper: andare oltre il male

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Non sono appassionata di film che raccontano la guerra, e le scene di violenza mi suscitano orrore. Che ci sei andata a fare allora, a vedere American sniper?
Apprezzo molto il lavoro di Clint Eastwood e di questo film avevo sentito parlare in modi discordanti: tra “molto bello” e “incomprensibile” e “discontinuo”. Quindi, ho pensato: andiamo di persona e capiamo cosa c’è in questo film. [Mentre scrivevo questo post – è nelle bozze da tre giorni e ci lavoro a rate – sono usciti almeno altri dieci articoli su questo film, e i pareri sono sempre più discordanti]
Quindi parlerò a sentimento, fregandomene di critica e pareri più competenti. Continua a leggere “American sniper: andare oltre il male” →

Il self-publishing ucciderà l’editoria

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Fermi! Vi ho visti saltare sulla sedia. So cosa state pensando: “Ma cosa dice questa? L’editoria non teme dei tizi qualunque che credono di sapere scrivere e si devono pubblicare da soli perché nessuno li vuole”.
Ma allora siete malati pure voi di snobismo intellettuale, allora ditelo che non sapete vedere oltre.
Il self-publishing non è la vanity press, una pratica dalla quale molti rifuggono anche se qualcuno ancora non ha capito la differenza tra le due.
L’autopubblicazione è un modo immediato di togliersi dai piedi quel testo che hai corretto duecento volte e che vuoi condividere con gli altri. È un modo che l’autore sceglie per rendere disponibile il suo scritto e vedere che reazioni suscita. È la scelta consapevole di mettersi in gioco impegnando tutte le proprie risorse e diventando – come pare di moda dire, l’ha scritto perfino Giulio Mozzi, anche se ora non trovo più il post – “editore di se stesso” : vi ricordo che per arrivare all’autopubblicazione bisogna dedicarsi alla revisione, all’editing, all’impaginazione, alla creazione dell’ebook, passando per tutte le scelte editoriali, quali la piattaforma da usare, gli store in cui vendere l’oggetto del commercio, la creazione della copertina (o la scelta della persona di fiducia che la creerà), la scrittura della sinossi e della scheda libro, o quarta di copertina. Infine, last but not least, decidere il prezzo di vendita.
Ma, e qui viene la nota dolente per tutti, non solo per l’editoria. Continua a leggere “Il self-publishing ucciderà l’editoria” →

Noia

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È come avere male ai denti, senza che sia davvero dolore. È quel senso di presenza scomoda, quel disgusto leggero che non sai da dove proviene ma sai dove vorresti mandarlo.
Forse è solo mollezza intellettuale, legacci alla mente che impediscono di andare, operare, fare, baciare (lettera, testamento). E quindi, disgusto di sé e del poco che si fa.
Come togliere i legacci? Come liberare il pensiero e dargli spazio? Continua a leggere “Noia” →

L’importanza di chiamarsi Ernesto

Pinocchio

 

Il titolo giusto per un romanzo: chi lo decide? Viene prima il titolo o la storia? Cosa ci dice un titolo? –
Se il titolo non rispecchia il contenuto del libro, è un titolo bugiardo, come Pinocchio o come l’Ernesto della famosa commedia.

Ne ho già parlato molte volte: considero il titolo del romanzo, o raccolta di racconti, insomma di un libro, molto (sottolineato) importante.
Come per l’Ernesto della famosa commedia di Oscar Wilde, che viene accettato come fidanzato in quanto le giovani donne (abbiamo due ‘Ernesto’ nella commedia) affermano che vogliono fidanzarsi solo con uomini che portino codesto nome – anche se nella commedia si gioca sulla pronuncia di earnest (onesto) ed Ernest (Ernesto, appunto) che è uguale, e si mostra il paradosso di chiamarsi con un nome che i due sbugiardano, in quanto mentono spudoratamente e non sono, quindi, onesti, il nome ha molta importanza. E il nome di un libro è, appunto, il titolo. Continua a leggere “L’importanza di chiamarsi Ernesto” →