Una tazza di tè – di Luciana Ortu

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Livia è inginocchiata sulla sedia davanti alla finestra. Il visetto ovale è a pochi centimetri dal vetro appannato.
Per guardare meglio fuori, verso il portone di casa, ogni tanto passa la manina cicciotta coperta dalla manica del pigiama e pulisce il vetro. Con il suo stesso fiato la finestra diventa di nuovo lattiginosa e non vede se suo padre sta arrivando.
Lo sta aspettando da ore. È la vigilia di Natale e doveva tornare presto a casa, ma ha chiamato la mamma per dirle che avrebbe fatto tardi.
Fa freddo, ogni tanto piove. Poi smette, l’asfalto è sempre bagnato. Il caminetto è acceso e scalda la stanza, però non è sufficiente a mantenere calde le mani della bambina, che le poggia sul davanzale di marmo della finestra.
Livia prega che il padre di lì a poco apra il portone e entri in casa. Sono due giorni che non lo vede! E tra poco è Natale! Non si può festeggiare senza papà, non è giusto, pensa la bimba.
Mentre fissa il buio in fondo al giardino, lo sportello si apre. Il visetto si illumina, ma non è suo padre, sono i nonni. Sono arrivati da lontano.
Si alza per andare ad accoglierli sulla porta con la mamma e il fratellino più piccolo, Lucio. Nonno Giovanni e nonna Gilda sono carichi di pacchetti e valigie: restano a dormire qui, stanotte.
Appoggiano il bagaglio sul pavimento e le sedie dell’ingresso e il nonno apre le braccia abbassandosi per abbracciarli tutti e due. Livia annusa l’odore del dopobarba del nonno, mentre la guancia ispida del vecchio le pizzica la pelle.
Vanno tutti insieme in soggiorno. Le mani del nonno sono fredde, nonostante i guanti, le sue lunghe dita affusolate sono livide. Seduto di fronte al caminetto dove i ciocchi di cipresso bruciano con rapidità, grazie anche alla resina che essuda dalle spaccature e rende il fumo aromatico di incenso, si sfrega rapidamente le mani l’una contro l’altra per riscaldarle.
La mamma ha preparato un tè caldo aromatizzato allo zenzero per dare sollievo ai suoceri ancora infreddoliti. Livia si offre di portare la bevanda ai nonni ma non riesce a reggere il vassoio pieno, così fa due viaggi dalla cucina con una tazza calda per volta.
Aspettano, si fa sempre più tardi. Cenano senza parlare troppo, anche se la nonna cerca di distrarre i bambini con storie di bufere della sua infanzia.
La mamma accompagna i nonni nella camera che ha preparato per loro, e non ascolta le proteste di Livia, che vorrebbe aspettare il padre, e manda tutti a letto.
Nel cuore della notte la bambina si sveglia. Accende il lume che ha sul comodino, infila svelta le pantofoline e la vestaglia rosa di felpa. Attraversa silenziosa il corridoio, non occorre accendere le luci. Mentre sta per arrampicarsi sulla sedia per vedere se il padre sta arrivando, la porta di ingresso si apre. Il papà le sorride: “Cuccioletta, che ci fai alzata? Fa freddo!” e lei corre a nascondersi tra le sue braccia. Il cappotto bagnato ha un odore strano, quasi selvatico. Anche i capelli sono bagnati, suo padre non porta mai cappello.
Tra le mani ha dei pacchetti. Gliene porge uno, e lei lo apre mentre lo segue in bagno che si asciuga i capelli frizionandoli con una salvietta di spugna.
Tolta la carta colorata, dentro una scatola c’è un servizio di tazzine di porcellana. Sei minuscole chicchere, i loro piattini, una piccola zuccheriera e una caffettiera. Le tazzine sono azzurre decorate con paperelle, ranocchie, coccinelle e farfalle.
Livia sgrana gli occhi e bacia suo padre per ringraziarlo. Non le importa che sia un regalo di Babbo Natale o del suo, di babbo. Davanti alle ultime braci del camino, mentre lui si scalda le mani tendendole verso quella lava rossastra, Livia gli porge una tazzina con il suo piattino e gli chiede, sollecita come ha visto fare alla mamma poche ore prima: “Papà, vuoi un tè, che ti scaldi meglio?” e lui con le stelle negli occhi accetta.
Trenta anni dopo, nella stessa stanza, Livia chiede a suo padre, anziano e con le stesse mani dalle dita affusolate e livide che aveva il nonno: “Papà, vuoi una tazza di tè allo zenzero, che ti scaldi più in fretta?” Al suo sì, pochi minuti dopo la piccola Emilia porta con le sue manine la tazza di tè bollente al nonno seduto davanti al camino.
Per Livia, non è davvero Natale senza suo padre e una tazza di tè.

Luciana Ortu

*prosegue la pubblicazione dei testi della pagina natalizia 2014 di Scriveregiocando. Luciana Ortu partecipa per la prima volta alla pagina natalizia. Amica di un amico – ormai la pagina e il relativo Magazine si allargano come le famiglie moderne – mi ha contattata pochi giorni prima del termine e ha scritto questo delicato, e molto natalizio, racconto. Un altro bel regalo per noi.

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