Autopubblicazione: il lavoro non finisce mai

Strada-Infinita

Ho già detto che, una volta (auto)pubblicato il nostro testo, il lavoro non è finito. Non solo: il lavoro inizia molto tempo prima, come ho anticipato nell’ultimo post.
So che molti non pensano a questa faccenda della scrittura come a un lavoro. Inoltre, diciamolo chiaro, per la maggior parte delle persone, chi scrive non sta lavorando affatto; chi scrive si gingilla guardando per aria e sognando cose irrealizzabili, è un nullafacente che toglie risorse (de che?) al mondo degli “altri”, i lavoratori compulsivi, quelli che vedono il lavoro solo come “ciò che ti dà una retribuzione a fine mese, se no non stai lavorando”. Questi sono gli altri. Ma tu, tu che scrivi da mesi e stai imbastendo una storia fatta di parole, come vedi il tuo scrivere?
Pensi sia un’Arte, vero? “Io sono un artista e tutti dovranno capire chi sono e lodare ciò che faccio”.

Va bene, ma come pensi di arrivare al risultato cui aspiri? Per grazia ricevuta? Come una luce che scende dal cielo e ti fa scoprire al mondo?
La verità è che qualunque (QUALUNQUE) risultato vogliamo ottenere, lo dobbiamo cercare. Si chiama ancora “rimboccarsi le maniche”. Se vuoi ottenere qualcosa, devi sudartelo.
Torniamo a noi, alla nostra scrittura. Immagino che non abbiate scritto il vostro romanzo, o raccolta di racconti, in un giorno, no? Prima avete paciugato con qualche frase, due paragrafi interi – e com’erano belli! – un racconto senza finale, due capitoli abbozzati. Insomma, sono anni che vi dedicate alla scrittura.
Anni in cui dovreste avere seminato un po’ del vostro brand in giro per il web: un blog curato, presenza sui social, facebook, twitter, instagram, tumblr ecc. Avrete commentato in qualche blog che tratta argomenti affini ai vostri interessi, avrete linkato sul vostro blog qualche articolo interessante, avrete suscitato una discussione online. Non avete fatto nulla di tutto questo?
Peccato: questo era il lavoro preliminare da fare prima della pubblicazione (che sia autogestita oppure no) di un libro o ebook. Questo è il lavoro principale di un autore, anche pubblicato da un editore, cosa di cui non stiamo parlando qui, dove trattiamo l’autopubblicazione.
Oggi si conclude questo breve trattato sulla pratica dell’autopubblicazione. Chi ha domande, può porle ora, anche nei commenti a questo post.

Grazie a chi ha seguito tutti i post con pazienza e costanza. Se possedete queste qualità, siete proprio votati alla scrittura.

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3 pensieri su “Autopubblicazione: il lavoro non finisce mai

  1. Io sono un lavoratore compulsivo. Uno di quelli stipendiati a fine mese, uno dei sempre più rari lavoratori stipendiati a fine mese in Italia dovrei dire. Eppure scrivo. Scrivo nel tempo libero.
    Esiste il tempo libero? Sì, se si riesce a ritagliarlo dalla vita quotidiana. Ad esempio, nel mio caso, mi alzo alle tre del mattino (sempre più spesso le quattro…) e scrivo fino alle sette e mezza, orario in cui mi vesto, bevo un caffè al volo e mi precipito in ufficio.
    Cosa penso della mia arte? Non penso nulla della mia arte. Mi piace. Scrivo perché ne sono ossessionato. Un individuo normale si alzerebbe alle tre di notte per scrivere, con una giornata di lavoro e poche ore di riposo sulle spalle? No, credo di no. Io sì, invece.
    Cosa voglio ottenere? Tutto quello che posso. Cosa faccio per ottenerlo? Scrivo. Come dici bene tu, il lavoro preparatorio comincia ben prima. Comincia con la lettura, poi con un blog, poi con qualche racconto, qualche concorso, la partecipazione sui social e sui blog degli altri. Ad esempio, sul tuo… mi piace come scrivi. Rendi semplice ciò che non lo è.
    Mollo adesso, altrimenti il tuo prossimo post te lo scrivo io. 😉

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    1. Ecco, Salvatore, tu sei un esempio di come la scrittura sia a volte urgente. Alzarsi alle tre o alle quattro del mattino per scrivere prima di andare al lavoro, indica come per te sia importante farlo. E fai bene a seguire il tuo desiderio. Ognuno deve scegliere la strada giusta per se stesso.
      Grazie per il contributo. A presto.

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  2. Vedi, non avere alcunché da pubblicare allevia da tutte queste fatiche. 🙂
    E’ solo un commento sciocco per trovare il modo di dirti che la mia rubrica di posta elettronica si è volatilizzata e con essa il tuo indirizzo 😦
    Così sono costretta a farti gli auguri da qui. Buon Natale!

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