La strana urgenza della rete

aiuto

 

Capita a volte di leggere alcune cose che paiono appelli alla popolazione*: ho bisogno di quello, mi serve quell’altro, se non ho quella cosa soccombo, se non mi arriva quell’altra mi verrà un malore.
Si possono leggere spesso in pubblico sui social e si leggono a volte in privato in qualche sporadico messaggio (sporadico per me, ma presumo che molti ne facciano largo uso) queste frasi. La gente ti chiede aiuto, consulto, finanche lavoro gratuito. Poi accade che tu, per gentilezza e perché ti dispiace sapere qualcuno in difficoltà, in quella che pare un’enorme difficoltà, dica: “Ok. faccio io”. Mandami il testo”, “Chiedi pure”, “Ti do una mano”.
Spesso, non solo a questo messaggio ti viene risposto: “Mi arrangio dai. Mando a mio zio, chiedo a mio cognato. Maddai, ce la farò da sola”, ma a volte non “vedi” più il personaggio in questione.
Scopri così che la gente non vuole aiuto ma vuole solo lamentarsi.
Non cerca una mano amica, ma un orecchio che ascolti e una voce che dica “poverina” ( o povero, che non è una questione di sesso). Alla gente piace lamentarsi e commiserarsi nella speranza di ricevere attenzione. Finito.
Perché in rete tutto è amplificato: i sentimenti sono estremi, i bisogni sono cose da cui dipende la vita, i dolori sono bandiere da sventolare e le delusioni sono armi aguzze usate per torturare i poveri cuoricini.
Ogni cosa è strumentalizzata a ottenere attenzione, parole amiche, pacche sulle spalle. Si cerca solo attenzione.
E si vede qualcuno che, periodicamente, annuncia una sua ‘pulizia della lista degli amici’, come se dovesse minacciare qualcuno, e tutti a scrivergli “spero di non essere io”
Perfino la decisione di ‘cancellarsi’ da facebook viene sbandierata (in anticipo e a volte senza nessuna convinzione) solo per ottenere consensi e rassicurazioni. La rete è un nuovo modo di essere chi non si ha, di trovare quello che non si ha. Bisognerebbe, però, sapere cosa si cerca.

* non sto parlando di cose gravi, di emergenze vere. per quelle la rete potrebbe essere un buon aiuto

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5 pensieri su “La strana urgenza della rete

  1. è proprio così, Morena, e tu hai messo il dito nella piaga… io queste cose ci ho messo un bel po’ di tempo per capirle, all’inizio credevo a tutto, ricevevo (e ricevo ancora) tonnellate di messaggi, e non eagero, sia su facebook che nelle mail inviate direttamente al mio blog, richieste di aiuto che evaporano come bolle di sapone, tutto un lamentarsi, una cantilena perpetua, da restarne sconcertati.

    bisognerebbe usare questa bella opportunità che la rete ci dà per entrare in contatto velocemente con le altre persone per poter fare però cose più utili, più serie, più costruttive, e anche più belle, cose che alla fine ti danno una soddisfazione, e tu dici sono contento di aver impiegato bene il mio tempo per questa bella cosa… invece, è la palude dell’assurdo.

    grazie Morena, perchè come sempre ci fai riflettere 🙂

    Maria

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  2. “… Alla gente piace lamentarsi e commiserarsi nella speranza di ricevere attenzione. Finito.
    Perché in rete tutto è amplificato: i sentimenti sono estremi, i bisogni sono cose da cui dipende la vita, i dolori sono bandiere da sventolare…”

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  3. ci fu un funerale al paesello materno, più di una cinquantina d anni fa.
    il feretro del buon uomo esce dalla casa, e dalla finestra della camera da letto, un piano più alto, la moglie si sporge e grida “tegnime femene tegnime, o me butto… TEGNIME!” tradotto (tenetemi donne, tenetemi o mi butto… tenetemi!!!!”
    e mia madre, allora bambina, ancora ride quando me la racconta.
    credo che lo spirito sia molto simile…

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  4. “Ogni cosa è strumentalizzata a ottenere attenzione, parole amiche, pacche sulle spalle. Si cerca solo attenzione.”
    Sara cosi, cara Morena, spesso penso anche io, ma ho capito una cosa, una cosa importante!
    S-i-a-m-o un popolo che soffre di “s-o-l-i-t-u-d-i-n-e! Anche in famiglia, manca il dialogo, non si comunica piu! … un buon giorno al mattino “virtuale” e come una ancora buttati mezzo al mare!
    Saper separare il bello che e in noi, e scansare i cosidetti “lagnusi” … e un arte!
    Ma si, la vita e bella, perchè e varia 🙂
    “Il primo miglior rimedio per dimenticar le proprie disgrazie è burlarsi di quelle altrui.Il secondo?; è un Martini.”
    Baci, Lisa
    Ps, SYS bella, rido anche io, mi fa ricordare quando vivevo a Palermo 🙂

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