Flannery O’Connor allevava pavoni per costruire il suo brand?

industrial branding and b2b sales & marketing

Si parla spesso di brand: di cosa sia e che valore abbia per chi vuole essere presente in modo efficace sul web.
Da settimane, Marco Freccero sta scrivendo tanti post su come costruire il proprio brand e io li ho letti con attenzione. Non solo nella speranza di carpire qualche segreto e non solo perché sono curiosa di qualsiasi cosa riguardi il web e la nostra presenza in questo luogo non luogo. Li ho letti cercando di capire e confrontare il mio comportamento con quello che Freccero suggerisce.
Concordo con lui sul fatto che noi (autori, pittori, fotografi, disegnatori, creatori di oggetti) siamo qui (anche) per fare conoscere il nostro lavoro. Perché no? Siamo una banda di malati di ego e crediamo di avere qualcosa da dire, quindi vogliamo trovare chi ascolti le nostre elucubrazioni. Aprire un blog* significa condividere qualcosa con gli altri e, per noi che non vogliamo fare il diario delle nostre giornate, significa condividere la nostra scrittura e le idee che abbiamo sull’argomento.
Torniamo al “brand”. Possiamo blaterare finché vogliamo, darci un’aria autorevole, affermare che la sappiamo lunga, ma se non diciamo cose sensate, cose che paiono avere un fondamento, cose utili, dovremmo forse dedicarci alla pesca sportiva o all’arrampicata. Ma dove si reperiscono queste cose utili da divulgare per arrivare a costruire il nostro brand?
Eccoci alla nota dolente.
Perché Flannery O’Connor allevava pavoni? La scrittrice si stava forse dedicando a costruirsi un’immagine, un brand riconoscibile e unico, con cui attrarre il suo pubblico di lettori?
Molte volte hanno chiesto alla O’Connor perché allevasse pavoni e lei rispondeva che non aveva un motivo specifico, forse le piacevano e basta. Forse nei pavoni vedeva una bellezza così totale da contrastare la “deformità” di certi suoi personaggi. Non c’era nulla di creato ad arte negli atteggiamenti della O’Connor; lei non allevava pavoni per stupire e per farsi notare dal pubblico. Il segreto del brand è qui: non si può manovrare mostrando cosa non abbiamo, ma è su ciò che siamo che dobbiamo puntare. Un brand solido e riconoscibile si basa sulla persona. La personalità di chi scrive non deve sovrastare la scrittura ma la deve accompagnare. Il blog si appoggia su un carattere e su un’intelligenza, sulle competenze e su ciò che sappiamo. Ma prima ancora si appoggia alla persona.
Quindi non dobbiamo stupire ma solo essere noi stessi. Questa è una cosa che di certo Flannery O’Connor faceva, lei non voleva rendersi ‘simpatica’, anzi sembrava essere rude nelle sue esternazioni verso gli altri. Era se stessa e questa credo sia la prima cosa da imparare, se abbiamo ancora dei dubbi su come dobbiamo mostrarci agli altri.
Alleviamo galline? Ci sembrano poco nobili rispetto ai pavoni della Zia Flannery? Eppure quelle galline che alleviamo, se lo facciamo perché ci piacciono le piumate colorate, se amiamo raccogliere uova con un cestino, se ci piace avere volatili che razzolano in giardino, perché nasconderlo? Noi siamo anche i piumati che alleviamo.
Abbiamo un hobby che sembra banale? Andiamo a pescare in un laghetto in campagna? Perché scrivere nel blog che pratichiamo solo pesca d’altura o che navighiamo in solitario e stiamo preparando il giro del mondo in barca a vela? Perché indorare una pillola? Forse perché noi stessi fatichiamo a trangugiare l’immagine che abbiamo della nostra personalità?
Nel libro Sola a presidiare la fortezza, quello che cercavo qualche giorno fa e di cui ho detto in questo post, un epistolario intimo e pieno di ottimi spunti sulla scrittura, Flannery O’Connor si rivela ai nostri occhi come una donna limpida, arguta e polemica. Sono lettere private (certo non le ha scritte pensando a una pubblicazione, quella è venuta in seguito) ed è naturale che lei si mostri senza veli, obietterete, ma io credo che la O’Connor fosse così come si mostra in questo epistolario, credo lei fosse tanto genuina da allevare pavoni perché erano bestie stupende anche se arroganti e non buone come le galline. Aveva una forte personalità, Flannery, e le forti personalità fanno spesso scelte che fanno discutere. Ma a lei non interessava fare scelte comuni, scelte comprensibili ai più. Non le interessava cercare un seguito, una corte di acclamatori della sua persona. Flannery, scriveva, era se stessa e non le mandava a dire.
Il suo brand lo costruiva su ciò che era.
Ricordiamolo la prossima volta che montiamo la gru nel cantiere del nostro Ego.

* Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “diario in rete“.

 

Annunci

Un pensiero su “Flannery O’Connor allevava pavoni per costruire il suo brand?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...