Potrei scrivere una trilogia

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Non si scrive più un romanzo, la storia non è più unica. La moda, e il mercato, dicono che si deve operare su più fronti, esplorare ogni anfratto, che sia di sfumature di colori (sapete già), o di verbi (Amami, con lo spin off Sognami – qui la trilogia sembrava misera all’autrice -, Pensami, Vivimi, a dimostrazione che l’autrice conosce una manciata di verbi a sfondo romantico), o di stati meteo (Nebbia, Buio, Luce). Qualsiasi cosa è “trilogiabile” (pardonnez moi, s’il vous plaît), basta scovarne un ipotetico senso e propinarlo ai lettori.
In certi casi ti viene pure il dubbio che il romanzo fosse uno solo, (brutto o bello, scritto bene o scritto male non importa) ma che in fase di pubblicazione si sia operato per farne tre. Come suggerivo io a proposito di Underworld di DeLillo – tanto materiale! con 880 pagine vengono comodi comodi tre bei romanzi. E si incassa il triplo! -, ma con la scrittura di DeLillo si potrebbe fare qualsiasi cosa. Con la scrittura delle trilogie che “vanno per la maggiore”, si dovrebbe fare un’unica cosa e cioè buttarle nel cesso.
Lo affermo perché sono contraria ai testi scritti per seguire la moda, fare cassetto, pubblicare a ogni costo. Ma lo affermo anche perché di questi testi si trova qualche brano in rete. E la lettura dei suddetti fa raggrinzire lo schermo del computer. Frasi con poco senso, erotismo a buon mercato, luoghi comuni più dei bagni della stazione, cliché che fanno rabbrividire, testi sciapi più del vero pane toscano. (qui qualche esempio)
Siamo al solito punto: stiamo scrivendo perché sentiamo di doverlo/volerlo fare, o stiamo scrivendo per diventare ricchi e famosi? Vogliamo inchinarci al volere del cassetto o stiamo cercando di combinare qualcosa di valido? seguiamo le nostre idee o chiediamo in giro quali idee dovremmo avere?
Poi, naturalmente, ci sono le eccezioni: Stephen King ha annunciato che Mr.  Mercedes è il primo di tre libri con gli stessi protagonisti, e questo ci sta perché Mr. Mercedes è “Un thriller con una sfida del gatto col topo pieno di suspense con un detective della omicidi in pensione, Bill Hodges, che è perseguitato da alcuni casi rimasti insoluti e da uno in particolare. Il massacro prima dell’alba di otto persone fra centinaia in coda per l’apertura di una fiera del lavoro mentre l’economia colava a picco.” Si parla di indagini e di alcuni casi insoluti: una storia che si presta a vari sequel. È evidente che definirli “trilogia” è una mossa commerciale che sfrutta la moda del momento. Ma, se la scrittura non mente, possono chiamarla come vogliono. Se le storie ci sono, è giusto che vengano suddivise. Una volta si chiamavano “serie”, ora le chiamiamo “trilogia”.
Nel caso di King, però, parliamo di un qualcosa che deve essere raccontato, non di una presunta storia d’amore in cui vogliamo declinare verbi o ore della giornata e stati meteo, o colori che mascherano una passione da supermercato.

Quindi, la domanda è: potrei scrivere una trilogia? Certo, ma preferisco passare la mano.
Se poi mi viene in mente una storia (una storia, cavolo!, non un insieme di confuse scene pseudo erotiche con manette e sculacciate e parole dal sapore di cioccolatini che hanno passato un’estate fuori dal frigo) con gli stessi protagonisti del mio primo romanzo, valuterò seriamente se sia il caso di raccontarla. Se aggiunge qualcosa alla loro vita, e ancora meglio, alla vita dei lettori, potrei farlo. In caso contrario, meglio tenere per sé certe pulsioni.
Ognuno si mangi i propri cioccolatini.

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3 pensieri su “Potrei scrivere una trilogia

  1. Hai perfettamente ragione, ormai quando si prende un libro c’è l’immancabile trilogia e spesso nella prima uscita non lo dicono chiaramente, così ci si ritrova a doverne acquistare altri due se si vuole sapere come finisce la storia. Anche se, ammetto, che mi è capitato di prenderne uno talmente brutto che ho evitato di comperare i seguenti, naaaaa sarebbe stata una tortura e poi bastava il primo che si concludeva benissimo anche da solo. Ora sto più attenta e come vedo “trilogia” passo la mano, anche perché molti sono veramente molto ma molto banali e scialbi. Storie trascinate pagine su pagine che poi alla fine diventano anche ripetitive.
    Preferisco un bel librone ma che abbia anche un buon succo!!!
    Ciao, un caro saluto, Pat

    Mi piace

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