Libri, tappeti e mollette

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Sul mio comodino dimorano sempre tre o quattro libri. In questo momento sono sette. Non so perché io abbia questa abitudine; presumo mi piaccia sapere di avere sempre una strada aperta. Sotto a tutti, c’è “Siddharta” di Hesse. E’ li da novembre 2001 e non chiedetemi perché lo ricordo così bene: la risposta non vi piacerebbe.
Me lo prestò un amico, insieme ai racconti di Hemingway: in quel periodo pensava che io avessi bisogno di distrazione, e in effetti lo avevo, solo che mi era impossibile concentrarmi. I racconti di Heminguay, comunque, li ho letti subito e il libro è ritornato al legittimo proprietario, ma quel Siddharta proprio non ne vuole sapere di piacermi, anche se Hesse mi è piaciuto molto in altri suoi scritti.

Poi c’è il libro: quello che dalla sua uscita nel marzo 2001, alloggia lì, in posizione orizzontatale e non ha mai visto i ripiani della libreria, perché lo considero molto importante per le decisioni che presi dopo averlo letto e oltretutto lo trovo molto gustoso, come un biscotto al cioccolato sgranocchiato sulle lenzuola pulite, fregandosene delle briciole che per tutta la notte ti gratteranno le braccia. Ogni tanto apro il libro, anche se le frasi che cerco le so a memoria. Ma sapete anche voi quanto sia più bello leggerle sulla pagina di carta! Lo apro e so che troverò sicuramente una frase divertente, anche perché ormai si apre a certe pagine, lette innumerevoli volte, dove ci sono le frasi che mi hanno fatto ridere da sola come una pazza (!). Il titolo del libro è “On writing” di Stephen King. Se prima amavo il caro Steve, come scrittore, ora lo amo anche come uomo (bugiarda! Ti è sempre piaciuto anche come uomo. Hai sempre visto in lui un’anima dolce e molto fragile, nonostante i suoi mostri, anzi, proprio per i suoi mostri. E questo libro è una conferma). Nel retro di copertina c’è una sua foto, in cui è così dolce e timido e spaurito, da farmi desiderare di abbracciarlo per strappargli le insicurezze e le ansie che ha nel cuore, ma so che a questo compito assolve benissimo sua moglie Tabhita.
A molti sembra strano che io ami tanto King, soprattutto considerando che non amo affatto il genere horror. Allora: perché?
Forse perché tutte le volte che passo l’aspirapolvere sul mio piccolo tappeto, non posso fare a meno di immaginarmi Dolores Claiborne che passa l’aspirapolvere sul magnifico tappeto Aubusson della signora Vera Donovan e poi lo posa a terra acceso per farle credere che sta lavorando e sale silenziosa le scale, per sorprenderla prima che le faccia un altro brutto scherzo.
E tutte le volte che vado a stendere il bucato, mi guardo le spalle, aspettando di sentire una voce che mi urla dalla finestra del secondo piano:
“Sei mollette, Morena!! Sei mollette ogni lenzuolo! Vuoi ficcartelo in testa? Sei, non quattro!!”

Credo che questa sia la magia della scrittura: descrivere dei personaggi così reali e intensi da farti preoccupare di trovarli al tuo fianco… Capirete, io ne metto due, di mollette!
Quello che davvero mi piace di King è la scrittura. Le storie non sempre mi piacciono, e qualche libro non l’ho terminato, ma i personaggi sono molto veri, intensi, scolpiti nella pagina, e la scrittura di King è magica. Scrive così bene da farti entrare nelle storie, facendoti vivere quello che descrive: questa è la cosa che più mi affascina, ed è anche la cosa che vorrei saper fare. Incantare qualcuno e fargli vedere il tessuto azzurro chiaro, stropicciato, ma dall’aspetto molto costoso, della camicia di lui, e come la scarpa di lei sia consumata nel tacco, e la faccia camminare strisciando il piede sinistro, oppure il passo felpato del gatto che entra in cucina e spera di trovare un bel bocconcino di carne…

Questa è la molla che mi fa scrivere, anche se sono ancora molto lontana dal mio obiettivo. Ma ora devo scappare, perché devo correre a stendere il bucato!
La signora Donovan sa essere molto crudele con le sue collaboratrici 😉

29 luglio 2004

* la foto del comodino è di oggi

** il testo è un ripescaggio da un mio vecchio blog. Ogni tanto proporrò qualcosa. Mi sono accorta di avere scritto tante cose inutili. Non vorrei che chi non mi conosceva all’epoca ne restasse privo 😉
*** inoltre, se seguite questi post (tag: ripescaggi dai miei blog), avrete la possibilità di giocare al Quali post sono dello stesso blog?. Cosa si vince? Grande soddisfazione, ovvio. Poi vedremo (info nel post).

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3 pensieri su “Libri, tappeti e mollette

  1. … che strano; anche io tendo a leggere più di un libro alla volta e, proprio in questi giorni, sto disperatamente cercando di concludere Siddharta senza riuscirci. Eppure dovrebbe essere un testo nelle mie corde.
    Credo che i libri siano come gli amici; ci deve essere una sintonia naturale e devi trovarli nel momento giusto della tua vita per crearci un legame duraturo.
    Un saluto e … buona lettura.

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