J-Ax: viaggio tra axforismi e lacrime

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Prima di The Voice non lo conoscevo. Certo, anche ora mica lo conosco, che si fa presto a dire “lo conosco”: si dice anche delle persone che ci stanno accanto e poi non è vero. Figuriamoci di uno che vedi attraverso lo schermo della tv.
Diciamo che l’ho osservato. Non si poteva fare a meno di farlo. È stato il personaggio rivelazione di The Voice 2014. Piero Pelùla Raffa e Noemi li conoscevamo dall’edizione 2013, ma da J-Ax non sapevo proprio cosa aspettarmi.
Ho trovato un artista che non teme di mostrarsi indifeso di fronte ai suoi fan, un uomo che sembra vero anche attraverso lo schermo, un coach che si emoziona per il successo dei suoi protetti e che li incoraggia e li spinge a dare il meglio, anche ciò che non sapevano di avere (questo è vero anche per gli altri coach: Raffaella fa la stessa cosa e si commuove quando cantano i ragazzi della sua squadra).
Mentre spesso accade che un personaggio pubblico non abbandoni mai il suo ruolo e, quando è sul palco, in tv o in altre occasioni ufficiali, copra con il suo look la persona che c’è sotto, J-ax non lascia mai a casa Alessandro Aleotti: sotto al cappellino e dentro ai jeans con le bretelle abita sempre la testa e il cuore della persona che è. In pratica Alessandro Aleotti si veste da J-Ax ma rimane lo stesso di prima.
Quando lo sento parlare mi fa lo stesso effetto di quando ho ascoltato Stephen King in On writing. Capisco che vi sembri una frase assurda. Tenterò di spiegare il mio morenapensiero.
King, in On writing non fa lo scrittore che interpreta il ruolo, ma è Stevie, il bambino con la babysitter culona che gli si sedeva sopra ridendo come una pazza (e di certo un po’ lo era), è Stephen, il marito di Tabhita e padre dei suoi figli, è il bambino che è cresciuto senza padre e l’uomo che ha scritto con la macchina per scrivere sulle ginocchia dentro a una roulotte dopo avere lavato lenzuola da cui uscivano lombrichi.
È un uomo vero che racconta una cosa che lo appassiona e non si nasconde dietro ruoli costruiti. Genuino e sincero. Così come mi pare di poter dire di J-Ax.
axforismi j-axNelle sue parole, nel suo prendere le difese dei losers* perché lui stesso si sente così, nella sua rabbia raccontata e ben indirizzata, si legge qualcosa che ha a che fare con le stesse cose raccontate da King. La rivalsa dell’arte è prendere la rabbia sterile e tarsformarla in arte feconda, in musica e libri, in quadri e in fotografie, in statue, in parole che raccontano e illuminano.
È ovvio che il suo essere arguto, preciso e immediato con le parole, il suo saper trasformare ogni situazione in una frase sorprendente, non passi inosservato. Ci ha fatto sorridere moltissime volte in queste serate di The Voice, e le sue frasi su twitter sono state apprezzate e citate da molti con il nome di axforismi (tanto che Feltrinelli ha pensato bene di farne un libro. E “pensato bene” è detto senza ironia: una vera operazione commerciale che frutterà dei soldini che nessuno disprezza). Naturale che io preferirei che Feltrinelli, e le altre case editrici, offrissero dei soldi anche ad altre persone, autori ignoti ma bravi, ma se li hanno offerti a J-Ax, lui ha fatto bene a prenderli. Ma sono uscita dal seminato.
Il fatto è che J-Ax ha rivelato una personalità forte e sensibile e ha saputo affascinare senza volerlo fare ad arte. Senza mentire. La vera forza di certi personaggi è questa: non tradire se stessi e non forzare atteggiamenti che non esistono.

* di sé, J-Ax ha detto questo: “Sono un loser da quando sono nato. Ma ho goduto, eccome se ho goduto. Il mio mito è Fantozzi. Il re dei loser che, alla fine, vinceva sempre”. (leggi il resto in questa intervista)

4 pensieri su “J-Ax: viaggio tra axforismi e lacrime

  1. Ciao Morena, devo dirti che mi è piaciuto molto il tuo post… penso tu abbia una grande sensibilità nel raccontare le persone. J-Ax, che anche io “conosco” come te, è stato una delle mie passioni musicali giovanili. Ho sempre trovato, nei suoi testi, una grande profondità e consapevolezza. Sono felice che abbia reinventato la sua carriera anche se io non condivido per niente la mercificazione e la faciloneria legata ai talent show.
    P.s. ti ho messo nel Blogroll dei mio blog! ❤

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