Ple-o-nà-sti-ca

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foto ©Morena Fanti – Cervo: il mare visto dalla piazzetta davanti alla “Chiesa dei Corallini”, citata nel romanzo La centesima finestra, dal muretto dove Annalisa, Dario e Fabio si sono fermati a scrutare il mare

Sdraiata con molle rilassatezza… pleonastica? sì, a volte mi piace esserlo.
Ovvio, quando non sono criptica, cosa che mi capita spesso, anche più di pleonastica.
Allora: ero sdraiata in quella molle rilassatezza che deriva dal non aver lasciato lavori inconclusi e perciò, dall’essere in pace. Per mesi ho viaggiato con parole da correggere anche quando non avevo materialmente i fogli con me. Una sensazione di peso, un impedimento al volo libero, un intralcio ad altri pensieri e a nuove parole.
Stavolta no, nessun lavoro rimasto a metà. Perfetto o no il lavoro è spedito, ed è incredibile come mi sento leggera e in pace.
Avevo la compagnia di un noir. Dopo anni di serial killer psicotici, ora sembra che il noir mi insidi in ogni modo possibile, come a ricordarmi che la mia prima idea di romanzo, qualche anno fa, era proprio di questo genere, se genere si può ancora dire.
Ho voglia di nonsense, di quel lasciar snocciolare parole insulse a gruppi informi, e scrivere vagando tra nuvole e nomi di venti.
Mi sarebbe piaciuto chiamarmi Andrea. Pur indossando gli stessi reggiseni che ho ora, ovvio. Mi piacciono, li ho scelti con cura, perché abbandonarli per dei boxer parigamba? Perciò, Andrea dando valore alla ‘a’ finale. Mi sarei fatta precedere da insospettabili biglietti da visita e avrei poi stupito il mio interlocutore che si attendeva un ingegnere in abito formale, facendogli scoprire un’Andrea molto glamour.
Avrei vagato in stradine di pietra e mi sarei fermata negli angoli spazzati dalla tramontana mentre la gonna di chiffon infuriava intorno alle mie gambe. L’aperitivo in piazzetta mentre il cielo dà risalto alla facciata della chiesa e i gabbiani volano in cerca di nonsense pure loro.
Il rumore del mare laggiù e il colore blu dentro me. Leggerezza e contraddizione nella cripta delle parole sussurrate.
A volte scrivo in poesia anche se poesia non è. Ed è strano, per me che poetessa non sono.
Vorrei esser prosaica. Che buffa parola, eh? Pro-sài-ca. Tipo una pillola antidepressione. Oppure una compressa che de-comprime. Come sono bizzarre le parole! Si combinano e scombinano a piacer loro.
E le persone? anche loro si combinano, e a volte scombinano altre persone.
Vabbè, basta. Per oggi mi sono mollemente rilassata abbastanza.
Raccolgo i miei pizzi e il mio chiffon a vado in piazzetta. Mi sembra che sia quasi l’ora. E se non lo fosse, mi siederò là ad aspettare senza superfluo pleonasmo, in silenzioso blu.

26 luglio 2007

** il testo è un ripescaggio da un mio vecchio blog. Ogni tanto proporrò qualcosa. Mi sono accorta di avere scritto tante cose inutili. Non vorrei che chi non mi conosceva all’epoca ne restasse privo 😉
*** inoltre, se seguite questi post (tag: ripescaggi dai miei blog), avrete la possibilità di giocare al Quali post sono dello stesso blog?. Cosa si vince? Grande soddisfazione, ovvio. Poi vedremo (info nel post).

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