Potrei scrivere una trilogia

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Non si scrive più un romanzo, la storia non è più unica. La moda, e il mercato, dicono che si deve operare su più fronti, esplorare ogni anfratto, che sia di sfumature di colori (sapete già), o di verbi (Amami, con lo spin off Sognami – qui la trilogia sembrava misera all’autrice -, Pensami, Vivimi, a dimostrazione che l’autrice conosce una manciata di verbi a sfondo romantico), o di stati meteo (Nebbia, Buio, Luce). Qualsiasi cosa è “trilogiabile” (pardonnez moi, s’il vous plaît), basta scovarne un ipotetico senso e propinarlo ai lettori.
In certi casi ti viene pure il dubbio che il romanzo fosse uno solo, (brutto o bello, scritto bene o scritto male non importa) ma che in fase di pubblicazione si sia operato per farne tre. Come suggerivo io a proposito di Underworld di DeLillo – tanto materiale! con 880 pagine vengono comodi comodi tre bei romanzi. E si incassa il triplo! -, ma con la scrittura di DeLillo si potrebbe fare qualsiasi cosa. Con la scrittura delle trilogie che “vanno per la maggiore”, si dovrebbe fare un’unica cosa e cioè buttarle nel cesso. Continua a leggere “Potrei scrivere una trilogia” →

Libri, tappeti e mollette

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Sul mio comodino dimorano sempre tre o quattro libri. In questo momento sono sette. Non so perché io abbia questa abitudine; presumo mi piaccia sapere di avere sempre una strada aperta. Sotto a tutti, c’è “Siddharta” di Hesse. E’ li da novembre 2001 e non chiedetemi perché lo ricordo così bene: la risposta non vi piacerebbe.
Me lo prestò un amico, insieme ai racconti di Hemingway: in quel periodo pensava che io avessi bisogno di distrazione, e in effetti lo avevo, solo che mi era impossibile concentrarmi. I racconti di Heminguay, comunque, li ho letti subito e il libro è ritornato al legittimo proprietario, ma quel Siddharta proprio non ne vuole sapere di piacermi, anche se Hesse mi è piaciuto molto in altri suoi scritti.

Poi c’è il libro: quello che dalla sua uscita nel marzo 2001, alloggia lì, in posizione orizzontatale e non ha mai visto i ripiani della libreria, perché lo considero molto importante per le decisioni che presi dopo averlo letto e oltretutto lo trovo molto gustoso, come un biscotto al cioccolato sgranocchiato sulle lenzuola pulite, fregandosene delle briciole che per tutta la notte ti gratteranno le braccia. Ogni tanto apro il libro, anche se le frasi che cerco le so a memoria. Ma sapete anche voi quanto sia più bello leggerle sulla pagina di carta! Lo apro e so che troverò sicuramente una frase divertente, anche perché ormai si apre a certe pagine, lette innumerevoli volte, dove ci sono le frasi che mi hanno fatto ridere da sola come una pazza (!). Il titolo del libro è “On writing” di Stephen King. Se prima amavo il caro Steve, come scrittore, ora lo amo anche come uomo (bugiarda! Ti è sempre piaciuto anche come uomo. Hai sempre visto in lui un’anima dolce e molto fragile, nonostante i suoi mostri, anzi, proprio per i suoi mostri. E questo libro è una conferma). Nel retro di copertina c’è una sua foto, in cui è così dolce e timido e spaurito, da farmi desiderare di abbracciarlo per strappargli le insicurezze e le ansie che ha nel cuore, ma so che a questo compito assolve benissimo sua moglie Tabhita. Continua a leggere “Libri, tappeti e mollette” →

Quanto bisogna svelare di noi a chi ci legge?

Da tempo (anni) rifletto su questo argomento e mi interrogo sul valore di certe “scritture da web”.
Prendiamo un post su un blog, o uno status su facebook o twitter: cosa fa di esso un fattore piacevole o interessante, o affascinante, per molte persone?
Tutti avrete notato che se scrivete una cosa un po’ più profonda del solito, o un ragionamento complesso, nessuno o pochi vi si filano; forse leggono, approvano in silenzio, ma non dicono nulla. Se, invece mettete una svenevolezza strappalacrime vi riempiono di like, di retweet e di commenti partecipati alle vostre emozioni.
Certe cose, insomma, “creano seguito”, mentre altre (che vi costano più fatica e sudore dell’anima), per molti non significano nulla. Continua a leggere “Quanto bisogna svelare di noi a chi ci legge?” →

I racconti di “Un uomo mi ha chiamata Tesoro”

Prima_Cop_Uomo-omAscoltando i Tg di ieri e le notizie infauste che ci hanno raccontato, dove sono protagonisti uomini che di certo hanno chiamato “tesoro” le loro donne (non entro nel merito delle faccenda perché troppo dolorose per sopportarle e comunque sapete tutti di cosa sto parlando), le stesse che poi hanno ammazzato, tradito, offeso, ho ragionato di nuovo sul contenuto del mio libro, sui racconti che ho scritto.
L’impronta che ho dato ai miei testi non è volutamente maschilista, non avevo in mente di scrivere un libro sulle donne maltrattate e su uomini violenti e malvagi. Non era quello il mio intento.
Volevo mostrare come si usino le parole in modo improprio e come le persone dicano una cosa e, con i fatti, ne dimostrino un’altra.
Inoltre è evidente che possano anche esistere uomini maltrattati e donne violente, anche se mi pare siano in percentuale molto minore. Perciò ho inserito nel volume anche un racconto in cui una donna “frega” un uomo: i miei racconti si possono leggere in tutti e due i sensi, e sessi.
Finora ne ho parlato poco, quindi ora dirò qualcosa di ognuno di loro. Continua a leggere “I racconti di “Un uomo mi ha chiamata Tesoro”” →

Quelle cose buffe dei libri

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Intanto, la prima cosa che mi viene in mente è la notizia che circola su Antonio Scurati, candidato allo Strega,  che si autoplagia, forse per non incorrere in una causa con altro autore, o forse per farsi una dotta citazione. (leggi qui)
Consiglio leggere anche i brani: giusto per farvi l’idea se meritassero pure la replica.

Poi: ieri, in un supermercato, mi sono fermata a osservare l’angolo libri, Continua a leggere “Quelle cose buffe dei libri” →

J-Ax: viaggio tra axforismi e lacrime

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Prima di The Voice non lo conoscevo. Certo, anche ora mica lo conosco, che si fa presto a dire “lo conosco”: si dice anche delle persone che ci stanno accanto e poi non è vero. Figuriamoci di uno che vedi attraverso lo schermo della tv.
Diciamo che l’ho osservato. Non si poteva fare a meno di farlo. È stato il personaggio rivelazione di The Voice 2014. Piero Pelù, la Raffa e Noemi li conoscevamo dall’edizione 2013, ma da J-Ax non sapevo proprio cosa aspettarmi.
Ho trovato un artista che non teme di mostrarsi indifeso di fronte ai suoi fan, un uomo che sembra vero anche attraverso lo schermo, un coach che si emoziona per il successo dei suoi protetti e che li incoraggia e li spinge a dare il meglio, anche ciò che non sapevano di avere (questo è vero anche per gli altri coach: Raffaella fa la stessa cosa e si commuove quando cantano i ragazzi della sua squadra). Continua a leggere “J-Ax: viaggio tra axforismi e lacrime” →

Morena Fanti intervista Morena Fanti – seconda parte

Dopo le prime domande, ci siamo prese una pausa, e ora, rinfrancate (ma in quante siamo?) dalla musica, riprendiamo le domande sulla scrittura.

  • Ecco, parlando di “quante siamo”, vorrei chiederti perché in passato hai avuto, contemporaneamente, tanti blog. Che motivo c’era? Non potevi scrivere tutto in un blog?

Questa è una cosa su cui mi sono interrogata molte volte. Qualcosa ho capito ma non sono ancora arrivata a comprendere tutto. Anche per questo ho lanciato sul blog il gioco Quali post sono dello stesso blog?. Immagino che pochi mi seguiranno in questo gioco e alla fine non potrò concludere questa parte di indagine. Dirò comunque la mia idea dopo avere terminato il gioco. Continua a leggere “Morena Fanti intervista Morena Fanti – seconda parte” →