Il signor Bovary

zardi_copUn titolo che annuncia qualcosa e che suscita in tutti un senso di comprensione: conosciamo Madame Bovary e sappiamo cos’è il bovarismo. Abbiamo sofferto insieme a Emma, anche se per qualcuno di noi era impossibile comprenderla fino in fondo. Pensiamo, quindi, di sapere cosa ci aspetterà durante la lettura di questo ultimo testo di Paolo Zardi, Il signor Bovary, pubblicato in digitale da Intermezzi Editore nella collana ottantamila.
La prima cosa certa è che l’incipit non tradisce: è in perfetto stile zardiano e ci immette direttamente nel momento iniziale della storia, ben scandito dagli avvenimenti del momento: “Si era fatto l’amante in febbraio, mentre sua moglie era al settimo mese della seconda gravidanza e la figlia maggiore aveva finalmente abbandonato il pannolino.” Poi c’è un “lui” e una “lei”; stavolta, però, della donna conosciamo il nome: Orietta.
Lui inizia la relazione con Orietta, e il sentore di una disfatta, di una tragedia, c’è fin da subito. Lo sentiamo nelle righe, e lo sentiremmo anche se non avessimo quella inquietante voce fuori campo – l’unica cosa che non mi convince del tutto – che ce lo ripete e lo promette troppo spesso.
Ma la storia del signor Bovary non ha lo svolgimento piano, seppur tragico, che ci attendiamo. Non solo quello.
La storia svolta diverse volte e scende sempre più in basso: la torbida relazione tra i due protagonisti non si ferma, esplora nuove possibilità, nuove facce del tradimento. Lei, Orietta, ha anche un marito e sarà proprio lui, supportato da quel viso con occhi vacui che Zardi ci fa così bene immaginare, a prendere le fila della storia e a creare un nuovo burrone in cui cadere. Un uomo così buono e deferente non può che suscitare il giusto ribrezzo per il tradimento compiuto: “lui” si sottomette alla sua visita e alle sue richieste, ma la cosa non finisce qui.

La cosa non finisce mai dove dovrebbe e la storia di nuovo scivola e precipita nel buco della noia, della nullità, del non riconoscere le cose quando le hai.
Alla fine, il signor Bovary non assurge al ruolo che dovrebbe avere e diventa quasi un comprimario, una ‘spalla’ necessaria agli altri attori della storia.
La scrittura di Zardi diventa sempre più riconoscibile, sempre più cifra stilistica, e i suoi testi, situazioni che nascono quasi per caso ma che conducono dove non vorremmo, ci prendono da dentro e ci trascinano nell’orrore di certe vite, nel nulla di certe anime. E lo fanno senza pietà, senza nasconderci nulla e senza nascondersi.

* spero di non avere rivelato nulla della storia. Voglio che leggiate e precipitiate insieme a “lui”, a Orietta e al marito dallo sguardo sottomesso.

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6 pensieri su “Il signor Bovary

  1. E ora io sono curiosa come una scimmia. Solitamente non mi lascio influenzare dal giudizio o dalla recensione di chi ha letto il libro, ma tu sei troppo bravaaaaaa e ci sei riuscita. Umm vedo se prenderlo 🙂
    Ciao, salutone.
    Pat

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