Due furbi occhi verdi – seconda parte

qui la prima parte

A queste raccomandazioni, Lucia aveva annuito, anche se non le aveva affatto comprese. Perché non poteva parlare con nessun uomo, quando invece in paese era abituata a parlare con tutti, e tutti erano gentili con lei?
Giuseppe, intanto le aveva chiesto qualcosa e, non sentendo risposta da lei, la chiamò:
“Lucia, hai sentito cosa ti ho detto? Allora, vuoi salire da me? Abito proprio nella strada qui a fianco e potresti riposarti qualche minuto. Dopo che ti sarai riposata, ti accompagnerò da tua zia. Vedrai, faremo prestissimo.”
Lucia, confusa dalla città e dalla gentilezza di Giuseppe, annuì senza parlare. Andarono in casa di Giuseppe; l’appartamento era al secondo piano di una casa molto vecchia, come tutte quelle della zona, e abitata principalmente da studenti e lavoratori venuti da altre città. Per le scale si sentiva un odore di cucina, come di verdure cotte troppo a lungo e cipolla soffritta. Lo stomaco di Lucia, si ribellò a quell’odore e lei si sentì quasi svenire, perciò quando Giuseppe aprì la porta e la fece passare in un buio corridoio, lei gli si appoggiò contro, come per sostenersi.
Giuseppe dovette quasi trascinarla fino ad un angolo in cui c’era un divano letto, per fortuna in quel momento, nel suo aspetto diurno. La casa era molto ordinata, contrariamente a quello che si poteva immaginare, e pulita. Lucia ne fu confortata e si appoggiò contro i cuscini del divano, chiudendo gli occhi.
Si sentiva improvvisamente stanca, troppo stanca per pensare di camminare ancora, e accaldata. Forse il malessere che sentiva era dovuto alla città che non conosceva e alla tensione di fare qualcosa di così nuovo per lei, pensò.
Giuseppe le portò un bicchiere d’acqua fresca, che lei bevve avidamente e poi, quando la vide riprendere un po’ di colore in quel viso così bello e dolce, si sedette sul divano, vicino a lei. Le accarezzò una guancia, seguendo con il dito la linea dell’ovale perfetto del viso.
“Sei così bella. Hai un viso dolcissimo. Non ho mai visto una ragazza così bella” le diceva intanto che le carezzava il viso.
Lucia ascoltava queste parole, carezzevoli come la mano che seguiva i contorni del suo viso e lasciava fare; era come una melodia incantatrice, che la rilassava e la distaccava dal resto del mondo. “Giuseppe è così gentile. Una persona così non può fare niente di male. Sicuramente la mamma non si riferiva a questo, quando mi ha fatto tutte quelle raccomandazioni.”
Vedendo che Lucia si adagiava contro di lui, premendo sulla sua spalla, Giuseppe si fece più audace e le sollevò leggermente l’orlo della gonna, carezzandole le cosce e salendo piano piano, sempre più su. Lucia, appoggiata sulla sua spalla, non faceva caso a quello che accadeva; le era venuta come una sorta di torpore fisico, che le contagiava anche la mente. Si rilassava a quelle carezze e non pensava più a niente. Il paese era lontano, la mamma e le sue raccomandazioni non arrivavano fino al divano e a quell’appartamento al secondo piano.
Giuseppe si avvicinò ancora di più e si chinò sopra di lei, per baciarla.
“Hai delle labbra bellissime, rosse e dolci come le fragole” le diceva intanto che la baciava e le sollevava ancora di più la gonna. La tirò in piedi e la strinse forte tra le braccia, perché la sentì barcollare. Intanto continuava a baciarla, sulle labbra e sul viso.
Improvvisamente aprì gli occhi e si vide riflesso nel grande specchio dell’armadio: vide un ragazzo dai furbi occhi verdi e le due bellissime gambe nude che stava accarezzando. In cima alle gambe, però, si intravedeva un paio di mutandine bianche di cotone, come quelle che portava sua sorella Maria, di tredici anni. Spalancò gli occhi, colpito da un pensiero improvviso:
“Ma quanti anni hai? Non è che sei minorenne, vero?” le chiese, scostandola da sé.
“Ne ho quindici. Perché? La mamma dice sempre che sono molto alta per la mia età.”
“E non ti ha detto nient’altro, la mamma? Ad esempio, di non andare in casa di un ragazzo sconosciuto?”
“Sì, me l’ha detto? Ma tu non sei uno sconosciuto, vero? Ti sei presentato e sei stato così gentil”
Improvvisamente Lucia si sentì lo stomaco in subbuglio e si mise una mano sulla bocca, guardando Giuseppe con occhi imploranti. Lui capì al volo e la trascinò di corsa nel bagno, dove lei vomitò, appoggiandosi alla tazza del gabinetto.
Giuseppe uscì, lasciandola sola, e camminò furioso nel corridoio: “Sei proprio un’idiota! Complimenti, stavolta stavi per farne una grossa! Stronzo che non sei altro!” si diceva guardandosi in quello stesso specchio, dove si era guardato poco prima.
Improvvisamente desiderò solo di essere fuori di lì in fretta e di portare Lucia sana e salva dalla zia. ” Lucia, stai meglio? Come va, adesso? Sei pronta per andare dalla zia?”
Lucia uscì dal bagno, bianca come un panno lavato e con le lacrime agli occhi: “Scusami, sono proprio una stupida. Sarà stato il caldo, o il viaggio. Mi siedo cinque minuti e poi andiamo.”
“No, no! Mi è venuto in mente che devo andare in un posto. Anzi, sono già in ritardo. Ti accompagno subito da tua zia.”
Così dicendo, la tirò in piedi e la trascinò giù per le scale. Lucia era stupita e anche offesa da questo comportamento; si domandava cosa avesse fatto per causare questo repentino cambiamento in Giuseppe.
Quando arrivò dalla zia, si era già dimenticata di tutto questo.
Se ne ricordò qualche anno dopo, quando conobbe un altro Giuseppe, dagli occhi furbi e dal cuore ancora più scaltro, che le insegnò tutto quello che aveva bisogno di sapere. Allora smise di domandarsi cosa fosse accaduto quel giorno. E mandò un muto ringraziamento a quel Giuseppe dai furbi occhi verdi e dal cuore dolce.

23 ottobre 2003

*Questo racconto anacronistico, vissuto in anni lontani, è il primo di un trittico con gli stessi personaggi, che rivivono, a distanza di anni, situazioni simili. Un gioco, una quasi favola, che mi sono concessa nel lontano 2003.
Fa parte del gioco Quali post sono dello stesso blog? Orsù, tentate la fortuna. Giocate con noi. Cosa si vince? Grande soddisfazione, ovvio. Poi vedremo (info nel post).

Seguite il tag ripescaggi dai miei blog (o gli altri) e leggete tutti i post che partecipano al gioco. Vi anticipo che i blog sono tre.
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