Iniziare un libro è come progettare un bagno nuovo – fase quattro

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Nella fase tre abbiamo studiato cosa abbiamo già in nostro possesso – un bagno da ristrutturare, con tubature già rifatte, e ambientazione ‘casa di campagna’* -, abbiamo visitato i vari negozi di piastrelle (libri letti e autori che amiamo) e valutato le possibilità. Quindi abbiamo optato per un pavimento di cotto, ancora da trattare, e rivestimento bianco (un classico che non stanca ma che non infiamma, pensateci prima di ordinare) con greca in cotto dall’aspetto rustico che ben si coniuga con l’ambiente.
Stiamo cioè definendo lo “stile” della nostra storia, e lo stile è una delle faccende più difficili e importanti del nostro romanzo, testo, libro di racconti. Lo stile è la voce con cui ci presentiamo, il primo impatto con chi ci osserva (legge). Deve concordare con il resto, deve fare da trait d’union con i personaggi e la storia narrata. Deve contribuire a rendere il nostro bagno, un ambiente ‘unico’ e originale.
Allora, deciso: ordiniamo le piastrelle.
Ma ci troviamo davanti a un imprevisto: 20 x 20, o 40 x 40? Rettangolare o quadrata? Lucida o opaca?
Se un tipo è più originale di un altro potremmo optare per quello e distinguerci dal mucchio. Ma riflettiamo bene: spesso le piastrelle particolari hanno un costo maggiore e, inoltre, richiedono sanitari, rubinetterie e accessori di pregio. Possiamo portare avanti un progetto così impegnativo, per costi e stile, o rischiamo di creare un bagno mal combinato e svuotarci il portafogli?

Per essere chiari: abbiamo la padronanza necessaria del linguaggio per scrivere un testo originale, con particolari insoliti, mantenendo lo stile coerente e facendo un buon lavoro?
Se non ne siamo certi, molto meglio optare per scelte più tranquille: un classico non stanca mai. Susciterà meno entusiasmi ma ha sempre un buon risultato nel tempo.
Ordiniamo i materiali e procediamo con questo bagno, orsù!

 * è il mio esempio; ognuno scelga il suo

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5 pensieri su “Iniziare un libro è come progettare un bagno nuovo – fase quattro

    1. caro Arthur, ci sei andato proprio vicino 🙂
      io dico sempre mentre sto scrivendo qualcosa: adesso ho fatto le fondamenta, adesso la prima gettata, adesso alzo i muri e poi i balconi… chi mi sente – specie se parlo per strada al cell – può pensare che abbia un’impresa edilizia, ed invece… 🙂
      il lavoro dello scrittore è in un certo senso come quello dell’architetto, bisogna progettare, immaginare, e alla fine dare concretezza al tutto, bisogna mettere le piastrelle e tutte le cose al loro posto, non farle restare nel limbo delle cose sognate, anche se a volte è più facile lasciarle così, nell’indistinto, come i sogni, perchè infine gratifica di più…
      ha fatto molto bene la nostra cara Morena (che saluto: ciao Morena! 🙂 ) a stabilire questa similitudine, che è molto vera: iniziare un libro è come progettare un bagno nuovo.

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