Come si sviluppa un’idea

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All’inizio è un barlume, una cosa che appare nella mente e che svanisce subito, anzi, meglio, una cosa di cui non siamo pienamente coscienti, vissuta a un livello inferiore alla nostra percezione usuale.
Un giorno, in un programma televisivo dissero “asfodelo”, parola che già conoscevo e alla quale sapevo dare un’immagine. Quel giorno mi suonò all’orecchio in modo diverso dal solito; pensai a come fosse musicale e bella, e all’istante mi risuonò nella mente questa frase: “Vorrei chiamarmi Asfodelo”. Ma non era ancora ben chiaro cosa fosse questa frase, a cosa poteva dare seguito.
Pochi giorni dopo, in una sala d’attesa dell’ospedale Sant’Orsola, aspettando la mamma che doveva fare un piccolo intervento chirurgico, mi danzarono in testa alcune frasi precedute da quel “Vorrei chiamarmi Asfodelo”, Continua a leggere “Come si sviluppa un’idea” →

Domani è un altro giorno

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Rossella entrava sempre di corsa: sapeva bene che domani è un altro giorno, e non voleva mai perdersi l’oggi, anche se questo era spesso causa di guai, ma lei non piangeva mai sul latte versato perché non l’aveva detta lei quella frase e sapeva quanto sia inutile aggiungere lacrime salate al latte: si finisce per rovinarlo del tutto e non servirebbe a raccoglierlo. Molto meglio tirarsi su le maniche: in questo Rossella era molto brava e poi, le maniche arrotolate le stavano benissimo, aggiungevano il tocco finale alla sua aria da monella impertinente. Continua a leggere “Domani è un altro giorno” →

Sviluppo di un racconto in un romanzo

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Come si fa a trasformare un racconto in un romanzo?
Non sempre si può, si deve valutare. Ci sono racconti che contengono ben altro, e sta a chi scrive scoprirlo, e ci sono racconti che non si possono ‘allungare’ come si fa con il brodo, e anche con il brodo non è una buonissima idea. La roba allungata si sente, non ha il sapore pieno di quando era definita e corposa. Continua a leggere “Sviluppo di un racconto in un romanzo” →

Smettere di scrivere è come smettere di fumare

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Quando si scrive davvero, ogni gesto, pensiero, emozione viene indirizzato alla scrittura, anche quando non si ha la penna in mano. Se si scrive un romanzo, o una raccolta di racconti, cioè un lavoro continuativo sulle parole, non si smette mai di scrivere. La scrittura diventa una dipendenza. Quante volte in passato ho scritto che, impossibilitata dagli impegni o dalla lontananza dal pc, se non potevo scrivere – ‘scrivere’ significa soprattutto tranquillità mentale per potere pensare – mi prudevano le mani? Eppure, di “punto in bianco” ho smesso del tutto. Continua a leggere “Smettere di scrivere è come smettere di fumare” →

Una finestra su “Orfana di mia figlia”

Ho pensato a questo post (ma con sentimenti molto diversi) qualche mese fa quando ho letto questo post in cui Viv fa una recensione del romanzo Apnea di Lorenzo Amurri. Non ho letto il romanzo e non posso dire nulla sul testo, ma quando lessi il post, e tutti i commenti, mi venne in mente qualcosa sul mio libro Orfana di mia figlia, anch’esso autobiografico ma non romanzato.
Sui romanzi tratti dalla propria autobiografia la penso come Viv e come molti commentatori del suo post, e questo era ciò che volevo scrivere allora.
Perché ne parlo oggi? Continua a leggere “Una finestra su “Orfana di mia figlia”” →

La ragazza con l’orecchino è la grande bellezza

vermeerbannersitoverticale350x600Ci sono andata anch’io. Lo dico con soddisfazione anche se, dalle tante (troppe) discussioni sul web sembra che andare a questa mostra non sia etico e intelligente. In questi giorni qualsiasi cosa si faccia, si guardi, si ammiri, si apprezzi, pare non sia cosa buona e giusta. È evidente che in Italia, e anche a Bologna che, guardacaso, è la mia città, abbiamo capolavori assoluti, opere di enorme bellezza e di genialità incomparabile. È pure evidente che non le conosciamo, non tutte di certo.
So benissimo che della mia città conosco solo un decimo (forse) e che dovrei prima conoscere tutto e poi parlare. Ma è anche evidente che un’opera di tale preziosità non si possa vedere spesso, se non si decide di andare a L’Aia, al Mauritshuis, dove tra poco ritornerà. Visto che non prevedo di andarci a breve, e visto che la mostra si svolge proprio a casa mia, ci sono andata.
La mostra comprende trentotto opere, da Rembrandt a Hals, da Steen a Ter Borch e anche un secondo Vermeer, e svolge un percorso nella Golden Age dei pittori olandesi e i vari ‘generi’ della loro pittura, dalle nature morte (con particolari di grande realtà) ai paesaggi, ai ritratti. Il pezzo forte è ovviamente LEI, la ragazza con l’orecchino, il cui vero nome è stato, fino all’uscita del libro e del film omonimo, “Ragazza col turbante” e vi assicuro che ogni foto che potete trovare sul web non è minimamente paragonabile alla visione de visu del quadro. Continua a leggere “La ragazza con l’orecchino è la grande bellezza” →