“Lo scrittore non è un lavoro” – seconda puntata

segue da qui

Qualche giorno fa ho scritto il post “Lo scrittore non è un lavoro”, vedi link sopra, sull’onda delle parole della signora Zaira Maranelli.
Ora non starò a ripetere tutto, guardatevi il video, leggete il post e i commenti.
Vorrei fare alcune considerazioni:
il post è stato ripreso da qualcuno, anche su facebook. In particolare, qualcuno ha messo il link sulla pagina della Deinotera e Laura Costantini ha condiviso il link nel gruppo F.I.A.E. Forum Indipendente Scrittori Emergenti, gruppo che si suppone suscettibile all’argomento, in un modo o nell’altro poco importa.
Nella pagina Deinotera nessun sussulto, l’acqua non si è manco increspata, e ora vedo che il post non c’è più.
Nella pagina del gruppo F.I.A.E. ci sono dodici commenti (volevo inserire uno screenshot ma non so come oscurare i nomi e quindi non lo metto), dove i pareri sono diversi e a volte anche confusi. Pochi si esprimono chiaramente esponendo la loro posizione.
Gi editori non rispondono in questi casi (vi ricordo che Andrea Malabaila, primo commento nel post numero uno, è certo uno scrittore ma è anche l’editore di Las Vegas, e nel post ha scelto di rispondere da scrittore). Su facebook si è addentrato un po’ nel suo essere editore ma non si è sbilanciato.
È stato, comunque, l’unico editore a rispondere al richiamo di Laura Costantini.
Ora, le considerazioni sono parecchie.
Se voi foste editori non vi sareste sentiti punti e non avreste reagito difendendo la categoria? Anche se non la categoria, almeno il vostro operato.
Poi: se voi foste scrittori, non vi verrebbe voglia di dire qualche parola alla signora Zaira e a chi si comporta come lei?
Ci sarebbe da balzare sulle sedie che abbiamo sotto al culo e dirne quattro. O no?
Dire che scrivere non è un lavoro è un alibi per non pagare: si evince chiaramente dal prosieguo del video.
Tanto che gli editori poi dicono: “Eh, ma lo scrittore pensa di avere finito i suo lavoro quando arriva alla pubblicazione. Non si mette in gioco e non si dà da fare per organizzare presentazioni, promuovere ecc”:
A parte il fatto che io credo che ANCHE gli editori debbano organizzare qualcosa, che non basti dire “Io ti porto alle fiere, ti metto in catalogo, ti promuovo”.
Come? come mi promuovi? Stando seduta davanti al banchetto e guardando il passaggio?
Stampando un catalogo?

E lasciamo stare la parte “Io compro i diritti”. “Compro” per me significa “dò un valore e pago”.
Alzate il braccio se avete ricevuto compensi dal vostro editore e se i compensi vi paiono soddisfacenti.

Mi sa che sbagliamo noi (dico ‘noi’ anche se io mi chiamo fuori da questo gioco, visto che ho smesso di scrivere) quando diciamo “per me scrivere è una passione, un divertimento”.
A forza di ripeterlo finisce che ci credono.

E ci trattano come il giardiniere di questo video. “E poi ti diverti a farlo, no? E divertiti! Ti lascio tutto il parco giochi qui.”

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/la-campagna-coglioneno-per-tutelare-i-creativi-il-giardiniere/152518/151025

Un post di Roberto Cotroneo sull’argomento ‘coglioni no’.

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4 pensieri su ““Lo scrittore non è un lavoro” – seconda puntata

  1. Simili sconcertanti e oltraggiosi argomenti vengono probabilmente usati, come dici tu, da certo editorame come scusa per “non pagare” gli Autori. Ma la colpa è anche degli autori che accettano di non venire pagati (per non parlare di quelli che pagano di tasca propria!!!!). Un editore deve ricompensare il mio lavoro e il mio talento. Magari pochi soldi, stramaledetti e non subito, ma se non mi pagasse non lo considererei un editore, e non considererei me uno scrittore. Piuttosto che pubblicare gratis o a spese mie, regalerei le mie cose agli amici, come ho fatto per anni prima di esordire, invece di inseguire sogni da mitomane a pagamento, oppure, adesso che è possibile, mi autoprodurrei. Dovrebbero fare tutti così.

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    1. Concordo. Io mi autoproduco. Pagare un ‘editore’ di certo non è contemplato nel mio progetto. Se proprio voglio spendere (e per farlo devo avere un motivo diverso dal nome sulla copertina), pago la stamperia e i diritti restano miei.

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  2. Interessante. Poi aggiungo una piccola domanda, che magari potrebbe farti venire in mente una terza puntata per l’articolo: e se un editore non paga i diritti d’autore per contratto? Sì, avete capito bene, c’è chi lo fa per contratto. 0% per contratto. Ecco perché con tutte le mie esperienze in ambito editoriale non perderò MAI tempo a spedire nulla a nessuno.

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