Con che criterio scelgono?

Scelta

Questa è una domanda che volteggia spesso nella nostra testa.
Spediamo un testo agli editori, lo buttiamo nel vuoto perché di lui non si saprà più niente (a me è successo così con l’unico testo che ho spedito: mai saputo nulla da nessuno) e restiamo qui come degli stoccaf(e)issi ad aspettare il Grande Rifiuto.
A volte qualcuno riceve un rifiuto scritto – King ad esempio – e scopre cose sulla sua scrittura che lo spingono a migliorarsi.
Ma non siamo più agli anni in cui Stephen King tentava la pubblicazione e ora arrivano mail in cui il tuo lavoro viene ‘descritto’ da poche righe e con aggettivi e avverbi alquanto insoliti e che comunque non ti aspetteresti mai da un editore, da uno che per mestiere ha scelto di comunicare con le parole.
Non solo. Questo editore divide il tuo lavoro in parti nobili e frattaglie. Un lavoro buono in alcune parti, molto convincente e forte, e meno buono in altre che sono sovrabbondanti nei dialoghi ad esempio.

Beh, e che fine ha fatto il supporto dell’editore? Dove sono finiti gli editor che collaborano con lui?
Non dovevano migliorare il testo? Togliere il superfluo, donargli incisività e bellezza.
Dove gli avete messi gli editor di cui tanto si millanta?

Allora, per curiosità, andiamo a leggere qualcosa (l’editore è molto nuovo sul mercato) che la CE ha pubblicato. Le ultime uscite.
C’è l’anteprima gratuita (è un editore digitale, al passo coi tempi parrebbe) e la scarichiamo.
Leggiamo esterrefatti e ci chiediamo se vogliamo davvero scrivere così.
La risposta è no.

Non si meravigliassero poi quando ci autoproduciamo.
Qui un post di Giovanni Venturi.
E qui uno di Amleto De Silva. Leggeteli ambedue.

* stamattina volevo scrivere il seguito del post “Lo scrittore non è un lavoro” ma questa faccenda mi prudeva la lingua. Abbiate fede. Lo farò presto.

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4 pensieri su “Con che criterio scelgono?

  1. Hai ragione. Il mondo letterario italiano è strano: al proposito si può aggiungere anche il post di Luca Sofri sull’argomento “libro” al quale anche io ho risposto sul blog e un post di oggi di Matteo Bordone.
    Mi domando il perché di tutte queste prese di posizione e la risposta che mi dò è nel vizio tutto italiano di difendere (o garantirsi) un qualche tipo di rendita di posizione.
    Perché ci deve essere una contrapposizione tra editori e self-publishing?
    Perché ci deve essere una contrapposizione tra libro ed altri media (partendo dalla radio per finire a Twitter)?
    Inutile pensare di aggrapparsi al libro come oggetto “centrale”: la cultura si fa in molti modi diversi, con una miriade di strumenti diversi. Oggi (per fortuna) funziona così.
    Allora, chi ha gli strumenti culturali per leggere – o scrivere! – un libro, dovrebbe anche avere la coscienza che non tutti hanno la sua fortuna. E che dovrebbe mettere il suo talento a disposizione degli altri a prescindere da quella cosa di carta chiuso da una copertina.
    Quanto agli editori, se non impareranno a fare bene il loro mestiere finiranno affogati dal self-publishing, è inevitabile.
    Comincio a pensare che se vogliono sopravvivere dovranno allearsi con chi si autoproduce e soprattutto con i lettori che scremeranno i lavori migliori; a quel punto, insieme ad un editor “vero” si può fare un lavoro sul testo in grado di farlo rendere al meglio. Pubblicare un Volo a caso solo perché ha un ritorno immediato non credo che sia rendere un favore a nessuno: né a chi legge, né a chi pubblica e neppure a chi scrive.

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    1. «Pubblicare un Volo a caso solo perché ha un ritorno immediato non credo che sia rendere un favore a nessuno: né a chi legge, né a chi pubblica e neppure a chi scrive» e beh, dipende. Io Volo non lo leggo, non leggo i bestseller che propongono nelle classifiche, ma leggo solo King tra i bestseller, perché ho letto tutto di King e lo seguo da circa 24 anni 🙂 sono un suo Fedele Lettore.
      Però c’è gente che si offende se parli male dei romanzi di Volo e una lettrice che la pensa così ce l’ho quasi in casa 🙂 . Quindi alla fine è sempre e solo questione di gusti. Se pubblicassero anche qualcosa di buono, questi editori sarebbe una bella cosa, ma non ci scordiamo che gli editori sono a caccia di soldi e non di talenti e forse i talenti manco ci sono più… boh, sono domande che ho smesso anche di farmi, solo che ogni tanto mi indigno quei 10 minuti, a volte scrivo un post, poi lascio che ognuno pensi e faccia ciò che vuole. Tanto non è che le cose cambiano dal giorno alla sera, non è compito mio, ma tanto per cominciare, i bestseller non li compro per principio 🙂 .

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      1. Infatti io non ce l’ho certo con Volo (mai letto) e nemmeno con chi lo legge. Ci mancherebbe.
        Il punto, IMHO, è che chi pubblica non può pensare di correre dietro al best seller del momento solo perché è un’operazione di respiro troppo corto.
        Sul lungo periodo credo che paghi di più una politica che sacrifica qualcosa oggi, ma che permette domani (o dopo domani) di avere un più ampio numero di lettori. Cioè ampliare il mercato.
        La mia era una considerazione “economica”, dopo tutto 😉

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