Il capitale umano

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Il capitale umano è un bel film di Paolo Virzì, uscito pochi giorni fa. Il titolo richiama alla mente quell’insieme di risorse, intelligenza, studi, capacità e professionalità che ognuno di noi ha ed è. Ma, in fondo al film, capiremo meglio cos’è questo “capitale umano”, e mi sono sorpresa di non averlo capito meglio fin da subito, proprio io che in un certo senso ho avuto esperienza di quel ‘capitale umano’ e del modo in cui viene valutato.
Veniamo al film. Ambientato in Brianza, ha già irritato sindaci e assessori del luogo, ma credo che l’ambientazione serva solo a fornire cadenze nel parlato e ambientazioni adatte alla storia. Il film potrebbe essere ambientato a Firenze, Milano e Roma e sarebbe la stessa cosa.
Qui si parla di persone e della società in cui vivono, in cui viviamo. È un bel – seppure nel brutto che racconta – ritratto di come siamo.
Dino, immobiliarista che vorrebbe scalare un successo che insegue da anni e ‘fare soldi’, si infiltra nella famiglia di Giovanni Bernaschi, un giocatore d’azzardo della finanza con magnifica villa al seguito, approfittando del fatto che la figlia Serena è la ragazza di Massimiliano Bernaschi. Dalle partite a tennis passa a un investimento di 700.000 euro (che non possiede e che chiede alla banca) nel fondo finanziario di Bernaschi.
Ma non voglio parlare della storia: la potete trovare ovunque.
Mi ha invece colpito la disposizione degli eventi; sappiamo bene che una storia può essere raccontata in tanti modi e quello che rende un’opera interessante è la scelta della voce narrante e dei piani narrativi su cui le varie voci si sviluppano. Ciò è vero in letteratura e lo è anche nel cinema, che è una storia per immagini.
Il film si apre con la scena forte, l’impatto emotivo, il pugno allo stomaco. Questa è una scelta coraggiosa: svelare subito l’accaduto può essere controproducente ma, se si conduce bene il gioco, è un modo per avvincere e non annoiare.
Dopo la scena iniziale, si torna a sei mesi prima e si mostra come si è arrivati all’evento. E lo si mostra con tre voci diverse, tre punti di vista, quelli di tre personaggi della storia: Dino, la moglie di Bernaschi, Carla, e Serena.
Tutte le storie si congiungono nel locale da cui partirà la scena iniziale e si chiudono sempre un poco più avanti. Ogni volta comprendiamo qualcosa di più e ogni volta crediamo di avere svelato tutto.
Bravissimi gli interpreti. Tutti, dai più maturi, i genitori della situazione, ai giovani, tre attori che hanno saputo vivere la storia fino in fondo.
Bella la storia – i significati, le atmosfere, le caratterizzazioni degli ambienti e delle persone – bella la regia, la fotografia, il ritmo.

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