“Lo scrittore non è un lavoro”

quarto stato

Inizio con questa bella citazione di Zaira Maranelli, che google mi dice essere Direttore Editoriale della casa editrice Deinotera (il tutto senza link in modo che non vi venga tentazione di inviare manoscritti alla suddetta CE).
“Lo scrittore non è un lavoro. Tu hai avuto un momento libero per scrivere un libro. Diventa un lavoro quando mi vendi dieci milioni di copie”. (minchia! dieci milioni)

Vorrei dire alla signora Zaira Maranelli che il significato di “lavoro” è questo:

  • 1 Impiego di un’energia per raggiungere uno scopo determinato: il l. di una macchina; attività umana volta a una produzione o a un servizio: l. intellettuale, manualeiniziare, terminare un l. || l. dei campi, attività agricole | l. domestici, le faccende di casa | l. di gruppo, d’équipe, organizzato collettivamente, con compiti distribuiti | giorno di l., feriale | tavolo di l., dove si lavora ~fig. sede specifica per dibattere un particolare problema | l. forzati, condanna penale a svolgere l. pesanti durante la prigionia | festa del l., il primo maggio | addetto ai l., chi ha conoscenze o esperienze specifiche in un settore, un’arte o una scienza

“Impiego di un’energia per raggiungere uno scopo determinato”. Quindi, non si parla di retribuzione, di incassi, di vendite, ma si parla di ‘energia’.
E l’energia è ciò che serve, tra le altre cose, per scrivere un romanzo. È evidente che la signora non ha la minima idea di cosa comporti la scrittura vera, di che razza di impegno sia portare a compimento un’opera come un romanzo. Un anno, quando va bene, di lavoro (LAVORO; signora Maranelli) rubando ore al resto della vita, al sonno, al riposo, alle persone che abbiamo accanto. Poi, che lo si faccia con passione e che a volte questo non pesi, potrebbe essere vero, ma che sia lavoro è indubbio.

Fesserie ne sento tutti i giorni, ma questa mi ha causato anche un’acidità di stomaco e un rigurgito di veleno.
“Scrivere non è lavoro. Tu il lavoro ce l’hai. Hai lavorato un anno? È una scelta tua”, prosegue la signora con enfasi. Ora, anche se un lavoro (pagato, se no dice la Zaira, non è lavoro: quindi se curate la casa e la famiglia non vale. E forse nemmeno se siete un artigiano che lavora dieci ore al giorno e per pagare i collaboratori non prende lo stipendio da qualche mese) l’abbiamo già, scrivere è un doppio lavoro perché si porta avanti dopo la stanchezza, lo stress, la fatica dell’altro. Quindi, si ruba al resto della vita. E perché lo si fa, signora Zaira? Cosa pensa lei, che sia un hobby per perditempo? Una faccenda per riempire ore che non sappiamo come usare, dopo che abbiamo messo i bigodini alle Barbie e non sappiamo che altro fare?

No, glielo dico io perché lo si fa, signora Zaira. Lo facciamo perché siamo dei pirla pieni di passione e abbiamo troppa roba in testa. Ecco perché lo facciamo.
Ed è lavoro sudato, glielo dico io.
Prima di parlare bisognerebbe pensare al significato delle parole che usiamo. Se anche noi parlassimo come lei, signora Zaira, diremmo che lei è una che va in giro per le fiere perché non sa cos’altro fare  – presenta i suoi libri con alcune dizioni interessanti: la Deinotera pubblica “varia, “libri per ragazzi”, “libri sensuali e sensisti sulle sfumature delle passioni” (!), “un libro simpatico per le donne” (!) – e che per lei è un hobby divertente che le riempie le giornate.
E magari è pure vero.

* il video l’ho trovato partendo da questo post, di un blog che parla di scrittura a quattro mani e che ha qualche post interessante. Il video è sul blog Scrittori in causa in questo post. Il video, comunque, racconta degli editori a pagamento. E anche su questa faccenda si  espressa la signora Zaira. Ma ci torneremo. Eccerto che ci torneremo.

** nell’immagine Quarto stato di Pellizza da Volpedo. L’immagine proviene da qui

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18 pensieri su ““Lo scrittore non è un lavoro”

  1. E’ un lavoro? Non è un lavoro? Mi sembra una questione poco importante. Io scrivo perché mi piace, poi se mi leggono milioni di persone e ci posso vivere, sono più contento; ma se mi legge anche solo una persona, scrivo comunque. Di certo l’affermazione “Tu hai avuto un momento libero per scrivere un libro” è una bestialità a cui purtroppo finiscono per credere in molti (con i risultati che ho di fronte agli occhi ogni giorno).

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  2. Andrea, la questione è importante invece. Scriviamo perché ci piace, è vero. Ma ci piace anche passeggiare e uscire con la morosa.
    Ogni sforzo, dispiego di energia, che porta a un prodotto, a un manufatto, è un lavoro.
    Se io dipingessi le pareti di una stanza e non ricevessi compenso, perché decido di regalare il mio lavoro, non avrei comunque lavorato?
    Sta a me dire se voglio omaggiare il mio lavoro, non a chi riceve il prodotto, cioè la mia energia tramutata in colore turchese sulle pareti, o in parole che si intrecciano e formano una storia.
    Questa faccenda di sottovalutare il lavoro altrui sembra quasi una mossa per mascherare il non pagamento del lavoro.
    Se io vengo da te e ti pitturo la stanza, tu diresti grazie e chiederesti “quanto ti devo?”.
    Perché se un editore riceve un testo, un lavoro scritto, deve presumere che io lo offra gratis?
    Perché per lui non è un lavoro ma un passatempo, come ha detto la signora Zaira.

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  3. Io non scrivo..perlomeno non romanzi o racconti, ma solo i miei pensieri, per me stessa…ma trovo che definire una passione, che ci vede dediti ad un’attività da cui ne traggono “benefici” anche gli altri ( cito della Morena Fanti “Orfana di mia figlia” e “Un uomo mi ha chiamata Tesoro”), un NON LAVORO, sopratutto detto da un a donna, sia AVVILENTE: MI PIACE FARE I DOLCI, E’ UNA MIA PASSIONE, UNA NECESSITA’ COME PER CHI FA RUNNING UN’ORA AL GIORNO, TUTTI LI MANGIANO E LI APPREZZANO, GLI AMICI RINGRAZIANO, I PARENTI UN PO’ MENO, SE POTESSI LI VENDEREI PER TRARNE UN PROFITTO…CIO’ NONOSTANTE LO CONSIDERO UN LAVORO!!
    Non è attinente al tuo di lavoro, Morena, ma la Zaira ha toppato…………

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  4. Allora la signora in questione mi dovrebbe spiegare come mai io, per ricominciare a scrivere, ho dovuto attendere di entrare in maternità. Se non è un lavoro scrivere (che non comprende solamente il fatto di ticchettare su una tastiera, bensì documentarsi circa i fatti che gravitano intorno alla trama, leggere autori conosciuti e sconosciuti per non perdere il proprio stile e elevarsi sempre un po’ di più, esaurirsi dietro a un personaggio che non vuole assolutamente fare ciò che abbiamo in mente) mi dovrebbe dire perché è così faticoso. Potrei pensare che nulla che comprende l’impiego della mente, per questa donna, sia un lavoro. Perché si ha bisogno di concentrazione, di riflettere, di leggere e rileggere ciò che si è scritto per non perdere il filo del discorso, per elaborare un’opera che abbia un filo logico. Questa signora “campa” proprio con quelli che hanno il mestiere di scrittore, quindi fosse in lei avrei un poco più di umiltà verso coloro che contribuiscono al suo pasto caldo. Se una persona non ha avuto la possibilità di emergere con la bellezza di 10 milioni di copie vendute, non significa che non sia uno scrittore o che non si impegni nell’esserlo. Facciamo come alcuni direttore di testate giornalistiche che dicono “Se pubblico un tuo articolo ritieniti già fortunato, non pretenderai anche che io ti retribuisca, vero?” Perché lo scrittore deve anche baciare i piedi dove colui che potrebbe pubblicarlo cammina. Quindi non lavora, si prostituisce per nulla. Ma la prostituzione, a suo modo, non è già di per sé un mestiere?

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  5. Forse sarebbe più facilmente e più felicemente un Lavoro se avessimo una controparte seria con cui lavorare!
    Avrà mai l’italiA un’editoria degna di questo nome?!?! (E, aggiungo, un giornalismo culturale che non sia SERVO dei mercanti?)
    Comunque, c’è solo da intendersi sui termini: sulla mia carta d’identità c’è scritto SCRITTORE, ma se dobbiamo abbassarci all’equazione lavoro (lavhorror?)= denaro, allora diciamo pure che scrivere per me non è un lavoro. Ma è comunque tutta la mia vita. (Se poi i pochi utili CREATI dagli Autori non se li pappassero editori, distributori e librai, sarebbe ancora meglio…)

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  6. p.s.
    In questo paesucolo c’è talmente poco rispetto per gli Artisti, che all’ultimo ridicolo e oltraggioso censimento, non trovando né la voce “artista” né la voce “scrittore”, ho finito col definirmi (come di certo mi definirebbero lorsignori!) “nullafacente”. Ma visto che, a parte l’aiuto di mio padre che mi permette di vivere da Monaco della Scrittura (o da bamboccione, come direbbero gli stronzi), le mie sole altre esigue entrate di questi anni sono arrivate da scommesse (legali) sul calcio, magari al prossimo censimento guardo se riesco a trovare “scommettitore” o “gambler”. Però rimango uno Scrittore. E pure bravino, stramaledetta italiA!!!!

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  7. Non ho capito una cosa: se uno scrittore invece di vendere dieci milioni di copie, ne vende nove milioni il suo non é un lavoro?
    Mi sembra che le affermazioni di questa signora Zaira siano alquanto azzardate e non tengano conto del fatto che qualsiasi lavoro comporta un dispendio di energia, indipendentemente dal risultato. Ergo, che uno scrittore venda con il suo libro mille copie, oppure un miliardo di copie, la fatica per scriverlo l’ha sempre sostenuta, ha dovuto spremere il suo cervello ben bene, quello che invece sembra non aver fatto la signora Zaira prima di lasciarsi andare a queste farneticazioni.
    Per concludere, per tali personaggi, non posso provare che una grande pena, perché nel loro livore, che li porta a queste esternazioni, c’è tutto il senso di una sconfitta irrimediabile nella loro vita.

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  8. Parto dal presupposto che non manderei nessun manoscritto ad una tipa del genere.
    Anche il mondo dell’editoria è caduta nel tranello. La parola scrittore è associata alla professione, al “mestiere”, il che esclude quasi sempre ragazzi di venti, trentanni, come me, noi. Queste persone non sanno che scrivere è prima di tutto un modo di sentire, di provare emozioni e di vivere. Non sanno che scrittore si è e non si fa, poi certo se si riesce anche a farlo, tanto di cappello.
    Questione lavoro. Cavolo se è un lavoro! Porta via tempo, a volte anche amicizie perché ci si chiude in quel mondo che deve risultare perfetto su quelle pagine bianche. E oltre che un lavoro è un qualcosa che ti scombussola. Svegliarti e trovarti davanti una pagina bianca penso sia un incubo per tutti quelli che vogliono scrivere. Anzi, è un lavoro duro, che non ha orari. Sa, Signora Maranelli, quante volte mi son svegliato di notte per scrivere una sola frase o addirittura una sola parola? E nessuno mi paga, anzi.
    Sapete qual è il nocciolo? Che se non siete raccomandati, se non siete affermati, se non siete benestanti, se non vendete tutti quei milioni di copie, loro il guadagno non lo vedono! E la cosa che mi fa crescere di più la rabbia è che poi, dopo queste parole, si riempiono la bocca con gli esordenti, invitando i ragazzi a scrivere, a presentare i propri sogni talmente delicati che potrebbero esser spazzati via da un soffio.

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  9. Domanda: se uno scimpanzé del mondo dello spettacolo pubblica un romanzo autobiografico che viene distribuito anche sull’Autogrill e vende di brutto, dobbiamo poi considerarlo uno scrittore?

    Mandare manoscritti a una tipa del genere significa indirizzarli spontaneamente verso la tazza del cesso, perchè di questo stiamo parlando…

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  10. Forse non è un lavoro perché magari non serve nulla per scrivere le bestialità che sono in classifica tra i libri più venduti. Solo così si può spiegare l’affermazione, ma è chiaro che è priva di fondamento visto che ci sono così tanti libri in giro e non sono in classifica. Io, onestamente, non riesco a scrivere delle bestialità che sono best seller, scrivo decisamente storie più umane e, a modo loro, interessanti e anche se non sono perfette, se non dovessi scegliere tutte le parole giuste, sai quanto me ne fregherebbe. Ho letto cose che sono decisamente pessime e non penso di scrivere così male, naturalmente più scrivi più migliori, è chiaro. e poi, voglio dire, gli editori non li contatto nemmeno più. Da quando ho capito il meccanismo perverso che c’è dietro una pubblicazione con editore me ne tengo ben lontano. Se uno vuole scrivere e riscrivere per 10 anni lo stesso testo aspirando alla perfezione (che tra l’altro non esiste) può anche farlo, avrà forse qualcosa di più lavorato, ma in 10 anni arriva pure la stanchezza sul testo e quindi modificarlo per 10 anni vuol dire semplicemente distruggerlo. Io continuo a scrivere e ogni tanto vorrei pubblicare le mie cose, ma se prima ci pensavo 2 volte, oggi ci penso 10 volte, forse 20. Qui nessuno legge più nulla e meno che mai cose che NON sono best seller, che non siano letture di genere, e senza un editore che non sei tu non ti rispettano nemmeno e questo anche perché poi cadi in un oceano dove c’è tutto e di più. E tutto questo non è un lavoro? Ah, beh 🙂 .

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  11. Sull’argomento ho scritto anche io sul mio blog. Dopo aver visto la parte del video che citi (che purtroppo mi riguarda molto molto da vicino, visto che sono uno degli autori della suddetta CE) ho avuto un travaso di bile. Purtroppo le parole dette non fanno che esprimere una mentalità corrente, alimentata da editori che si improvvisano tali e autori che si piegano all’EAP.
    Sono cmq contenta che il video stia girando per il web e che susciti la giusta indignazione. Forse è poca consolazione, ma nell’attesa che qualcosa si smuova nell’opinione della gente…

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