L’ultima fetta è sacra – un racconto di Ketti Martino

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Un filo di bava scivolò dalla bocca di Emma. La donna guardò l’ultima fetta di panettone nel vassoio: la farcitura alla crema chantilly ammiccò, e lei si sentì mancare.
Svetlana si accostò al tavolo per riporla in cucina. Renato guardò la moglie con occhi imploranti e la domestica capì: sparì nel corridoio a mani vuote.
I parenti di Emma e Renato si erano da poco congedati urlando le solite raccomandazioni: «Non strafate col cibo, mi raccomando: avete la glicemia alta! Tra qualche giorno dovremo rifare tutti i controlli».
In loro compagnia i giorni di festa erano volati via sereni tra urla di bimbi e frutta secca, grandi sorsate di vino e nasi rossi, tombolate interminabili e vecchi filmini di famiglia.
Ripiombati nel silenzio della casa, i due anziani avvertivano un gelo che nemmeno la stufa a gas riusciva a stemperare. Si strinsero allora sul divano uno accanto all’altra, intrecciando strette strette le mani ghiacciate e gli occhi color tortora di lui annegarono in quelli blu di lei.
Poi, la domanda che da un po’ era sulle labbra di Emma venne fuori come una carezza: «Che dici, tesorino, la facciamo fuori?» sospirò, mentre un altro filo di bava le illuminava il mento.
«Sì» rispose lui.
Il coltello luccicava sul tavolo; Renato lo prese con la mano destra, mentre con la sinistra cercò quella della moglie per stringerla ancora un po’. Si avviarono così nel corridoio, mano nella mano.
Il tragitto fu breve, come il grido di Svetlana mentre si accasciava lasciando cadere i piatti ancora colmi dei resti della cena. I rantoli della donna si esaurirono quasi subito e l’accanimento dell’uomo a quel punto si placò.
Emma gli allungò premurosa un bello strofinaccio natalizio per pulirsi le mani e lui le spedì un largo sorriso sdentato. Si diedero una rapida sistemata agli abiti: lui spolverò la giacca da camera con le punta delle dita e lei tirò dietro i capelli bianchissimi un poco arruffati.
Tornati in salotto, si avventarono su quell’ultima fetta di panettone che ancora strizzava l’occhio e, mentre il gusto dolciastro invadeva le loro bocche, gli occhi fangosi di Renato ripresero quieti a navigare in quelli limpidi di lei.

di Ketti Martino da AA.VV. La gola , 2008 Perrone ed.

* ringrazio Ketti Martino per il regalo. Chi volesse inviarmi un racconto, o poesia, a tema natalizio, sarà benvenuto su questo blog.

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