Masterpiece – la prima impressione

Masterpiece

Oggi volevo scrivere di tutt’altro, ma mi vedo costretta a dire qualcosa su questo nuovo talent, visto che mi ha tenuta alzata fino a un orario improponibile.
Già lo scorso anno mi appassionai a The Voice, ricordate? (Ne ho parlato in questo post) e pensai che per gli scrittori nessuno avrebbe mai fatto la stessa cosa perché uno che scrive non è televisivamente interessante.
Ed ecco che arriva Masterpiece, il talent per gli scrittori, che come ben sapete sono in numero molto rilevante e quindi appetibili.
Ieri sera ero, perciò, curiosa di vedere come avrebbero reso interessante un’attività come la scrittura, che è noiosa da vedere. La scrittura interessa solo che la pratica.
Ma ancora non siamo nel vivo della faccenda: avrei dovuto sapere che iniziavano proponendo i provini e le eliminazioni.
Alcuni sono dei veri ‘personaggi’ e si capisce da subito che saranno scelti. La giuria (De Carlo, De Cataldo e Taye Selasi, di una bellezza inaudita, ma che dovrebbe chiamarsi De Selasi per essere in sintonia con gli altri due) gioca a fare il cattivo. De Carlo, che nelle quarte di copertina è un figo della miseria, quando parla perde metà del suo fascino, ma ciò che dice mi sembra mediamente sensato.
Oltre alla giuria abbiamo anche un coach, Massimo Coppola, scrittore, sceneggiatore e anche editore e direttore editoriale di ISBN edizioni.

Le letture, parziali e brevissime, cui si sottopongono gli autori rivelano abbastanza. Su molti di loro si dovrebbe operare in maniera massiccia, ma si vede che ci credono.
Purtroppo (io) ho delle enormi riserve su chi scrive di se stesso (io con il mio primo libro l’ho fatto, ma non era in forma di romanzo). Non credo in chi “porta avanti un messaggio”, non credo in chi parla “perché si deve dire, si deve far conoscere”, Non credo in chi infila se stesso nel personaggio del suo romanzo.
Quindi avrei bocciato quasi tutti i concorrenti di ieri sera (e infatti andavano bocciati perché, comunque, ne doveva restare uno solo) e mi ero già dimenata sul divano quando i giurati hanno ‘messo nel limbo’ la concorrente (cerco il nome ma non lo trovo) che ha superato l’anoressia e ha scritto il romanzo su questo. In certi casi, scegliere un testo solo perché si pensa che l’argomento sia appetibile – leggi ‘commerciale’ – non sarebbe un’ottima scelta letteraria.
Dopo la prima selezione, ai quattro rimasti viene sottoposta una prova di scrittura cotta e mangiata – un live sulla scrittura è possibile quindi – dopo avere visitato la comunità di Don Mario, una coppia, e una balera torinese l’altra coppia. In mezz’ora i concorrenti della prima coppia devono scrivere una lettera sulle emozioni suscitate dalla visita alla comunità e gli altri due devono scrivere un racconto come se nella balera avessero visto i genitori ballare insieme.
Mentre scrivono hanno uno schermo luminoso dietro le spalle su cui possiamo rubare qualche frase, qualche barlume di scrittura.
Poi c’è l’esame e io faccio subito una scelta.
Ma c’è ancora una prova, ed è terribile: 59 secondi in ascensore con una Elisabetta Sgarbi – editor per Bompiani, la casa editrice che stamperà, in 100.000 copie, avete letto bene, il romanzo del vincitore –  silente e inquietante. Durante la salita, i 59 secondi appunto, il concorrente dovrà raccontare il suo romanzo e convincere la Sgarbi.
Poi, resoconto finale e scelta: che restasse Lilith – nome femminile ma lui è un uomo –  era scontato.
Altrimenti la credibilità della giuria, per me, era da buttare.

E vedremo il seguito.

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5 pensieri su “Masterpiece – la prima impressione

  1. Sono pronta a ricredermi ma non credo che tutte le attività umane possano essere ridotte a show e reality senza uscirne snaturate. Quando ho letto di questa nuova deriva in tutta onestà, di primo acchito, mi sono cadute le braccia ma gli darò un’occhiata dalla registrazione per curiosità, così per lo meno evito la pubblicità 😉

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  2. Io mi ripeto, ma mi pare che al giorno d’oggi il “romanzo che cambierà la vita” non è quello che si leggerà (magari ricevuto in regalo da una persona cara o da un maestro di vita) ma quello che si scriverà personalmente (magari senza esser mai stati lettori, solo così, perché scrivere va tanto)..

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