Controllare le fonti

Le_fonti_di_San_Gimignano

Che significa? Visitare paesi antichi alla ricerca di acquedotti romani? Scorrazzare per le campagne individuando vecchie fontane e sorgenti?

Parliamo ancora del nostro testo, racconto o romanzo (non parliamo poi di un saggio: lì il controllo deve essere successivo a una ricerca completa e accurata): se nel testo nomino l’OPG, devo sapere cosa significa, devo essere conscia di cosa sto facendo e di cosa scriverò a proposito di questa struttura. Sarebbe sciocco dire che l’OPG di cui parlo è a Bologna, perché a Bologna non c’è.
Mi devo, quindi, documentare, e scegliere tra le strutture esistenti. Devo verificare che sia aperta (gli OPG dovevano essere già chiusi, ma la loro trasformazione è stata prorogata) e che sia raggiungibile dal mio personaggio: se non lo fosse, e io dovessi inserire lo stesso l’OPG, dovrei spostare il personaggio in una città da cui possa raggiungere comodamente la struttura.
Se devo fare in modo che il mio personaggio vada a tagliarsi i capelli, devo stare attenta a farlo nel giorno giusto: a Bologna i parrucchieri sono chiusi al lunedì mattina.
Se voglio fare viaggiare in auto un neonato devo assicurarmi che abbia il seggiolino. Se non lo ha, potrebbe essere perché il padre è uno che vive fuori dalle regole, ma allora devo dirlo. Se la madre è una persona attenta, avrà acquistato il seggiolino giusto e lo monterà.
Insomma, tutto deve essere coerente e accurato, se chi legge deve immergersi nella realtà che abbiamo costruito per lui.

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3 pensieri su “Controllare le fonti

  1. Cara Morena, sai che su questo punto non posso esimermi dal dire la mia… 😉
    E’ vero, ciò che si scrive deve essere verosimile. Se il racconto si svolge in una città con un nome ben preciso, è bene che l’ambientazione sia coerente con la realtà… Quindi se io ad esempio dovessi far svolgere una storia ad Agrigento, dovrei come minimo guardare la città dall’alto, con le mappe di Google, e poi, forse, sarebbe opportuno che mi comprassi una guida del posto, e siccome comunque questo non basterebbe, dovrei organizzare un viaggio per capire com’è questa città… ma è probabile che durante l’interminabile viaggio mi chiederei: ma perché ho deciso di ambientare la storia in una città che non conosco?
    In altre parole, accedere alle fonti per controllare un dettaglio è un procedimento che,nella gran parte dei casi, può essere evitato semplicemente scegliendo di parlare di ciò che già si conosce per esperienza diretta. Vuoi mettere il sapore di una città che conosciamo a menadito con quello che riusciremmo a produrre leggendo guide e opuscoli? Ma se proprio volessimo spaziare un po’ più in là, be’, a quel punto non è meglio inventarsi una città su misura di quello di cui abbiamo bisogno?

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    1. Abbiamo già discusso di questo, Paolo. E in fondo credo che diciamo quasi le stesse cose.
      Io sono d’accordo con te e non ambienterei mai ad Agrigento, se non avessi lì una zia che mi facesse entrare nell’atmosfera della città.
      Più facilmente ambienterei a Bologna, ma se avessi necessità ambienterei anche nel nulla di una mia invenzione.
      Però, e ribadisco che se l’accenno è reale, deve essere reale anche l’ambientazione: se parlo dell’OPG devo dire che è a Reggio o a Mantova, a ad Aversa, o in una delle altre città in cui veramente è.
      Tra l’altro, il mio accenno è reale e non poteva prescindere da Reggio.
      Perciò diciamo le stesse cose 😉

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      1. Sì, concordo!

        Diciamo che poniamo l’accento su due aspetti diversi: tu dici di controllare le fonti, io dico di non parlare di cose che non si conoscono – il risultato è lo stesso!
        Un abbraccio,
        Paolo
        😉

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