Il giorno che diventammo umani. Il nuovo libro di Paolo Zardi

il-giorno-che-diventammo-umani-paolo-zardi-neo-edizioniIl libro è tanto nuovo che non è ancora uscito. Lo troverete da domani nelle librerie, nel sito della .Neo, la casa editrice con cui Paolo Zardi pubblicò il suo primo libro di racconti Antropometria, e con cui pubblica questo Il giorno che diventammo umani, e non so dov’altro. Magari Paolo ce lo dirà.
Il libro non l’ho ancora letto ma ho deciso di “recensirlo” sulla fiducia.
Intanto partiamo dalla copertina che mi sembra molto bella, come spesso accade ai libri .Neo. La copertina è la prima cosa che si vede e questa mi sembra notevole.
Il titolo del volume (forse è il titolo di uno dei racconti. Anzi no, forse è il fil rouge che accomuna questi nuovi testi di Zardi. Ho letto ora nel sito della .Neo e mi pare di avere capito bene) è suggestivo.
Oggi è uscito qui un anticipo del libro, un racconto intero che si intitola Acido desossiribonucleico, il DNA di scolastica memoria, che ho letto subito ritrovando l’incisiva scrittura che conosco.
Anche senza leggere il nome dell’autore, si può confermare subito che si tratta della scrittura di Paolo Zardi, e chi lo conosce non potrà che convenire con me.
Da subito c’è l’enunciazione dell’evento:

“Era rimasta incinta nel modo più classico e stupido: il preservativo, tirato fuori dalla confezione, si era lacerato, permettendo così al seme del suo compagno di raggiungere la tuba di Falloppio. Là dentro uno spermatozoo aveva raggiunto l’ovulo e ne aveva perforato la parete, dando così inizio alla mitosi di una nuova cellula. Erano bastati pochi minuti per definire il progetto di un nuovo individuo: lei aveva messo ventitré cromosomi, lui gli altri ventitré, e quindi era iniziata la lotta tra geni dominanti e geni recessivi.”

E ci sono questa lei e questo lui che non hanno nome definito perché rappresentano ogni persona coinvolta in un momento particolare della vita. E c’è il momento della prima comunicazione, ed è a mezzo tra il primo e il secondo:

“La sera andò a cena con il compagno, in un bellissimo agriturismo in mezzo ai campi. Avrebbe voluto continuare a nascondersi, ma sentiva che una bugia di quelle dimensioni avrebbe creato un solco irreversibile; tra il primo (tortellini con le pere) e il secondo (tagliata all’aceto balsamico con contorno di patate) gli disse che era rimasta incinta, e che non aveva intenzione di partorire.”

perché ogni evento della nostra vita accade sempre mentre facciamo altro e di ogni evento importante sappiamo dire cosa stavamo facendo, o cosa stavamo mangiando.

E ci sono i gesti normali durante una scoperta anormale, c’è il quotidiano che irrompe nell’impossibile, nel temuto:

“Tre settimane dopo, nei bagni del Tribunale di Venezia dove lavorava, urinò su un tester per la gravidanza che aveva comprato all’Auchan. Le tremavano le mani, e le sembrava che lo stomaco pesasse una tonnellata. Nel gabinetto accanto, una collega continuava a tirare l’acqua per coprire i rumori di una evacuazione piuttosto difficoltosa. Seduta sul cesso, con le mutande abbassate, chiuse gli occhi e contò fino a sessanta, e per tutti i sessanta secondi volle credere che da qualche parte esistesse un Dio capace di ascoltare la sua umile preghiera. Li riaprì. Guardò il tester. C’erano due linee, ben evidenti, una accanto all’altra, la curiosa firma che, nel ventunesimo secolo, la vita aveva scelto per comunicare la propria insistenza.
La giornata continuò con la consistenza dei sogni: voci attutite e lontane, ondeggiare di muri, fastidiosi squilli di telefono. In giro per il Tribunale c’erano le telecamere di Canale 5, che cercavano informazioni su un processo la cui prima udienza era stata fissata per quel giorno – un uomo era accusato di aver ucciso la moglie e di averne fatto sparire il corpo. Fermavano tutti, con la speranza di trovare qualcuno disposto a raccontare qualche retroscena capace di rovesciare un verdetto che, a detta di molti, sembrava già scritto.”

Tutto corre verso la consapevolezza finale, quel momento in cui capiamo la differenza tra noi e la persona che vorremmo essere e sentiamo che, anche modificandoci, anche impegnandoci, anche sperandoci, non saremo mai nulla di diverso da ciò che siamo.

Questo è l’unico racconto che ho letto del nuovo libro di Zardi, ma so che anche gli altri saranno all’altezza.
Complimenti alla .Neo che fa sempre scelte intelligenti.

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2 pensieri su “Il giorno che diventammo umani. Il nuovo libro di Paolo Zardi

  1. Cara Morena,
    grazie di cuore per la fiducia, che spero sia ben riposta!
    Questo libro, tra l’altro, contiene anche qualcosa di tuo… Ti ricordi quando, due anni e mezzo fa, indicesti (che brutto verbo!) il concorso “Più incipit per tutti?” Io avevo scelto la storia della signora Bastiani, e il racconto era diventato “Il pranzo di Pasqua”. Dentro alla raccolta, c’è anche quello. Quella tua iniziativa, tra l’altro, ebbe un impatto straordinario sulla mia vita: ero fermo da mesi, incerto, bloccato, ma scrivere quella storia mi aveva risvegliato: mi aveva fatto rinascere. Anche se magari non lo dico spesso, ti sono davvero debitore, dal profondo.
    Un abbraccio forte,
    Paolo

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