L’uomo nero e la bicicletta blu

l'uomo nero e la bicicletta blu

Nel titolo, con questo strano abbinamento, si trova un condensato dei significati che troviamo in questo romanzo di Baldini, ambientato come sempre nella bassa padana.
Siamo negli anni sessanta e Gigi ha dieci anni, un fratello strano e una famiglia che sta diventando povera. Il suo desiderio più grande è possedere la bicicletta blu che ha visto in una vetrina del paese e sta mettendo da parte ogni spicciolo per poterla comprare. L’atmosfera rurale è la solita che troviamo nei romanzi di Baldini, ma i personaggi di paese con la loro stramberia e una scrittura a tratti comica, sono tratti che non conoscevo di questo bravissimo autore.
Il romanzo ha meno potenza degli altri (qui ho già scritto qualcosa di questo autore e ho parlato di Mal’aria, uno dei suoi migliori per me), anche se la lettura scorre via veloce.
Della scrittura di Baldini si può solo dire bene e anche in questo romanzo l’autore non tradisce i suoi lettori:

“Era un luglio caldissimo, e la campagna velata di polvere se ne stava zitta e stremata sotto la cappa enorme di un cielo a volte abbagliante, a volte grigio di afa. Ogni tanto si incupiva e chinava la testa sotto la sferza di temporali improvvisi, pieni di tuoni e di folgori, e quelli erano momenti che mi piacevano molto e mi facevano stare alla finestra o al riparo di qualche tettoia ad ascoltare il rombo di brevi e violente piogge o grandinate, e a guardare il brivido scuro che pareva attraversare il paese e i campi, seguito dall’odore intenso della terra bagnata e dell’erba che tornava a respirare”.

L’unica cosa che manca in questo romanzo è l’ansia che morde il collo, è quel senso di attesa che ti fa volare sulle pagine. Qui c’è l’attesa, ma sappiamo già cosa accadrà: quando Gigi conosce Allegra, sua coetanea venuta dalla città e ora sua compagna di classe, sappiamo che se ne invaghirà, come accade a un bambino di dieci anni che sogna una bicicletta blu. Nell’avanzare della storia si insinua l’ombra di quell’uomo nero che non manca mai nelle storie della Tugnina, un altro personaggio del paese. Gigi ascolta le storie della Tugnina e intuisce che l’uomo nero può esistere davvero.
Nel romanzo c’è anche un riferimento alla Diga del Vajont e questo mi ha colpita: è il secondo libro che leggo a poche settimane di distanza, che contiene questo riferimento (l’altro è questo). È giusto anche parlare dei fatti duri di cronaca che ci accadono, soprattutto in un romanzo che si riferisce a un periodo che è ormai ‘storico’: rende il libro più vero e lo porta vicino al cuore del lettore.

Vajont

Qualcuno in rete ha scritto che in questo romanzo l’atmosfera troppo ‘bassa padana’ è noiosa. Ma questo è il rischio che si corre quando si dà una forte collocazione logistica a un testo: per alcuni sarà un plus e per altri sarà un demerito.
Alla fine questo L’uomo nero e la bicicletta blu , seppure meno mordente dei testi a cui Eraldo Baldini ci ha abituati, è un buon romanzo e la lettura è piacevole.

Advertisements

Un pensiero su “L’uomo nero e la bicicletta blu

  1. Nonostante sia stato per un paio di lezioni uno degli insegnanti al corso di scrittura a cui ho partecipato qui a Forlì qualche anno fa, e nonostante sia un caro amico di Lucarelli (il mio scrittore preferito), non avevo mai letto nulla di lui prima di quest’estate.
    Avevo in casa da anni “Nebbia e cenere” e finalmente mi sono decisa a leggerlo.
    E non sono affatto pentita.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...