La forma per scrivere un libro

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Quando facciamo una ricerca su google tendiamo ad abbreviare, condensiamo le frasi.
Chi ha digitato “la forma per scrivere un libro” voleva forse intendere la struttura? O voleva intendere lo stile?
Ricordo che questo post fa parte di questo ciclo e deriva dalle frasi con cui gli utenti arrivano a questo blog.

La forma del romanzo può essere intesa come il modo che usiamo per narrare: favola o novella ad esempio. I primi romanzi erano d’avventura e sono nati in Spagna.
(avrete notato che per me ‘libro’ è sinonimo di ‘romanzo’. ma anche se parliamo di un libro di racconti, dovremo comunque dar loro una forma e certe considerazioni sono valide per i due casi).
Ma la forma potrebbe anche essere la struttura: come divido i capitoli? come alterno le varie scene e come faccio parlare i personaggi?

La regola è che non esiste regola. Buona e cattiva notizia nello stesso tempo.
È buona perché significa che possiamo inventarci una forma da dare al nostro testo, una certa divisione dei capitoli e sottocapitoli, possiamo usare qualsiasi voce per i nostri personaggi e farli parlare come vogliamo.
È cattiva perché se non abbiamo idea di come muoverci, in assenza di regole che ci guidino, siamo fregati.
Ecco dove entra in gioco la padronanza del mezzo. E in quale modo possiamo impratichirci in una disciplina? Solo praticandola.
Se si vuole scrivere, c’è solo un mezzo: farlo. Esercitare la penna.
Dopo avere letto, ovvio.
Nei libri c’è già tutto quello che ci serve su forma, struttura  e stile.
Che significa? Che dobbiamo prendere un grande autore e copiarlo?
Anche.

Si copia finché non si arriva a impadronirsi della materia. Dopo si diventa unici e non serve più copiare gli altri.
Non ho detto ‘bravi’, ho detto unici. Si inventa il proprio stile, che potrebbe anche non essere buono ma è il nostro, si elabora una struttura da dare al nostro testo (diversa ogni volta. se il primo romanzo ci riuscisse bene, il secondo dovrebbe essere diverso, no? non si copia neppure da se stessi).
Nel mio romanzo La centesima finestra, ho adottato una struttura ‘ a tre’: tre personaggi principali, tre città, tre famiglie diverse da seguire. Mi sono spinta fino a organizzare capitoli scanditi in tre giornate (scelta difficile di cui mi sono più volte rimproverata) nelle tre città.
Di certo non intendo replicare in un prossimo romanzo la stessa modalità. Non sarebbe opportuno.
Per i prossimi romanzi studierò altri modi di rovinarmi la vita 😉

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5 pensieri su “La forma per scrivere un libro

  1. …che la forma sia la “forma” del libro? …in genere rettagolare, ma con tante sfumature di 21×30 o 15×21, o altre, rilegatura sul lato lungo.
    Il lato lungo del libro, potrebbe essere un titolo di-fforme/interessante.
    Circolare!
    …come disse quel vigile (semi-addormentato)
    Di Striscio.

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  2. Oddio, le serie da tre, la mia passione! Ecco il terzo motivo per avere il tuo libro! (il primo è che ne avevo già letto qui, il secondo è che l’hai scritto tu, tutti e tre sono perché son curiosa).
    Ma veniamo alla forma del libro: non ne so mezza, però confermo che se si legge tanto, dopo si ha un’idea abbastanza buona delle possibili strutture, e che se si scrive tanto, dopo si ha un’idea più chiara delle forme che rappresentano meglio le nostre storie, e che se si impara a giocare con queste due, da un libro all’altro si può cambiare tutto, ma mantenendo il proprio stile.
    Adesso smetto con le serie da tre, per esser bravi ci vuol ben altro, quindi vado ad esercitarmi 😉

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