Morirò [un giorno]

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Una frase ovvia: “Morirò”.
Come quando il navigatore dice: “Svolta più avanti”. Se dobbiamo svoltare, è sempre più avanti: non potrebbe essere più indietro.
Allo stesso modo, se diciamo: “Un giorno morirò”, stiamo recitando un’ovvietà, una banalità.
Ma l’essere umano è tragico di natura ed è sempre pronto a trovare nuovi, e spesso banali, motivi per ricordare a se stesso che è avviato alla morte, processo che inizia quando si nasce.
E allora, via di “senza il mio pc morirei”, “senza il cellulare sarei morto”, “senza la mia casa morirò”.
No, non si può morire se ci tolgono un oggetto (non si muore nemmeno se ci tolgono una persona. Non per volere del cielo comunque, ma solo se noi ci lasciamo andare e cadiamo senza tentare di rialzarci).
Ma il fumetto, e in questo caso Schulz è un Maestro, mette in risalto le abitudini, le frasi fatte di cui ci circondiamo, i gesti che ripetiamo senza più accorgercene, e ci mostra come siamo davvero.

Niente di che. Mi è venuto in mente leggendo la striscia di oggi sul Post.

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5 pensieri su “Morirò [un giorno]

  1. e vero. se ne dicono di sciocchezze.
    da queste parti uno preso da mille casini capace ti dica “ah varda, me coparia piuttosto di fare…” (mi ammazzerei piuttosto…)
    fino al romantico “ti amo da morire” ma perché non da vivere dico io…
    però Silvia (il mio navigatore) è decisamente più precisa: dà sempre i metri contati che mi separano dalla svolta! 🙂

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