Passeggiata estiva

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Il mattino ha l’oro in bocca si dice, ma piuttosto il mattino ha l’aria più fresca (del pomeriggio, che senza il confronto non si può dire sia fresca). Quindi il mattino in questi mesi è più propizio alle passeggiate.
Si incontra della gente e si vedono delle cose, proprio tipo “ho fatto cose, visto gente” di Nanni Moretti e pure mio, va’.
Si osserva e si notano sguardi, comportamenti, gesti.
Ieri ho visto un ragazzo, africano direi, farsi incontro a una signora davanti alla Coop, prendere la moneta e precipitarsi a prenderle un carrello. Lei gli ha detto una battuta, lui ha replicato e ho visto la consuetudine nelle loro parole.
Ho avuto un barlume di racconto che ho subito accantonato per tempi meno caldi.
Poi ho scambiato due parole con un conoscente, mi sono seduta alla baracchina e ho preso un chinotto (!); l’ho sorseggiato leggendo le prime pagine di La pelle dell’orso (Guanda) di Matteo Righetto (preso d’impulso poco prima in biblioteca) e ho ascoltato il sottofondo delle frasi di due uomini appoggiati alla panchina. Ho osservato i loro sguardi dietro i pantaloni di una ragazza (sguardi tranquilli dettati dall’abitudine che non hanno interrotto la conversazione) e ho notato la stanchezza, anche questa derivata dall’abitudine) negli occhi di chi mi ha dato il resto quando ho pagato il chinotto.

Se si osserva non occorre cercare l’ispirazione: le storie arrivano da sé.

* intanto ho scoperto (non la ricordavo) che La pelle dell’orso è anche una canzone cantata da Loredana Bertè. E comunque, ricordatevi, mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso 😉

** quadro: La passeggiata estiva di Giovanni Boldini

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Un pensiero su “Passeggiata estiva

  1. Ciao Morena, che cosa giusta hai scritto! 🙂
    Eh già, le storie vengono da sé, l’ispirazione la regala la vita di tutti i giorni così piena di sollecitazioni e stimoli e si resta sorpresi da quel flash nascosto in attesa di un segnale a cui reagire.
    A volte ho l’impressione che ogni muscolo, ogni nervo ed ogni recettore del corpo resti teso fino allo spasimo proprio in attesa di quel soffio d’aria capace di rinnovare un’energia. Energia che regala nuovi pensieri, nuove visioni, nuove ispirazioni.
    Ogni giorno camminiamo dentro correnti di sguardi e gesti con le orecchie invase di rumori, voci e musica ma basta fermarsi un attimo su una panchina o solo al ciglio di un marciapiede per cogliere con incanto passivo spezzoni di realtà, assorbire il flusso di immagini e suoni sui quali intrecciare nuove trame in una moltiplicazione di possibilità.
    Ieri qui c’è stata una festa di lavoro, una bella festa. Tanta buona musica, tutti vestiti elegantemente, sorrisi e sguardi affogati dentro cocktail arancioni misti a vodka ghiacciata, strette di mano, presentazioni e calorosi saluti. Sensazioni concentrate e dilatate che arrivavano a fiotti nel sangue, piccoli intervalli sommersi di abbracci, pacche, sorrisi e parole affettuose. Un tizio sconosciuto ha bussato più forte sul vecchio legno massiccio della porta d’ingresso. Oggi ci rigiriamo tra il caos di libri per terra e dischi sugli scaffali, bicchieri di carta, mozziconi di sigarette e tovagliolini sparsi sul pavimento. Sul colore arancione del cocktail che sento ancora in gola sto imbastendo a punti larghi un romanzo. E’ un colore solare, pieno di vitalità che regala energia, come quel tipo che ieri ha bussato incalzante alla porta da sembrare un orso e….chissà che non mi arrivi giustappunto l’ispirazione!
    Un abbraccio 😉

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