Il personaggio scomodo

81decalcomanie

«Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.»
(R. Magritte)

Siamo abituati a vedere le cose in un certo modo: sappiamo che chi soffre merita la nostra comprensione e anche la nostra compassione.
Sappiamo che chi si comporta male merita il nostro disgusto e la nostra riprovazione.
Chi ama e soffre merita di essere felice.
Chi tradisce merita la nostra rabbia.
Chi muore la nostra pietà.

Siamo abituati a giudicare i personaggi dalle loro azioni: se uno tradisce la moglie avrà comportamenti ‘cattivi’ in ogni situazione. Se una donna salva un gattino, lo porta a casa e lo cura, sarà di certo una donna buonissima. dimenticando che quella stessa donna tiene la madre legata al letto in modo che non giri per casa e non sporchi. Se la vediamo fare questi gesti restiamo sbigottiti: ma come? non è la donna che ha salvato il gattino? non è la stessa donna che va a servire pasti caldi alla Caritas?
Scoprire che un personaggio può fare due cose così diverse, avere aspetti diversi del carattere e, di conseguenza, comportamenti opposti, ci fa restare basiti.
Eppure basta aprire un quotidiano (un tablet), ascoltare un Tg (dove ‘ascoltare’ è la parola chiave, ma ormai non ascoltiamo più: crediamo di farlo) e sapremmo tutto ciò che c’è da sapere.
Se lo leggiamo in un libro restiamo sorpresi e pensiamo che l’autore sia matto e che di certo si è sbagliato.

Dovremmo prendere esempio dai fumetti: spesso nelle strisce disegnate troviamo l’eroe di turno che ha un aspetto dimesso di giorno e uno all’opposto di notte (o quando va a svolgere le sue ‘buone’ missioni). Non è raro vedere lo stesso personaggio in vesti diverse e a ogni veste corrisponde un modus operandi. Anche noi siamo così: basta cambiare cappello e mettere su una maschera diversa. Non esiste il totalmente black o il totalmente white. Spesso siamo grigi e nel grigio abbiamo mille mescolanze di colore.

Certo, è più comodo andare via lisci: personaggi univoci e chiari, che possiamo riconoscere subito perché sono codificati. Il bello deve essere maledetto, il brav’uomo (quello difficile da trovare per Flannery O’Connor, e anche per noi) è bravo in ogni situazione, l’amore è sempre difficile e il coronamento è sempre alla fine. Negli ultimi anni, a parte certi autori geniali, certi su cui non si può discutere, assistiamo a un appiattimento di storie e, di conseguenza, di personaggi. La letteratura sta tradendo ciò che dovrebbe essere il suo modo di essere, la sua mission direbbero in azienda.
Non si osa, perché si teme di non essere compresi.
Io credo, invece, che dovremmo farlo.
E credo, con i miei personaggi, di dirlo. Credo che sia questo quello che voglio dire con le mie storie.
Questo e un’altra cosa. Ma non voglio dire tutto oggi.

* quadro Décalcomanie di René Magritte

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5 pensieri su “Il personaggio scomodo

  1. Negli ultimi vent’anni ho trovato nella letteratura italiana due “personaggi scomodi”: nel 1994 il Pereira di Tabucchi del suo commovente “Sostiene Pereira”; nel 2010 il Tony Pagoda di Toni Servillo del suo straordinario “Hanno tutti ragione”.

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    1. Vero, Morena, i personaggi scomodi non si dimenticano. Mi sembra di conoscerli al pari (o meglio) di persone in carne e ossa. Tra l’autunno e l’inizio dell’inverno ho ascoltato, durante i miei viaggi in automobile per lavoro, la lettura integrale in audiolibro de “I miserabili”. Ben 60 ore d’ascolto. La lettura cioè d’un romanzo di oltre 1300 pagine.
      Per due o tre mesi mi è sembrato di conoscere come uomini e donne vere, Jean Valjean e quell’odioso Javert e la dolce Cosette e decine di altri “personaggi scomodi”. E ancora oggi, alle porte dell’estate, talvolta ci incontriamo.
      In passato mi è capitata la stessa avventura con quel candido idiota (sia detto senza offesa) del principe Myskin e con quel delinquente del giovane Raskolnikov, e con molti altri personaggi “veri”.

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