Tra facebook e twitter

torta

Ho notato alcune differenze marcate tra i due social. Faccio esempi banali, come certe sere in cui c’è un evento in tv; una trasmissione importante – quella che tutti dicono di non sopportare  e che invece seguono – come il Festival di Sanremo, ma anche un evento come le puntate di The Voice, hanno un seguito importante su Twitter, con gente che rilancia in continuazione i tweet e che crea hastag fantasiosi. Me ne sono accorta per caso, aprendo l’app del social e imbattendomi in questo fermento.

Allora ho aperto facebook per vedere cosa accadeva lì: c’era gente che impastava torte e si lamentava del tempo, animali abbandonati, qualcuno pubblicizzava i propri libri e rammentava di seguire la pagina fan.
Da allora, tutte le volte che c’è una cosa di rilievo, apro i due social e confronto. Niente da fare: su facebook si continua ad elencare i piatti di cui ci si è cibati, si enumerano difetti altrui, ci si lamenta o si ride di qualche disavventura, ma sembra un paese in cui non si viene toccati da altro.
Ho nominato due trasmissioni tv, ambedue di canzonette, quindi cose nazional popolari, ma potevo dire anche di eventi importanti come certe manifestazioni o come eventi di politica – politica che peraltro è abbastanza seguita anche su facebook seppure in modo diverso -, ma le cose non cambiano.

L’unica cosa che su facebook è molto sentita è la morte. Se muore un personaggio famoso, e in questi ultimi mesi ne sono morti parecchi, la piazza di facebook impazzisce tra citazioni, ricordi, video, articoli commemorativi. La morte su facebook genera molto interesse. È una delle poche cose che fa dimenticare le torte.

* l’immagine proviene da qui e si riferisce a un annuncio dato tempo fa proprio da facebook: “Le torte di compleanno sono fatte dalle persone per stare insieme, mangiarne troppe fa male e Facebook è molto simile alle torte”. Torte… morte: solo una lettera di differenza, solo una sfumatura d’interesse.

** suggerisco anche questo articolo uscito su Pionero in cui Matteo Peppucci parla delle differenza tra i due social nell’utilizzo delle case editrici

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13 pensieri su “Tra facebook e twitter

  1. non può essere una questione “logistica”?
    almeno per la mia esperienza… fb sul cell è caotico da gestire, ha un tipo di visualizzazione diversa. ad esempio sul pc vedi tutti i contatti, sul telefono quelli con cui hai contatti più frequenti. ed ha un tempo di azione – reazione più lungo.
    twitter non l ho mai usato, ma ha l immediatezza di un sms… (con pregi e difetti dello stesso). quando guardo un film “a distanza” con un amica, anche io e lei ci facciamo commenti e contro commenti via sms, tanto sei davanti alla tv, li puoi scrivere pure con un occhio alla tastiera e l altro al film…
    e mi chiedo anche, non dipende anche dai contatti che si scelgono?
    se su twitter segui Mentana (esempio a caso) logico che si è più su ciò che succede a livello di cronaca e politica… ma se le amiche di fb sono innamorata di Giallo Zafferano ecco che ti piovono ricette da ogni fronte…

    non lo so. forse sono proprio “ambienti” diversi. no?

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  2. Mi piace pensare che ci sia ancora un retro-sentire legato alla lentezza e magari anche alla privacy. Siamo tutti troppo (non so cosa, ma troppo) e troppo esposti, tanto rumore tanto caos che alla fine non ci si capisce più niente, chi ha detto cosa e perché, quando, come, e se era proprio lui a dirlo che forse non se lo ricorda manco più: sai se ne dicono di cose…e nei SN se ne dicono davvero tante. Non si riflette tanto quanto si scrive e si dice, ora. Un tempo non era così. Sarebbe interessante comprendere fino in fondo le modalità del nuovo comunicare. In tanta velocità io ci leggo un riscontro spesso negativo ma è indubbio che la stessa velocità permette cose che noi umani…Tanti, molti, “tutti” possono essere edotti in contemporanea, addirittura possono rispondere e leggere le risposte di tutti, una vera rivoluzione. Ma io sono ancora legata a quella parte di noi che richiama alla riservatezza, alla confidenza mirata, alla scoperta e alla sorpresa, all’attesa, ai tempi di decantazione, all’essere anche senza essere virtualmente visibili. Non so, ho tanto l’impressione che dietro queste macchine infernali raccogli-dati ci sia tanto bisogno di sostanza che fatico a trovare nella mega comunicazione collettiva. Non dico che si stava meglio quando si stava peggio, ma temo che ora conti di più stare su questo o su quell’altro SN piuttosto che comprendere ciò che si è davvero. Mi sbaglierò… Da FB sono “scesa” con grande soddisfazione e la mia vita non è cambiata minimamente, anzi è migliorata, e Tw non mi vedrà mai. Ciao cioppoletta, spero di sentirti presto.
    baci

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    1. Concordo su tutto. Sull’essere ‘troppo’ e sul dire troppo. Io credo che i mezzi siano interessanti, ma penso che non vengano usati bene. Poi, naturalmente, ognuno ha il suo ‘bene’ e quindi deve fare come crede meglio. Ma come fenomeno sociale credo sia da studiare. :*

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  3. Tutta ciò che è virtuale è molto interessante e non lo si può ignorare o snobbare poiché molte cose legate al quotidiano ora passano da questo. Senza parlare delle applicazioni straordinarie legate al mondo del lavoro. Risulta impensabile al giorno d’oggi svolgere una qualsiasi attività senza un indirizzo di posta elettronica, un sito. Mi chiedo però se stiamo andando inevitabilmente verso un mondo di vissuto in cui il tatto, il gusto e l’olfatto saranno destinati a non essere così determinanti…eppure le leggi della natura passano obbligatoriamente attraverso questi sensi. Mi chiedo: stiamo andando contro natura dunque? Amori virtuali, sesso virtuale, relazioni virtuali, movimenti virtuali che poi faticano ad avere un’identità precisa. Il cinema, ma ancor più la tv ci hanno “iniziati” ad immaginare individualmente, gli strumenti virtuali ci stanno abituando ad immaginare in collettivo soprattutto ad interagire ad accorciare ogni tipo di distanza, anche sociale, ma solo apparentemente dico io, mantenendo grossi limiti e depistando sul concetto di relazione. La cosa importante ritengo sia quella di non fare confusione, comprendere che sono solo strumenti al nostro servizio e non viceversa, cercare di non farci fagocitare da meccanismi spesso diabolici dove la “velocità di fruizione” viene scambiata per facile successo, dove fantasia ed illusione celano tristi verità a volte molto dolorose. Può essere carino scambiarsi le foto delle vacanze purché quelli ritratti siamo davvero noi. Poi mi chiedo: ma quante persone, de visu, mi hanno fatto credere di essere in un modo e poi si sono rivelate ben altro? E’ capitato. Si riduce tutto alla fortuna d’incontrare le persone giuste allora? Dietro ogni tastiera, ogni nick, ogni avatar c’è sempre un individuo estremamente complesso. Mi chiedo se nel mondo take away dei SN viene tenuto sempre in considerazione. E poi mi chiedo ancora: perché nel mondo “normale” sì?

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  4. Fenomeno da studiare, sì… Lo strumento usato per la comunicazione determina il contenuto della comunicazione stessa. La televisione ha creato idee, personaggi, narrazioni, relazioni che prima della tv non esistevano – e che non erano neppure immaginabili.
    L’applicazione “Facebook” (piattaforma web per condivisione di contenuti brevi e foto con una cerche di persone che più o meno si conoscono) ha creato “Facebook” e tutto il suo universo.
    Una collega, un po’ di tempo fa, mi ha detto che, pur provando un certo fastidio per l’invasività di Facebook, non trovava la forza di uscirne perché le sembrava di perdere qualcosa di simile alla propria carta d’identità. Sotto c’è un’intuizione forte, e cioè che la pagina di Facebook abbia a che fare con la propria identità; e in un’epoca storia in cui tutto diventa prodotto, la pagina di Facebook è la vetrina nella quale esponiamo noi stessi, la nostra identità costruita da zero.. il pagamento avviene in “Mi piace” e in “Follow”, piccole scariche elettriche che simulano, organoletticamente, il piacere di un’amicizia vera…

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