“Lo scrittore deve scoprire sfumature interessanti anche nell’ordinarietà”

Fedor_Dostoevskij

“Ciò nonostante rimane dinanzi a noi un quesito: come si deve comportare il romanziere con le persone ordinarie, completamente “comuni”, come deve porle dinanzi al lettore per renderle in qualche modo interessanti? Escluderli del tutto dal racconto non si può dal momento che le persone ordinarie costituiscono continuamente e nella maggioranza dei casi l’elemento indispensabile nel concatenarsi degli eventi della vita, escluderli dunque significherebbe trasgredire alla regola della verosimiglianza. Riempire i romanzi unicamente di tipi o, semplicemente per suscitare interesse, di esseri strani e inesistenti sarebbe inverosimile e, certo, anche poco interessante. Secondo noi, lo scrittore deve cimentarsi nello scoprire sfumature interessanti e istruttive anche nell’ordinarietà. Proprio quando, per esempio, l’essenza stessa di alcune persone ordinarie si racchiude nella loro ordinarietà quotidiana e immutabile oppure, ancora meglio, quando, nonostante tutti i loro sforzi straordinari per sfuggire in qualche modo dalla sfera della routine e della banalità, finiscono tuttavia per rimanervi immutabilmente ed eternamente invischiati, allora anche tali persone acquisiscono a modo loro una caratteristica tipica: la loro ordinarietà, che non vuole in alcun modo rimanere ciò che è, ma vuole diventare a qualunque costo originale e indipendente senza essere dotata di alcun mezzo per esserlo.”

“Non dobbiamo dimenticare che i motivi delle azioni umane sono molto più complessi e vari di come siamo soliti pensare e che molto di rado hanno contorni distinguibili. A volte è meglio che il narratore si attenga alla semplice esposizione degli avvenimenti.”

I brani sono tratti da L’idiota di Fëdor Dostoevskij, lettura che sto terminando in questi giorni e che mi ha molto colpita. Non solo per le frasi riportate sopra, che ho sentito come mie prima ancora di completarne la lettura (fenomeno affascinante che mi ricorda la lettura del Discorso sul metodo di Descartes, quando dissi: “Ma queste frasi sono mie! Cartesio mi ha copiato”, con grande delizia della persona che era con me e che stavo ‘aiutando’ a studiare per un esame). Non so se capita anche a voi di leggere una cosa, mai letta o studiata prima, e di sentirla così vicina al nostro sentire da domandarci “ma possibile? forse l’ho già letto in passato”.
Tutto questo discorso per dire che ritengo le parole di Fëdor Dostoevskij molto profonde e vere (certo, sto parlando di uno dei più grandi autori dell’ottocento, un grande romanziere e pensatore, e non sono certo io quella che deve dire se scriveva cose profonda, ma lo dico lo stesso), anche se non sono cose ovvie, però, visto i testi che circolano.

L’ordinarietà è difficile da scrivere; più facile buttarsi sul sensazionale ed enfatizzare certi eventi. Ma la bravura sta nella semplicità, nel racconto di povere cose e povere anime. Ed è meglio che il narratore si attenga alla semplice esposizione degli avvenimenti, anziché impelagarsi in contorte esplorazioni interne per soddisfare un ego che non vuole stare rinchiuso nella sua cameretta.

Il romanzo non l’ho ancora terminato e ne parlerò in seguito. È una lettura che dovevo fare da anni, ma rimandavo sempre. Ora l’ho trovato in ebook gratuito (risparmiare non è male, dai) e mi sono cimentata in questa avventura del Principe Myskin. Ma basta, non voglio dire altro per ora.

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3 pensieri su ““Lo scrittore deve scoprire sfumature interessanti anche nell’ordinarietà”

  1. Questo romanzo non l’ho ancora letto, anche se me lo riprometto da tempo.
    Certo, anche a me è capitato di leggere un libro e dirmi “caspita, questi sono i miei pensieri” e lo sento subito mio (con una piccola differenza, che il mio rivale l’ha scritto molto meglio di quello che avrei fatto io!).

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