Lettera aperta a chi scrive agli esordienti

stephen_king

Sono tutti pieni di consigli per gli esordienti.
Io leggo e faccio tesoro di tutto: magari in mezzo ce n’è uno buono. Di consigli, dico.
Tutti hanno qualcosa da dire per contribuire alla consapevolezza di questi poveri scrittori che non sanno nulla e arrancano in un territorio pieno di buche.
Ad esempio, leggo qui e scopro che “gli autori esordienti che si propongono a noi non sono poi disposti a investire il loro denaro nell’acquistare un libro di un esordiente (un loro pari, quindi) e spendere poi il loro tempo a leggerlo”.
Io, per anni, ho comprato, letto e recensito libri di autori poco noti pubblicati da case editrici di cui non avevo conoscenza fino a un attimo prima.
La lettera prosegue con “Quanti di questi autori esordienti che inondano coi loro testi le redazioni delle case editrici, sebbene invitati, sono poi fisicamente presenti tra il pubblico (sempre scarso) delle presentazioni di libri di autori esordienti?”
Io sono andata a innumerevoli presentazioni di autori esordienti, anche non invitata. Non solo, dopo avere letto il libro, e recensito, ho anche proposto interviste e le ho pubblicate in un quindicinale cartaceo La voce dell’isola e in molte riviste online, quindi ho studiato il libro in questione, a volte ho letto altre cose dell’autore, ho studiato il suo percorso, ho formulato la bozza con le domande e il cappello introduttivo, ho aspettato le risposte, ho riformulato il cappello e rivisto le domande, ho impaginato, pubblicato, spedito alle redazioni online per sapere se erano interessate e tutto questo per pura passione, perché, come sapete ma se non lo sapete ve lo dico io, non ho mai ricevuto un euro.
Alcune interviste, soprattutto a poeti, materia di cui non sono ferrata (sono poco ferrata anche del resto, ma della poesia soprattutto), hanno richiesto più di un mese di lavoro. E anche molto sudore e ansia, timore di non essere adeguata eccetera eccetera.
Sono sempre andate piuttosto bene: l’autore era felice delle mie domande, a quanto pare diverse dalle solite e abbastanza intelligenti da suscitare belle risposte, e il direttore del giornale, nonché le varie riviste online hanno sempre gradito.

Poi. La lettera agli esordienti prosegue elencando vari motivi di incuria da parte degli autori che aspirano alla pubblicazione: ad esempio, codesti spediscono a destra e a manca senza nemmeno guardare il catalogo e le copertine e soppesare la qualità dei libri editi dalla CE.
Non so cosa fanno gli altri. Io ho valutato bene ogni spedizione e delle CE che conosco, ho soppesato copertine, stampa, impaginazione. Alcune mi piacciono moltissimo, alcune molto, ma ho sempre cercato di capire come si muovono. Per la scrivente della lettera, gli esordienti non si chiedono nulla prima di spedire quel plico del cavolo che a loro pare fare un po’ schifo.
Io mi sono interrogata moltissimo, sui vari aspetti della faccenda.

Nonostante tutto questo, sono ancora qui. È vero che non abbiamo ancora detto nulla della qualità dei testi di questi esordienti che non fanno nulla e vorrebbero tutto, e neanche della qualità dei miei. Il motivo per cui sono ancora qui senza lettere piene di consensi, potrebbe essere la scarsa qualità di ciò che ho scritto, non certo il resto.
Credo che tutto ciò insegni qualcosa, ma cosa sia mi sfugge.

* l’immagine proviene da qui, pagina in cui ci sono consigli più utili

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3 pensieri su “Lettera aperta a chi scrive agli esordienti

  1. Ci sono soltanto verità in quello che scrivi, hai solo dimenticato un fatto fondamentale: per chiunque, (grande o piccolo, ignoto o di fama paletaria più o meno meritata),è importante solo ciò che egli stesso ha da dire, comunicare, predicare, diffondere, inventare. Perciò, a parte qualche fortunato/raccomandato/giàfamoso, tutti gli altri scrivono, pretendono e non leggono.

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  2. Egocentrismo imperante e umiltà inesistente. Il fatto di scrivere fa da cassa di risonanza. Personalmente, ritengo che la privazione del confronto tra pari non porti in alcun luogo. Ma il confronto lo sfugge lo scrittore egocentrico. Scrittore? Poeta? Solo lui a crederlo. A incensarsi. Dunque, il mio invito accorato a LEGGERCI.

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