Una riflessione sul mio romanzo “La centesima finestra”

La centesima finestra.om

A seguito dell’ultima recensione pubblicata in rete, questa a opera di Stravagaria, che vi segnalo perché mi sembra molto onesta e attenta, ho continuato le riflessioni su ciò che ho scritto.
Scrivo “ho continuato” perché le ho iniziate quando ho avuto il primo riscontro.
Io ascolto tutto e ci medito. Magari non arriverò a niente, ma io spero sempre di capire qualcosa in più, qualcosa che finora mi è sfuggito. E spero che questo mi serva per i prossimi romanzi.

A parte gli entusiasti che non hanno mosso critiche (e ci vogliono pure quelli, no?) e che ringrazio per la lettura partecipe, ci sono state alcune persone che hanno criticato la scrittura dell’ultimo capitolo, capitolo che a loro parere è superfluo e che è ‘troppo guidato’. Questa, mi pare, è la critica che più mi ha fatto pensare. Mi sono interrogata molto sulla scelta di scrivere questo capitolo. Scelta che comunque non è avvenuta. Non avevo due possibilità e ho scelto questa: a mio parere, secondo ciò che ho sentito durante la scrittura, questo capitolo ci voleva.

È vero che si potrebbe scegliere di non inserirlo, è una possibilità e non è detto che nel futuro io non la esplori, ma stavolta (questo romanzo scritto con ciò che sapevo allora, quando l’ho pensato) doveva essere così.
Non so se chi legge capirà, ma credo di sì.
E c’è stato anche chi ‘voleva saperne di più’ e si è dispiaciuto che il romanzo fosse finito. Questo per dire che i pareri su una lettura non sono mai uguali, anche quando parliamo di capolavori riconosciuti, e questo non è il caso.
Ma ci medito ancora.

Un’altra cosa scrive Stravagaria (e questa mi stupisce un po’): “La naturalezza della loro intimità a Cervo avrebbe lasciato presumere un ménage à trois di antica memoria che invece non trova riscontro”.
Mi stupisce, perché non è così scontato. La naturalezza è, appunto, la chiave dell’incontro. È questo il punto su cui si muove tutto e in cui si inserisce e nasce “la centesima finestra” nel suo significato più profondo.
Non starò a spiegare cosa ho voluto dire con questo romanzo, se qualcosa è necessario che io volessi dire, perché non serve a nulla sapere cosa l’autore ha pensato, bensì cosa il lettore penserà leggendo.

Per oggi basta, ma mi verrà in mente qualcosa d’altro ne sono certa.
Chi vuole dire la sua, è benvenuto.

Ringrazio Stravagaria per l’attenta lettura e il tempo che mi ha dedicato, e tutti gli altri che hanno commentato e scritto qualcosa.

 

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12 pensieri su “Una riflessione sul mio romanzo “La centesima finestra”

  1. A dire il vero anch io condivido la tua perplessità sulla questione intimità. nel senso che, probabilmente, se qualcosa fosse già stato all epoca nemmeno si sarebbe ripetuto (uno parte già ricordando, e la mente comincia a fare le somme dei problemi del dopo) partono che nemmeno se lo sognano e ci si trovano in mezzo e da lì partono le danze.
    E’ passato un po’ di tempo da quando l ho letto, e per come lo ricordo i tempi erano giusti, si parlava di cambiamenti ed evoluzioni e finisce quando la strada è spianata ad essi, (nessuno ti dice mai che Cenerentola ha rotto le palle al Principe dicendogli “usa le pattineeee quando entri nel castello… cit.) l ultimo capito lo mi aveva resa perplessa, mi sembrava in parte un voler confermare ciò che era già piuttosto evidente… ma alla fine… (e qui parlo prettamente per me) io non sono un critico letterario e quindi ci stava? non ci stava? io l avrei scritto o no? non so. da lettore c era e l ho letto… alla fine il libro mi è piaciuto.
    e a scandagliare troppo si rischia di fare gli allenatori del lunedì mattina al bar dello sport…

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  2. Morena, non so se te l’ho mai detto, ma tu hai dimostrato molto coraggio a sottoporti al giudizio di tutti con un romanzo. Un romanzo lungo che io non riuscirei a gestire. È ancora più bello chi ti scrive per dire cosa ne pensa. È la vera cosa piacevole della pubblicazione al di là di come sia il giudizio, che poi se è lusinghiero meglio ancora.

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  3. Cara Morena, credo di essere stato uno dei tuoi primi lettori – ricordi? non era ancora uscito – e avevo trovato che il tuo romanzo fosse “esemplare” nella sua costruzione, nella proporzione tra le parti, e nella sua ideazione.
    Per quanto riguarda la recensione di Stravagaria, che avevo letto qualche giorno fa, la condivido nella parte in cui sottolinea le cose che funzionano, mentre non sono del tutto d’accordo sulle due “critiche” – che sono evidentemente molto amorevoli. Per quanto riguarda l’ultimo capitolo, a me è sembrato forse un po’ troppo “buono”, ma mi è piaciuto – un finale da commedia a lieto fine, dove tutti i nodi vengono sciolti, gli equivoci chiariti (anche se mi rimaneva un dubbio sull’atteggiamento della moglie di Fabio, che continua a fargli credere che il figlio (o la figlia? o erano due gemelli?) non sia suo).
    Sul pregresso del menage a trois, invece, no, non avevo avvertito questa discontinuità tra il loro passato e il fine settimana tutti insieme; l’ho avvertito, piuttosto, tra il fine settimana passato tutti insieme, e il dopo. Cioè, non è stata una storia di una notte, ma qualcosa di assolutamente eccezionale, nella forma e nella partecipazione – mi sarei aspettato che il ritorno alla normalità fosse, se non altro, un pochino più complicato. Perché lei, dopo aver passato le notti con loro due, non ne vuole più sapere? Ecco, io ho fatto più fatica a capire questo passaggio.

    Ma si tratta, evidentemente, di impressioni soggettive. Prendile come un utile confronto dialettico! 😉
    Un abbraccio,
    Paolo

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      1. @Giovanni: quanto complicato? Lei lascia Paolo, Dario inizia a capire qualcosa della sua vita e Fabio insegue un sogno perché non ha ancora la consapevolezza di ciò che ha fatto e di quali possono essere le conseguenze.
        L’evento ha fatto capire qualcosa a tutti e tre. C’è chi impiega più tempo, ma alla fine ci arrivano tutti.

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      2. Non per altro, mi sembrano cose di normale amministrazione, il romanzo ha una partenza forte, però poi non viene sfruttata questa partita a picco, anzi si arena dopo i primi capitoli. Ci sono scene in cui potresti osare, ma non lo fai, tipo la lite in casa di Annalisa che si risolve molto pacificamente senza alcuna conseguenza, ma questo chiaramente può non voler dire nulla. È la mia idea, però magari a saperne di più di loro da giovani, dei loro legami passati, abbreviando la storia del presente avrebbe creato più empatia per un personaggio. Dipende magari dalle letture che uno fa, ma un prossimo tuo romanzo lo leggerei volentieri, so che fai cose buone e ci metti l’anima. Lo conferma anche questo tuo post in cui ti interroghi.

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    1. @Paolo: “Perché lei, dopo aver passato le notti con loro due, non ne vuole più sapere?”
      Mi pare che Annalisa lo dica: una cosa a tre non è pensabile. È accaduta e basta. Non può avere seguito.
      E ‘scegliere’ uno e l’altro no, avrebbe delle implicazioni che lei non è in grado di sopportare. E sono due uomini sposati. Cosa che lei non cerca.
      Tu dirai: Ma ha già Paolo.
      Appunto.
      e infatti se ne libera, forte delle sensazioni che ha provato e cosciente di cosa ci può essere nella vita.
      Ma ho già parlato troppo. L’autore deve tacere 😉

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      1. Ok, ma di fronte a tutte queste controindicazioni, avrebbe dovuto fermarsi prima, no? Erano sposati prima del weekend, ed erano due prima del weekend: il salto l’ha fatto, e molto coraggioso. Perché poi torna sui suoi passi? Non è stato un bacio – questi hanno passato un intero weekend sempre dentro al letto, in tre! 😉

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  4. Eh, ma queste ‘controindicazioni’ non le vedeva mentre erano là. Credo capiti a molti: quando sei vicino a una cosa che ti piace e le altre sono lontane, vedi solo quella.
    O no?
    A molti ho detto. Non a tutti.
    E non tutte le volte, ovvio.
    Ma a me interessava proprio quella volta lì.
    E su questo non ho nessun dubbio.

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  5. @Giovanni: quello, però, sarebbe il tuo romanzo. È quello che tu vorresti leggere, non quello che io ho scritto.
    A me non interessa(va) mostrare loro da giovani: ho detto quello che serviva. A me interessava metterli in quella situazione e vedere come se la cavavano.

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