Esiste ancora l’etica? La scrittura e il web vanno troppo d’accordo

etica

Esiste il senso di certi valori?
È giusto sollecitare, richiedere un parere positivo, un ‘voto’? Non parlo di politica, anche se credo che ogni discorso che tocchi etica e morale, sia anche un discorso politico.
Parlo di comportamenti collegati a un certo uso del web.
È giusto mandare messaggi a tutti i contatti di twitter, o di facebook, o di altri social, senza distinguo, senza preoccuparsi di invadere la ‘testa’ altrui e di spingere a fare cose di cui non si ha la minima voglia?

E, inoltre, è giusto che a questa sollecitazione si risponda eseguendo la richiesta solo perché si è persone che dell’educazione hanno un’idea vaga, idea che le spinge a non salutare il vicino di casa, a scaricargli il fango davanti alla porta, quando non sono bucce di mela, ma a rispondere solleciti quando qualcuno fa una richiesta simile?

E, se la richiesta riguarda un voto per un testo che quando si legge fa venire la pelle d’oca e fa sobbollire lo stomaco, perché il finto senso d’educazione e d’amicizia, fa in modo che si ottemperi pure alla richiesta di voto, inficiando il senso di ‘scrittura’?

Si può imparare a scrivere? chiede oggi dal suo blog Marco Freccero.
La risposta è no. Si può migliorare la propria scrittura, ma non si può imparare se non c’è qualcosa che nasce da solo e che chiamiamo ‘talento’.
Il miglioramento, però, viene guidato dai commenti che riceviamo quando qualcuno ci legge. Commenti che possono contenere verità comprensibili alla mente di chi ha scritto, ma anche verità traviate dal gusto di chi ha detto la sua. La mente dell’autore deve discernere tra le verità e scoprire la sua. Per fare questo, la mente deve essere preparata, deve avere letto, studiato, osservato.
Ma, se i commenti che si ricevono sono guidati solo da quel falso senso d’educazione, se sono scritti tanto per ‘essere gentili’, o nella speranza di ricevere un ‘cambio favore’, allora non servono a nulla se non a nutrire un ego sbagliato che non vuole sapere se ha combinato qualcosa di buono perché è già certo di averlo fatto e di essere molto bravo.
Purtroppo queste situazioni si stanno moltiplicando e generano un falso riferimento per chi legge e per chi vuole scrivere.
Chi sta ancora accarezzando l’idea di mettersi a scrivere e si imbatte in un post dove si celebra una falsa idea di scrittura, non potrà fare a meno di pensare: “Ma così lo so fare pure io!”, e subito dopo inizierà la scrittura del suo romanzo capolavoro.

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8 pensieri su “Esiste ancora l’etica? La scrittura e il web vanno troppo d’accordo

  1. E senza voler apparire a tutti i costi educato ( 🙂 ), sono perfettamente d’accordo con te, su tutto e di più, sì, dippiù, perché ci aggiungerei anche un’altra cosa, spesso quando vado nell’about del blogger che visito per la prima volta, ci trovo scritto che gli piace scrivere e che l’idea segreta che coltiva da sempre è di scrivere un libro, poi leggo e, non sempre per fortuna, i contenuti non mi sembrano tali per coltivare un simile sogno.

    Ma oggi si va oltre purtroppo, tanti hanno l’abitudine di lasciare solo un like e più di una volta mi sono chiesto se questi signori/e hanno nel frattempo letto l’articolo, tant’è che non vado neanche a trovarli, perché mi sembra una cortesia forzata (la loro) che non ha motivo di esistere, visto che il blog nasce sia per essere letto e di conseguenza, per essere commentato, o almeno io la penso così.

    Una delle cose che contestavo prima di aprire il blog, erano quei commenti telegrafici “ciao, ti voglio bene” “ che bello” ecc. ecc. infatti spesso e volentieri, venivo criticato per i miei commenti a volte più lunghi del post stesso, come se esprimere un parere su quanto c’era scritto, rientrasse in certi schemi rigidi e prefissati, dove le parole, più di tanto, erano del tutto inutili.

    In quattro anni di blog, ho scritto 360 articoli e nel farlo, non mi sono mai chiesto più di tanto, forse perché di sogni nel cassetto ne ho talmente tanti che quello dello scrittore non è senz’altro tra i primi posti. Probabilmente il problema è un altro, decidere cosa fare da grande e, ammetto con un sorriso sulle labbra, di essere ancora in alto mare.

    Dici che ci sono speranze?

    ps: perché, esiste in generale l’etica? 🙂

    ps di ps: evvabè, il mio commento non è più lungo del tuo post, questa volta.

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    1. evvabè, Arthur, ti sei contenuto: non hai scritto un commento più lungo del post, ma hai fornito un bel contributo alla discussione.
      Non sai ancora cosa farai da grande, ma sai distinguere le persone (non sempre, ma quasi). Anch’io leggo delle cose da brividi in blog dove l’autore dice che ama scrivere. Bisognerebbe sapere cosa intende con questa frase.
      E quei commenti, ciao, e buona serata, e buon week end… lasciati solo per richiamare (!) visite sul proprio blog. Richieste su richieste: a volte credo che il web sappia generare solo questo.
      Poi mi ricordo che ho avuto (ho) ben altro e mi consolo.
      Quest’anno concludo il primo decennio di blog e sto facendo il punto mentale della situazione. Punto che presto diventerà scritto (ovvio) 😉
      ps. no, l’etica in generale, e anche in particolare, non esiste più.

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      1. Dici che so distinguere (non sempre ma quasi) le persone? Su quel “non sempre ma quasi” hai ragionissima, anzi dippiù, dippiù, mannaggia di una mannaggina, come direbbe l’amico Alan, ma non tutti i mali vengono per nuocere, e no, scussa, inszomma, mannagg… e porcacc… , evvabè che come nonno Archimede non ci ho capito niente, e come Erzicovina delle Valli Ruspanti ci ho classe che sembra acqua fresca, considerando il fatto che a quest’ora della sera spesso e volentieri sono mezzo assonnato e l’occhio destro, che non è simile a quello sinistro per via di una papinona ricevuta alcuni anni fa, mentre leggevo il giornale, in un bar dell’angolo, si proprio quello tra via Camillo Benso conte di Cavour e piazza Reginetta Fiorentina (forza Napoli… ), infatti per tutti quelli che non lo sanno, ho un occhio di vetro che mio fratello, oculista, ha fatto arrivare espressamente dal Paraguay, terra di mille risorse e tante biglie di cristallo, poi mentre che c’era, mi ha procurato anche una dentiera fatta con osso di coccodrillo e un ginocchio di cocco essiccato esclusivamente al sole delle Maldive, quindi, nel caso mi riconoscereste subito, perché zoppico un pochettino e quando parlo strascico la lingua come se fosse una locomotiva che va per il rifornimento nel capannone accanto a quello dell’ESSELUNGA, ma così lunga che più lunga non si può e, dicevo, orco, non me lo ricordo più… e no, dicevo che mi viene da ridere pensando che qualcuno è andato ben oltre, anziché lasciarmi un like, che alla fine dei conti sarebbe stato molto ma molto meglio, ha fatto riferimento a certi spaller, cose complicate che sono dovuto andare a cercare nella Treccani, quella economica però, passando dal Wichi_Arthur per trovare il significato di così tanta solerzia. 😆 😆 😆

        Mannaggia, che strana gente gira per la rete ultimamente!

        Ps: scusa, come tu sai, ogni tanto sono vittima dei miei disorientamenti letterari, dici che è grave? 🙂

        Ciao e buona serata.

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    1. Si potrebbe aggiungere qualcosa di ancora più incisivo. Tipo: ma andate tutti a quel paese! 😉
      A volte mi dico che sono troppo educata. Dovrei imparare dagli altri. Ma poi mi dico che vado bene così. Pure io ho un certo ego, no?
      grazie Nicola.

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  2. Io il problema me lo pongo eccome soprattutto quando “recensisco” libri. Non mi piace fuorviare chi legge e cerco di essere soggettivamente obiettiva ma mi è capitato di recensire negativamente e di leggere nei commenti che avrebbero seguito il mio consiglio di lettura (?)
    Il problema è la superficialità di chi legge e il calibro chi chi frequenta la rete. Ora più che mai è indispensabile usare criteri selettivi per aggirarsi nel mondo dei blog perché ciò che è facilmente accessibile a tutti diventa terreno per un uso improprio del mezzo.
    Mi sono resa conto che l’uso del like è spesso strumentale ma per quel che mi riguarda è come l’applauso a teatro: leggo, apprezzo e sottoscrivo. Quel che fanno gli altri è affar loro ma evito chi lascia i like a pioggia un secondo dopo la pubblicazione di un post, nemmeno l’uomo bionico riuscirebbe a leggere in pochi secondi un post di 30/40 righe.

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  3. oddio… mi hai “costretta” a fare un calcolo.. sono 9 anni a febbraio che bazzico per blog. “mariavergine” direbbe Nonna Ester.
    comunque secondo me il blog ha permesso a tanta gente (me compresa) di avere visibilità. e quindi cercare riscontro per i propri scritti e “a basso costo”. nel senso che spesso c è poca cura e poco dispendio di idee e di energia. anche il fatto di poter cliccare su “mi piace” e bon… è una cosa che non amo nemmeno su faccialibro, perché non mi dice niente. per una foto posso capire, ma per un testo? non si fa nemmeno più la fatica di leggere e clic. ci piace.
    e uno si misura e coltiva la propria autostima (o autocritica) a seconda del “successo” ottenuto…
    reale? mah… vedo blog molto interessanti e scritti molto bene che hanno sì e no 10 commenti quando va di lusso e blog dove si scrivono minchiate (ops… ) dove i commenti sono oltre un centinaio. misteri della fede…

    ps. vedo che Arthur scrive i pippolozzi pure da te! 😀 ma allora è vizioooo!!! 😉 :*

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