Quasi inverno – di Sonia Sacrato

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Ciao Splendida Donna,
come stai? Immagino ti stia godendo il sole di questa vacanza tanto attesa. Mi fai una notevole dose d’invidia sai?
Stamattina la mia Smart aveva il musino ricoperto di ghiaccio e il freddo era di quelli che ti passano sotto i vestiti e ti fanno tremare di santa ragione, ma finalmente è tornato un po’ di sole. Di pioggia ne è caduta così tanta che pensavo mi sarei risvegliata sotto forma di lichene d’Islanda.
Le montagne dell’altopiano di Pianezze sono già innevate, e, come tu ben sai, amo le giornate così fredde e nitide da farmi vedere le montagne bianche anche da qui. Che sì, lo so, sono qui a Est e mi sembra di essere lì ad Ovest, dove vedere le montagne innevate a fare il girotondo intorno alla città è normale.
Ieri ho passato la mattina in centro con l’Admo per la vendita annuale dei panettoni. E’ stato divertente nonostante la pioggia, nonostante chi ti schiva pensando che tu gli voglia vendere una multiproprietà o una enciclopedia. Stiamo davvero diventando così freddi e impassibili? Ci stiamo abbrutendo… La parte più bella è quando vedi i bimbi più piccoli sorridere fino alle orecchie se ti avvicini a mo’ di pagliaccio per regalare loro un palloncino. Sono gli unici, credo, ad avere ancora emozioni genuine.
E poi il pomeriggio con mia madre in una di quelle serre mastodontiche, hai presente? Ci siamo state anche noi l’anno scorso. Si cammina con percorsi guidati attraverso addobbi natalizi di varia origine e natura, divisi per settori, suddivisi per colori. E ci sono alberi di ogni altezza, verdi e bianchi e musica di Natale di sottofondo. Mancavano solo gli elfi. Giuro!
Ma per me è ancora presto, sarò che si vedono luminarie già accese da metà ottobre, sarà che per lavoro ci vivo in mezzo da luglio, ma prima cominciano ad apparire babbi natali, più mi tengo la voglia di attendere l’8 dicembre, perché solo dopo quella data si pensava a Natale, con mio Padre che progettava il presepe ogni anno diverso, per ambientazione e scenografia. E ogni anno c era da stupirsi, alle volte da incazzarsi (mia Madre quando ha scoperto che Natale 1984 sarebbe stato all’insegna del deserto, con il presepio carico di sabbia che s’aveva da spazzare ogni sacrosanto giorno, e la sentivi borbottare, che poi finiva di sistemare e tempo cinque minuti ti sentivi quel cric cric sotto le suole, come si camminasse sullo zucchero! Ma quanto era bello! E poi, a mio Padre non si poteva certo dire di no, che ti guardava con quel sorriso da sotto il baffo nero e si faceva perdonare tutto…).
Non ho ancora pensato a nessun regalo, se ci rifletto su, quest’anno vorrei avere solo tir di pace e sciogli pensieri da regalare a chi mi sta più vicino. Forse è per quello che quella magia, quel friccico del Natale ancora non si sente. Ce ne sono così tanti di pensieri e grossi come i problemi.
L’unico regalo che ho comprato è proprio quello per Papà. Perché quando ti strappano i riti, ne devi creare necessariamente di nuovi.
E allora ogni Natale mio Padre ha un fiore natalizio diverso. Gli ho sempre regalato una rosa, io che sono il suo fiore di maggio. Ma quest’anno si osa, quest’anno si cambia, con un fiore di gemme blu intenso da legare con una foglia di felce argentata. Ho scelto quello perché c’è bisogno di sberluccichi e riflessi di sole. Sono convinta che ne abbiamo bisogno tutti.
E poi il Blu è il mio colore preferito e non solo il mio, tu lo sai. Perché vorrei che lui, che da lì mi segue e ogni tanto ci mette la pezza sui miei errori sui miei danni, sui passi incerti, si ritagliasse un po’ di tempo per buttare un occhio anche su qualcuno che è il mio Blu.
E so che lo fa, ne sono sicura. Eddai su, non fare quella faccia… abbassa il sopracciglio! Sai che è così!
La mia più grande speranza è che ci piova addosso un po’ di quella polverina magica, che finisca sui pensieri e sui desideri, e ci permetta ancora di sognare, di avere voglia di buttare lì un progetto per un treno e una via di mezzo, per inventarsi sorrisi anche dove si fa fatica a trovarne, perché non sempre basta un palloncino, ma sorridere resta comunque qualcosa di contagioso.
Adesso ti lascio alla tintarella! Fammi avere buone tue e fammi sapere quando torni, così da poterti venire a prendere all’aeroporto.
Ti abbraccio.
Sonia

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* testo e foto di Sonia che ringrazio. Il brano è stato pubblicato anche nel Magazine di Scriveregiocando che potete scaricare, leggere, sfogliare e pure divulgare 😉
E, per chi se l’è persa (vergogna! 😉 ) , questo è il link alla pagina natalizia 2012, piena di racconti e poesie, e di ‘spirito natalizio’.

Auguri a tutti

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3 pensieri su “Quasi inverno – di Sonia Sacrato

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