Tokyo Blues (Norvegian wood)

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Io l’ho letto nella versione con il titolo Tokyo Blues ma è solo durante la lettura che ho capito trattarsi di quel Norvegian wood che mi ero appuntata di leggere. (a volte non sono così sveglia come sembro)
Haruki Murakami ha una scrittura fluida, intimistica ma non pallosa, rischio che si corre quando si scende molto nell’intimo.
Non so dire se sia un capolavoro, forse non lo è, ma ho gradito molto l’atmosfera orientale, e quel senso di “fuori dal mondo” che permea tutta la narrazione. 
Watanabe s’innamora di Naoko, ragazza del suo migliore amico, Kizuki, morto suicida. Ma s’innamora anche di Midori, compagna di corso all’università e si bilancia tra questi due sentimenti forti.
Naoko intanto è stata ricoverata in un istituto psichiatrico e quando Watanabe va a trovarla conosce Reiko, sua grande amica e insegnante di musica.

Come vada a finire non ve lo dirò. Dico solo che un romanzo di vita in cui la morte aleggia su ogni parola. È giusto che sia così: la vita e la morte sono compagne e una non può stare senza l’altra.

Mi rifiuto di definirlo, come molti fanno, un ‘romanzo di formazione’. Questo perché non amo questa definizione.
A mio parere, ogni romanzo racconta una formazione, una crescita personale. E tutte queste etichette diventano noiose, non credete?
È un bel romanzo, un romanzo che racconta una storia. Questo dovrebbe bastare.

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5 pensieri su “Tokyo Blues (Norvegian wood)

  1. Boh, a me murakami piace molto, e ho letto (quasi) tutto ciò che c’è di suo in italiano. Noregian wood (ma chissà perchè nella prima versione Feltrinelli l’aveva reintitolato Tokio Blues ??? E’ Einaudi che nel ripubblicarlo è tornata al suo titolo originale) è il suo miglior romanzo “mainstream”. Ma il grosso della sua pubblicazione è fatta di romanzi e racconti con una forte componente fantastica, che io (e molti altri come me) apprezzo molto: Kafka sulla spiaggia, La fine del mondo e il Paese delle meraviglie, L’Uccello che girava le viti del mondo, Nel segno della Pecora, ed il recente (e un po’ strombazzato) 1Q84 appartengono a questo filone. Comunque, anche dai commenti che si leggono in giro, Murakami o lo si ama o lo si odia, senza mezzi termini.
    Io lo ama.

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  2. Questo libro rappresenta, per me, una delle più cocenti delusioni letterarie degli ultimi anni…mi ci ero avvicinato con troppe aspettative? Ma ho trovato piattezza, una totale mancanza di umorismo (anche quando vorrebbe far ridere), e uno stile post adolescenziale che… che non sono riuscito a finirlo: potevo andare avanti tutta la vita a leggerlo, o fermarmi immediatamente, e non sarebbe cambiato nulla… Peccato, perché ora sfido chiunque a cercare di convincermi a leggere un altro suo libro!

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  3. Ho letto Tokio Blues quando il titolo era quello, era credo il 1996 e mio figlio frequentava il liceo. ricordo che l’avevo ritirato in biblioteca (difficilmente acquisto libri) e portato con me a un consiglio di classe. Nessun insegnante conosceva questo autore. a me non è dispiaciuto, ma non mi ha neanche entusiasmato, sono un fan di Yukio Mishima. 🙂

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