Argo

Il film racconta fatti realmente accaduti, a Teheran nel 1979.
All’inizio c’è una parte in bianco e nero con una voce fuori campo che racconta l’antefatto, il clima che c’era a Teheran in quei giorni, dopo la fuga dello scià Reza Pahlavi, e io ho scoperto che non sapevo nulla – o non ricordavo nulla, che è la stessa cosa – di questa rivolta sociale e dell’incursione nell’ambasciata e degli ostaggi tenuti prigionieri per più di un anno.
Il film è incentrato sui sei impiegati che sono riusciti a fuggire e che si sono rifugiati in casa dell’ambasciatore canadese che li ha nascosti.

A Ben Affleck, esfiltratore collaudato, sarà affidato il compito di riportarli in patria. La CIA ha delle idee ma lui le smonta tutte: non sono credibili. E ne inventa una che è ancora più incredibile: fingere che i sei siano una troupe andata in Iran per eseguire il sopralluogo per un film che non esiste e riportarli a casa.

Si mette in piedi un ufficio di produzione, si acquistano i diritti di un film, si disegna lo storyboard, si coinvolge la stampa affinché escano articoli che diano un alone di verità al film.

Quindi si parte.

Ma la vicenda è appena agli inizi, i contrattempi e i sospetti non mancano. Ce la farà Tony Mendez – vero nome dell’agente interpretato da Affleck – a portare a casa tutti compreso se stesso?
Il finale è da cardiopalma e anche da commozione, con un inseguimento frenetico che tiene lo spettatore legato alla poltrona con il fiato sospeso.
La storia è talmente bella che, se non fosse vera, si doveva inventarla. I sei sono bravi e l’atmosfera è ricreata a regola d’arte, fino nei baffi e nelle basette tanto di moda in quegli anni.
Affleck è un po’ cupo e molto compreso nel ruolo, ma è comprensibile. La tensione è alle stelle e lui è pure il regista e questo è un film vero.

Angoscianti le scene con gli invasori dell’ambasciata che minacciano con le armi i rapiti e inscenano una fucilazione. E inquietante la scena con i ragazzini e le donne reclutati a ricostruire i documenti tagliati a striscioline minuscole al momento dell’assalto all’ambasciata. Unendo le strisce di carta trovano le foto degli impiegati a capiscono che ne mancano… Non aggiungo altro.

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