Scrivere un diario

Come ho detto e scritto più volte, non ho mai pensato di scrivere un diario. Neanche nei beati anni di gioventù, quando ancora non si immaginava cosa potesse succedere in una vita vera, e si pensava che la pena più grossa che ci potesse capitare fosse che il biondino con gli occhiali seduto al primo banco non ti si filava.
“Caro diario” non fa per me.
Non mi attira l’idea di confidarmi con una penna.
Eppure, il diario ha un grande fascino: sfido chiunque veda un’agenda abbandonata a non desiderare di sbirciare tra le pagine. Ci si immagina confidenze intime e segreti così brucianti da sorprendere. E c’è il fattore curiosità, quell’impeto a frugare tra la biancheria sporca dell’anima, sperando di incappare in un bigliettino romantico in cui immaginare tresche proibite.

Il “diario” per eccellenza, quello che ci viene in mente per primo, è quello di Anna Frank, conosciuto ovunque e dalla maggior parte dei lettori. Questa risonanza mondiale, indubbiamente, è stata favorita dall’argomento trattato da Anna Frank: dalla guerra e dal fatto che lei fosse ebrea e dovesse nascondersi.
La maggior parte delle persone, di noi, non susciterebbe lo stesso fascino e seguito di lettori, se scrivesse della propria vita. Eppure in giro si sente dire spesso: “La mia vita è come un romanzo. Dovrei scrivere un libro”.

Scrivere un diario, un diario che pensiamo potrà essere letto, non è la stessa cosa di scrivere in solitudine, vergando parole sui fogli di un quaderno di cui solo noi abbiamo la chiave. Se il testo esce dalla solitudine si deve rivestire di un  composit che è un mix di letteratura e di fascino, comunemente chiamato “arte”.
Una pagina ben confezionata, attraente, deve avere qualcosa che scorre sotto lo strato superficiale. Si può scrivere la semplicità, ma occorre farlo bene.

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6 pensieri su “Scrivere un diario

  1. Io ce lo avevo un diario, ma ovviamente era un diario, lontano da quello che può essere un testo da pubblicare, anche perché nasceva con ben altra necessità.
    Altro conto è scrivere un romanzo in forma diaristica, cosa che non ho visto fare mai, non so nemmeno se mi piacerebbe come lettore leggere una scrittura in tal forma… Ci ho provato in un mio racconto a mettere piccoli stralci di un diario della co-protagonista, ma il testo è solo in piccola parte in forma diaristica. Lo hai anche letto quel racconto, non so quanto sia piaciuto o meno, forse poco, non so… 🙂

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  2. Io ho cominciato a tenere un diario personale quando avevo 13 anni e non ho mai smesso. I diari dell’adolescenza sono tutti diari “segreti”, di quelli con il lucchetto, luoghi di sfogo e di domande esistenziali. A 19 anni ho sentito il bisogno di tenere un diario ‘aperto’, che potesse essere consultato anche da altri, soprattutto perché mi teneva compagnia durante le lunghe e solitarie giornate universitarie trascorse in appartamento da sola. Ora tengo un’agenda su cui annoto, oltre agli impegni del giorno, anche i pensieri che hanno accompagnato quel giorno. Per me la scrittura diaristica è assolutamente complementare alla scrittura narrativa o a quella pragmatica per l’università.

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  3. sono una ragazzina e o avuto il primo diario a 11 anni e vorrei dire a tutti che scrivere e importante avere un diario e importante su un diario si puo esprimere lamore lamicizia un sentimento la rabbia tutto io credo che nella vita sia importante avere un diario e dico anche nn smettete di scrivere e moltissimissimo importante

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