Cambiare cappello

Ognuno di noi ha tanti modi di essere e tante capacità. Certe volte diciamo: “ora mi metto il mio cappello da pittore e imbianco casa”, oppure “indosso il cappello da chef e cucino le lasagne”.
Cambiare cappello equivale a cambiare attività e modo di fare.
Due giorni fa ho fatto una cosa che ‘morena fanti’ non farebbe e mi sono ricollegata, complice un gruppo che qualcuno ha creato su facebook di ‘vecchi splinderiani’, a certi miei pensieri che feci all’epoca (nel 2006 per l’esattezza).

Ho già detto che in quegli anni curavo sei blog (nei link ce ne sono solo due, quelli che sono riuscita a salvare seppure non con i loro template originali: quello di aquiloneblu era fatto ad hoc da un amico che amava pasticciare con la grafica), con diversi nick. Mi ero accorta che, cambiando nick e blog, cambiavo anche il mio modo di postare, scrivevo cose diverse. Come se indossare un template e un avatar diverso cambiasse i miei pensieri.
Ma naturalmente io ero sempre la stessa e ognuno dei blog mi raffigurava, ognuno era pieno di me.
Quindi, cosa succedeva? Cosa rendeva i blog diversi tanto da fare immaginare a chi leggeva, persone diverse? In uno ero “una trentenne che viaggiava per il mondo, molto emancipata e sicura di sé, che guidava una monovolume”, in un altro ero “una cinquantenne che abitava in campagna, curava l’orto e cucinava manicaretti deliziosi”, oppure “una quarantenne colta e raffinata che non disdegnava occasioni erotiche”.
Ma alla fine, io chi ero?

Può un nickname condizionarci e farci abbassare le difese?
Direi di sì. Quanti si sono nascosti dietro un nome di fantasia e hanno fatto cose che uscendo in strada con i loro abiti e la loro borsa da lavoro non farebbero mai?

Non so se queste mie considerazioni sono ricollegabili, ma poco fa ho letto questo post di Paolo Zardi (che mi è piaciuto molto. Il post, non Paolo. Ma comunque, anche lui mi piace ;)) e mi pare ci sia qualcosa che unisce i due post.

ps. e magari, cambiando cappello, avremo la fortuna di trovarci sotto Rémy e cucinare così la nostra eccelsa ratatouille

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7 pensieri su “Cambiare cappello

  1. Anch’io, per almeno due anni, ho gestito diversi blog, che però erano riconducibili a un unico soggetto, che era Pabloz. Ognuno di loro si occupava di argomenti diversi, e lo faceva con un taglio completamente diverso. E’ stata un’esperienza davvero esaltante. E ricordo bene come nessuno rivelasse la propria vera identità; la cosa paradossale era che chi scriveva dietro a un nick aveva la possibilità di essere davvero se stesso – senza maschere, senza paura di essere criticato.
    E’ stato Facebook (ancora lui!) a tirare fuori la gente dal guscio: da lì in poi, è iniziata la celebrazione autobiografica del proprio quotidiano, un narcisistico ripiegamento su se stessi.. E così abbiamo perso una caratteristica fondamentale della rete, che era la libertà che derivava dall’anonimato…

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  2. Riecchime…
    mah. pensavo. alla fine ho all attivo un blog morto (quello su splinder) e due attivi, ma sono sys(sa) da entrambi i lati. che poi è il mio nomignolo in casa..
    quindi no… così come sono qui così sono fuori (aiuto!) quello che scrivo qui è quello che penso di lì… però ammetto di essermi presa dei bei cartoni visto che spesso non è così per gli altri.

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  3. bel post ! (anche quello di Paolo), personalmente non credo che riuscirei a gestire più di un paio di blog, ed infatti, ne ho solo uno e lo tratto anche male 🙂 Nel senso che ci scrivo poco. Comunque credo anche io che l’anonimato favorisca le diverse personalità che convivono al nostro interno, Forse,
    nella vita reale, poi, si sommano algebricamente e si annullano e quello che rimane siamo noi.
    Va bé, faccio sempre una gran confusione, quando tento di spiegare alcuni meccanismi 🙂
    un bacio a Morena e un saluto a tutti gli altri.
    vincenzo

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  4. Argomento intrigante. Pur senza esperienza diretta (mai avuto un blog, scrivo in quelli altrui e più o meno sempre con lo stesso nick), trovo interessante il tema e le vostre esperienze.
    Ed è stata occasione per andare a sbirciare il bel blog di Paolo Zardi, e la discussione aperta anche lì, che seppure con risvolti diversi tocca (hai ragione) gli stessi temi di fondo: chi siamo ? come ci definiamo a noi stessi e agli altri ? come veniamo (o vorremmo essere) riconosciuti ?
    Spero che il discorso continui (su entrambi i fronti)….

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