Le grandi domande della vita

 

Per chi pensa che il fumetto sia un’arte minore.
Schulz era un genio. Certo, non tutti i fumetti sono di questo livello, però disegnare strip non è cosa da poco. Non parliamo delle avventure a fumetti, tipo Tex Willer o Dylan Dog (quando penso a Dylan non posso fare a meno di esclamare “Giuda ballerino!”) che sono vere storie raccontate con i disegni. Storie avventurose che hanno divertito e fatto sognare.
La strip, però, è un condensato di poche battute, in cui si arriva a pungere qualcosa di intimo che è dentro di noi.

* l’immagine proviene da qui

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4 pensieri su “Le grandi domande della vita

  1. L’esclamazione “Giuda ballerino” mi ha fatto ridere di gusto.
    Le Strip sono un’arte veramente splendida, come giustamente hai scritto, sono un condensato di poche battute che devono colpire il lettore e non è mica facile farne continuamente. E poi ci sono alcuni fumetti che sono incredibilmente ben fatti, è come vedere le azioni in movimento, quasi un entrarci dentro personalmente.
    Ciao, Pat

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  2. Certo: il fumetto non è un’arte minore, ammesso che esistano arti minori e che qualcuno di noi sia abbastanza onnisciente da stabilire quali sono.
    Per fortuna in Europa, ma secondo me soprattutto in Italia, abbiamo i migliori scrittori e disegnatori di fumetto, li abbiamo sempre avuti.
    Ma purtroppo la gente non se ne accorge. Una miriade di ragazzini si butta sui manga giapponesi (a volte molto belli, ma più spesso quelli che ci arrivano sono di una banalità agghiacciante) o sui comics dei supereroi americani che dagli anni 50 ci ripropongono le stesse identiche storie (ma più che storie, sono sequenze di botte da orbi).
    Sergio Bonelli ha avuto l’enorme merito di pubblicare fumetti a prezzi popolari, senza pubblicità (se non le anteprime di altri fumetti), e farlo anche quando queste testate erano leggermente in perdita. I suoi cavalli di battaglia (Tex e Dylan) mantenevano capolavori quasi sconosciuti come Napoleone o che pur essendo conosciuti non vendevano, come Mister No. Speriamo che Davide, subentrato da poco al defunto Sergio, si comporti allo stesso modo.
    Ma gli editori minori, come stanno? Male: è solo un pubblico di nicchia quello che ha letto i fumetti di Ade Capone, o che ha anche solo sentito nominare il vecchio Spray Liz. Quanti sanno che Alan Ford esiste ancora? Quando è morto Moebius il popolo di Facebook era ancora troppo impegnato a “condividere” le foto di Steve Jobs per accorgersene, mentre a Sergio Bonelli avrebbero volentieri dedicato versi commoventi, solo che non ricordavano se producesse dentifrici o depilatori. E altri colossi storici, come Corto Maltese e Valentina, sono un po’ come il Capitale di Marx: tutti ne riconoscono i meriti, ma vai a trovare uno che li abbia sfogliati…
    L’editoria è in difficoltà: i costi aumentano, e così oggi un fumetto Bonelli costa credo 2.70, altro che le vecchie 1.500 lire. Ma mentre spazzatura come “il Giornale”, oppure il Sole che ha dietro nientepopodimenoche Confindustria, ricevono fior di aiuti dallo stato, a chi cerca di vivere della propria creatività anziché di bugie dettate dall’alto e poi stampate, non resta che sperare che qualche appassionato abbia ancora i soldi per leggerli. (la famosa crescita di cui parlava il Banco di Monti è questa?)
    E’ una situazione desolante, anche perché non sembra addirittura che nessuno la percepisca come un problema… i disegnatori italiani lavorano per la Marvel, e nessuno si accorge che c’è qualcosa che non va…
    Saluti,
    Federico

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