Scrivere un romanzo – errori da evitare

Il primo romanzo è un territorio inesplorato pieno di insidie.
Cadere è naturale e non deve preoccupare. Ci si rialza, si spolverano gli abiti e si va avanti.
Ogni errore è rimediabile; l’unico problema è che genera perdita di tempo. D’altra parte, mica stiamo correndo la maratona.
La scrittura, bisogna accettarlo, richiede tempo e cura.
È vero, però, che se si sanno prima alcune cose, si potrebbero evitare alcuni errori. Dico ‘potrebbero’ perché so che anche leggendo un elenco di insidie stilato da altri, siamo propensi a non crederci e a pensare che a noi non capiterà.
Quindi, faremo l’errore, e quindi, perderemo tempo.
Perciò questo è un post inutile.

Ma alcune cose le voglio scrivere ugualmente, come mio promemoria.

1- Non partire a caso. Pensare prima alla storia e ai personaggi.

2- Una volta iniziato, scrivere sempre, anche quando non si ha l’ispirazione. Se si abbandona la storia, poi si farà fatica a rientrarci.

3- Non avere fretta: scrivere un romanzo è un’operazione complessa e bisogna supportare la storia con una struttura che regga bene.

4- Non affezionarsi alle proprie parole. Se non sono adatte, se sono superflue*, se non raccontano bene, sono da eliminare. Dopo la prima volta smette di fare male 😉

5- Eliminare tutte (almeno qualcuna) le distrazioni. Il browser aperto, la pagina facebook, twitter, gmail, sono tutte distrazioni dalla scrittura; tutte scuse per non procedere.

* per sapere se una frase è superflua, colorarla di blu e leggere il paragrafo saltando la parte colorata. Se il discorso fila, la frase si può eliminare.

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3 pensieri su “Scrivere un romanzo – errori da evitare

  1. E il ritmo dove lo metti? Ci vuole ritmo nella scrittura. Deve succedere qualcosa di grosso da subito. Un morto nel primo capitolo. Qualcosa che poi con la partenza in media res susciti l’interesse, che faccia capire subito dove vuoi andare a parare, ma non nei dettagli ovviamente, sennò poi la gente legge le prime pagine e pensa “ah, ok, questo finisce così”… Io di solito dissemino delle tracce per un mistero da svelare nei miei romanzi… misteri poi… si svelano fatti di normale vita quotidiana, ma che nel contesto giusto diventano crudi e quasi stordiscono, cioé, dovrebbe farlo… quando il protagonista del mio secondo romanzo capisce cosa è accaduto al suo migliore amico se ne esce quasi di testa e il lettore al suo seguito. Immagino un “wah, no” del lettore mentre apprende la rivelazione… certo a preparare e a sapere rendere il tutto il lettore può pure rimanere turbato, disperato anch’egli, anch’ella… sconvolto, però poi io non ho proprio idea dell’effetto che la mia storia produce. Magari non ci riesco manco lontanamente a crearlo quell’effetto, a spingere il ritmo… sapere cosa vuoi fare non ti spinge automaticamente per la strada giusta… un po’ come chiedere a un bambino cosà vorrà fare da grande…

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    1. Certo, Giovanni, il ritmo è essenziale. Ma il morto non è (sempre) obbligatorio 😉
      Il mio romanzone parte molto lento, ma è l’effetto ‘fuori dal mondo’ che volevo, e poi al rientro nel mondo, prosegue ancora con lentezza per un capitolo, per sistemare i protagonisti nel loro ambiente, e dopo accelera fino ai momenti finali.
      Ma molte cose mi sono venute naturali, da sole.
      Ognuno ha il suo metodo di lavoro: io non credo di ‘disseminare tracce’. Non appositamente.

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