La casa di Annalisa

Ho ricevuto una mail da un’amica, una vera, non una ‘conoscenza’ di fb, che abita a Bologna.

“Morena,

ogni volta che passo per via Massarenti (e in questi giorni mi sta capitando spesso, non so perché) mi chiedo dove hai collocato la casa di Annalisa :)))
Ho letto le prime 100 pagine in un’unica soluzione, tutte di seguito (e, sì, forse anche oltre), appena ho agguantato l’ipad… ma lo sapevo che non dovevo scaricarlo lì … non ce l’ho mai!
La prenderò con filosofia (perché l’alternativa sarebbe spaccarlo in testa agli uomini di famiglia) e diciamo che lo sto centellinando, va… (mah!)
Mi piace moltissimo…  mi sta prendendo sempre più man mano che proseguo.
Con le implicazioni del ritorno a casa dopo-Cervo si entra in qualcosa di forte, coinvolgente e incalzante, almeno per i miei parametri.
Quindi…  complimenti e non vedo l’ora di proseguire!”

Credo sia naturale per chi conosce i luoghi, sa dov’è l’ospedale Sant’Orsola e la via Massarenti, domandarsi dove sia questa “casa di Annalisa”.
Quando ho iniziato la scrittura del romanzo non sapevo ancora che l’ospedale sarebbe stato importante, e ho pensato a un luogo abbastanza centrale e che conoscevo bene. La mia passata esperienza di volontaria di Ageop ricerca [Chi ha letto Orfana di mia figlia sa tutto] mi ha portata per anni a fare il tragitto casa- via Massarenti (per andare in ufficio Ageop, all’ospedale per il corso volontari e anche per andare all’appartamento accoglienza cui ero assegnata). Ho letto tutti i cartelli ‘affittasi camera’ attaccati alle fermate degli autobus e quando ho dovuto collocare un’universitaria qual era Annalisa, non ho avuto dubbi: via Massarenti era l’ideale.
Ma l’appartamento dell’Ageop in cui mi recavo aveva la vista sul retro mentre io volevo che Annalisa (o Lisa o Liz) avesse una visione del giardino dell’ospedale. Quindi ho collocato (idealmente) le sue finestre in modo da vedere gli alberi delle foto, perciò (più o meno) sopra il Ristorante Cesoia ma anche sopra l’altro ristorante che è pochi passi più avanti e di cui non ricordo il nome. (trovato ora. Accludo foto).

L’appartamento dell’associazione era, invece, più avanti verso il centro, alla fine del portico quasi di fronte alla vecchia Ghiacciaia scoperta nel giardino dell’ospedale.

Guardateli bene gli alberi: li incontreremo anche in seguito. E vicino al palazzo in cui abita Annalisa c’è un albergo che poi ci servirà. E c’è un parcheggio di cui non potremo fare a meno.
La posizione è strategica e l’ho scelta con cura.

* per chi arriva ora sul blog, ricordo che sto parlando del mio romanzo La centesima finestra. Se seguite il tag trovate tutti i post correlati

* chi ha domande sul romanzo, può scrivermi all’indirizzo che trovate nella pagina ‘contatti’.

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