La signora Rosa

Molti ristoranti erano chiusi, ma uno aperto lo trovarono proprio davanti al mare: Da Rosa – pesce sempre fresco. L’insegna era pitturata a mano su una tavola di legno colorato d’azzurro intenso; le lettere erano rotonde e semplici, scritte in rosso con una grafia infantile. Fabio entrò per chiedere se potevano pranzare. L’aria era tiepida, quasi primaverile, e li invogliò a fare un giro sulla spiaggia. Annalisa lasciò la sciarpa e la borsa su una sedia all’interno e Dario si tolse la giacca.
Passeggiarono mentre la signora Rosa, grembiule legato in vita e maniche rimboccate ai gomiti, preparava la tavola e faceva aprire i molluschi per il sugo. La riva era molto sporca, come sempre fuori stagione, ma il mare sembrava pulito: l’acqua era trasparente e scivolava piano verso i loro piedi.

[…] La signora Rosa si avvicinò: «Mio nipote ha portato i gianchetti freschi. Vi faccio due frittelle?».
Dario non poteva parlare; rispose alzando gli occhi e facendo un cenno affermativo mentre terminava le vongole e raccoglieva il sugo con un pezzo di pane.
La signora Rosa annuì compiaciuta: era da tempo che non vedeva mangiare con tanto gusto. E poi erano proprio un bel terzetto. Professionisti in pausa pranzo, pensò. Ogni tanto ne capitavano: rappresentanti in giro per la Liguria che non sapevano resistere a un buon piatto di pesce fresco. Questi però sembravano del luogo, l’accento era ligure ne era sicura. La donna no, lei non era di lì. Carina però. I due se la mangiavano con gli occhi. Affari loro, si disse. Tu, Rosa, pensa a cucinare.

[…] La signora Rosa era ferma sulla porta del ristorante, mani sui fianchi – robusti fianchi da madre di famiglia – e grembiule a righe bianche e blu. Aveva le guance arrossate dai fornelli o forse dalla gioia di vederli. Li salutò chiamandoli per nome, e li fece accomodare al tavolo che aveva preparato per loro, davanti alla finestra che dava sul mare. Portò subito il vino, un Vermentino di Luni dal profumo intenso e l’aroma mandorlato, che Fabio aprì e versò in silenzio, e degli stuzzichini, olive taggiasche e piccoli triangoli di focaccia un po’ unta ma deliziosa. Si scoprirono affamati; divorarono la focaccia innaffiandola con il vino e iniziarono a ridere. Fabio propose un brindisi al mare e Annalisa replicò con un brindisi alle giornate senza senso. Mentre la bottiglia di vino si vuotava, il loro umore migliorò. Quando la signora Rosa portò le orate all’isolana, la accolsero con i bicchieri alzati. Lei sorrise, li servì e tornò in cucina, dove Adelmo preparava le verdure. «Quei tre non me la raccontano giusta. Sono molto intimi. E come si fa a essere intimi in tre?» gli chiese, ma Adelmo scrollò le spalle e non rispose. A Rosa non restò che preparare il dessert: crema pasticcera con fragole e panna. Mescolò la crema con un’energia che fece sorridere il marito. Quando Rosa cova qualche pensiero mescola con più forza, pensò, ma non disse niente e lei terminò il suo lavoro senza più rivolgergli la parola.

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La signora Rosa è un mito: cuoca eccellente e persona deliziosa, seppur propensa all’impicciarsi nelle vicende altrui. Ma ha l’anima buona, Rosa, e si preoccupa degli altri. Quando l’ho inventata, creata all’istante senza conoscerne un alter ego nella vita reale, non avevo la minima idea che si sarebbe rivelata un personaggio chiave.  Pensavo fosse solo la cuoca del ristorante. Ma Rosa è ben di più e lo vedremo quando arriveremo verso la fine del romanzo. Ma non voglio anticipare nulla.
Questa è la pagina del romanzo e qui si può acquistare l’ebook a 4,49 euro.

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