Scrivere a quattro mani – i vantaggi

Della scrittura a quattro mani ho già parlato tante volte. Questo è l’ultimo post che le ho dedicato.
Nei commenti, Vincenzo mi ricorda che avevo scritto che avrei parlato dei vantaggi che ha questa scrittura.
Grazie, Vincenzo. Stavo per dimenticarmi.

I vantaggi di scrivere in due sono molteplici: intanto ci sono due teste e sono meglio di una, soprattutto se sono due teste pensanti. Le idee non sono il doppio, ma si moltiplicano. Uno lancia un’idea, l’altro risponde e rilancia e in attimo si fa poker (non ho la minima idea di cosa sto dicendo. i pokeristi mi scuseranno).
Inoltre, se uno dei due lavora, l’altro è portato a fare altrettanto (esclusi questi mesi del cavolo in cui l’afa stroncherebbe chiunque, compreso Stephen); la sindrome da pagina bianca si fa latente e si lavora con più motivazione.
E, sapendo scegliere, si può trovare un socio che ha ciò che a noi manca. Magari uno dei due ha più fantasia e l’altro ha più tecnica, uno è prolisso e l’altro è stringato, uno mette gli aggettivi e l’altro li toglie.
Ma qui stiamo già parlando di fortuna: di solito non si sa prima.
Essenziale, però, è sapere come scrive l’altro (che non sarà mai come scriviamo noi. questo pensiero potete abbandonarlo subito) e capire come lavora. Non come scrive i brani e come li corregge, ma capire se ha gli stessi nostri principi, se crede nelle stesse cose. Altrimenti si può fare a meno di iniziare un sodalizio che è destinato a corrompersi prima della fine.
E bisogna mettere in conto che forse non si riuscirà nell’intento.

Stiamo parlando di scrivere un romanzo a quattro mani, non un racconto. La scrittura di un romanzo è complessa e scrivere in due non è immediato. Come procedere?
Molti risolvono con un escamotage che non sempre è adatto e alla lunga stanca: si prendono due personaggi e ognuno scrive la parte di uno dei due. Poi si assembla il tutto e spesso il risultato è proprio questo: un testo montato come una costruzione di Lego, in cui si vedono le uniture dei mattoncini.
Anche Lucarelli e Camilleri (mi pare) hanno operato in questo modo per Acqua in bocca edito da Minimum fax, miscelando i loro due commissari e rimpallando le indagini da un luogo all’altro.

Qui un video dove raccontano come è iniziata questa esperienza e svelano qualcosa del loro modus operandi.

Scrivere un ‘giallo’ implica, come afferma Camilleri nel video, una certa gabbia narrativa dalla quale non si può scappare. Gli autori sono quindi guidati dallo stesso impianto narrativo e hanno delle linee guida entro cui mantenere la narrazione.
Qui un altro video in cui i due autori mostrano come ‘ragionare’ sulla storia a quattro mani.

Ma scrivere un romanzo non di genere, implica tanti altri ragionamenti e tanti aspetti da chiarire. Come si scrive la storia? Che struttura darle? Che punto di vista usare? Come dare un assetto originale al nostro impianto?
E ogni aspetto va ragionato in due. Ecco perché in tanti ci hanno provato, ma non molti sono arrivati in fondo all’impresa.
E in pochissimi sono riusciti a offrire dei romanzi belli, scritti bene e con una voce distintiva che era la voce della coppia narrante, non di uno dei due. Mi viene in mente Fruttero & Lucentini: loro scrivevano in coppia e diventavano uno.

Se guardate nel video, nel secondo, Camilleri e Lucarelli sembrano (e di certo lo sono) divertiti dal brain-storming che stanno facendo. Entra in gioco l’aseptto ludico della scrittura, il non sapere dove si andrà a parare, perché l’altro all’improvviso ti può mettere in campo un imprevisto che non sapevi esistesse e il gioco cambia subito.
A quattro mani non ci si annoia.

E si deve sempre essere vigili, se non si vuole trovare delle automobili in un centro storico a zona pedonale. O un cadavere in un romanzo d’amore 😉

9 pensieri su “Scrivere a quattro mani – i vantaggi

  1. Una bella riflessione.
    Io sto appunto tentando di scrivere un racconto lungo con un’altra persona. Non un romanzo, che non saprei scrivere. Di genere? Sì, due sottogeneri forse anche abbastanza specifici, che nell’era di Wikipedia hanno sicuramente un nome ma lo ignoro. Un genere più antico, gotico, e uno più moderno, punk. Non vedo una contraddizione, e sono stato io ad avere l’idea, un vecchio che non vorrebbe essere umano e una ragazzina che vorrebbe esserlo, entrambi incroci tra l’uomo e le “cose più antiche”.
    Quindi sì, la tecnica è quella dei mattoncini di lego incastrati insieme, alcuni bianchi e alcuni neri.
    Ora bisogna capire se il risultato sarà armonioso nel suo contrasto come lo è una scacchiera, o se sarà un groviglio stravagante e inespressivo. Il dubbio è forte.
    Altra difficoltà: l’idea l’ho avuta io. L’autrice che scrive con me si sente vincolata dalla mia idea, mentre l’atteggiamento giusto sarebbe stata stravolgerla almeno nella forma. Ma probabilmente ho sbagliato io che ho “pensato troppo” prima di parlargliene. Anche qui, vedremo quale sarà il risultato.
    Capirsi è difficile, ma forse perché si parla troppo. Se si vuole far vedere cosa si ha in mente, è più facile scriverlo. Anche come pagina estemporanea, vista da un terzo personaggio, che non farà mai parte del racconto ma che serve agli autori. “Lui ha paura di lei ma ne è attratto” è riduttivo, meglio una pagina del suo diario.
    Questo il mio piccolo contributo (o delirio) dal basso della mia inesperienza. Magari fra sei mesi aggiungerò un commento: “Ecco, fate il contrario di quello che ho fatto io”. Vedremo.

    1. Grazie, Federico, di questo interessante commento.
      Se tornassi tra sei mesi per raccontarci come è finito l’esperimento, e il racconto, sarebbe bello.
      Uno dei dubbi che vengono in questi casi è, appunto, ciò che hai detto tu: influenzare troppo l’altra persona, il socio di scrittura.
      Come si ovvia a questo inconveniente?

      Chi vuole, chi ha idee in proposito, intervenga 😉
      Grazie

  2. Quando sento parlare di scrittura a quattro mani drizzo subito le antenne perché, come sai, è materia mia. Però mi rendo conto che l’apporto che potrei fornire è ben misero in quanto il sodalizio che abbiamo costruito insieme io e Loredana Falcone travalica qualsiasi esperimento estemporaneo. Quando due ragazzine cominciano a scrivere insieme a 14 anni e non smettono per i successivi tre decenni, anzi, giungono anche alla pubblicazione di alcuni romanzi, è evidente che la scrittura a quattro mani si è trasformata in una voce unica che non appartiene più a Laura o a Loredana, bensì a una terza entità sorta dalla completa fusione di stili e di idee. E’ il motivo per cui quando ci chiedono (sempre!) come si fa a scrivere a quattro mani, se ci dividiamo pagine, capitoli, personaggi, non sappiamo spiegare l’alchimia che si è creata nel tempo.

    1. Laura, non penserai di cavartela così? 😉
      Vogliamo (vorremmo) sapere qualcosa di più sulla vostra alchimia. I risultati li vediamo, ma ci piacerebbe sapere qualche ‘segreto’ per lavorare insieme per così tanto tempo.
      qualche domanda:
      1- chi è che ha l’idea?
      2- c’è una che guida e l’altra si adegua, o fate a rotazione?
      3- chi fa le revisioni? prima l’una e poi l’altra, o tutte e due insieme?
      4- so che voi vi vedete regolarmente per scrivere insieme. pensi sia possibile farlo da due pc separati o anche da due città diverse?

      Grazie dell’intervento.

  3. ecco alcuni dei vantaggi di cui parlava Morena 🙂
    aggiungerei la possibilità di conoscersi maggiormente, cioè attraversarsi come persone.
    Credo che due, che scrivano a quattromani, si scambino anche una parte di loro stessi e penso che questo sia positivo 🙂

  4. buongiorno.
    sono capitato su questo blog perchè necessito di un consiglio.
    Io e un’amica stiamo scrivendo un romanzo, a quattro mani, che procede bene, almeno così ci pare.
    Si è presentata una difficoltà “tecnica”.
    Essendo la storia basata su due personaggi che parlano in prima persona più un “narratore” che racconta i personaggi e le vicende di contorno, come si può fare per distinguerli tra loro, in modo che il lettore capisca senza difficoltà chi sta parlando (narrando) ?
    Abbiamo pensato all’uso di caratteri diversi, ma ci sembra che tre sarebbero troppi. oppure ad intestare i capitoli con il nome del personaggio, ma il fatto è che ce ne sono alcuni in cui tra i due personaggi c’è una sorta di botta-risposta a distanza (vivono la stessa vicenda senza saperlo).
    Spero in un aiuto !
    Grazie
    Massimo

    1. Ciao Massimo, grazie del tuo intervento.
      È difficile dire cosa sia meglio senza vedere il testo. Scarterei subito i caratteri diversi.
      Credo che la voce narrante del ‘narratore’ sia subito distinguibile. Il problema si pone per le altre due. Forse bisognerà mettere qualche nome.
      Ma così, davvero, non mi rendo conto.
      Se volete provare a fare un test, potrei ospitare qui qualche breve brano e vedere se riusciamo a darvi una mano.

  5. Buongiorno,
    siamo le cugine Galimberti e abbiamo scritto un romanzo a quattro mani : La stella di Nathalie. È stato pubblicato da una piccola casa editrice sia cartaceo che come ebook. E il nostro sogno si è realizzato. Noi, per realizzare il romanzo, abbiamo sfruttato le nostre abilità. Io che ho molta fantasia erogavo idee su idee. Anna le selezionava, le incanalava nella storia e con maestria curava la tecnica di scrittura. La revisione dei capitoli è stata fatta sempre insieme. I personaggi li abbiamo creati insieme con il loro bagaglio emotivo e aspetto fisico divertendoci. Un sodalizio fortunato!
    Ora stiamo ultimando il secondo romanzo e siamo soddisfatte!
    Alcuni consigli :
    -Ci vuole molto affiatamento
    -ci si deve conoscere bene per non urtarsi mai e non offendersi
    – bisogna saper discutere senza perdere le staffe
    – alle volte bisogna lasciar spazio alle idee dell’altro
    – bisogna trovare un’unità stilistica
    – se l’altro lavora non bisogna tirarsi indietro, ma stare sempre al passo
    Un saluto a tutti.

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