Il contratto di edizione

Questo è un argomento di cui si parla poco. Forse perché si pensa sia un argomento indiscutibile: si legge e si firma.
L’esordiente spesso pensa di non avere potere contrattuale e pensa che il contratto di edizione sia un documento impossibile da modificare.
Non è così.

Quando un editore propone la pubblicazione del nostro libro, manda una bozza di contratto che di solito è standard. Sta poi all’autore dire se qualcosa non è di suo gusto e proporre modifiche.
Ma quasi nessuno lo fa perché si pensa che sia così e basta.
Io lo feci 😉

Tanto per dire, nei contratti si indica come tempo di cessione dei diritti della propria opera una cosa come venti (20!) anni. Una vita.
Venti anni sono davvero tanti per legarsi a un tizio con cui non si sa se si andrà d’accordo. Neanche fosse un marito, un uomo che si sceglie per la vita.
Io dissi queste cose al mio editore e proposi cinque anni, che mi sembrò allora un tempo lungo ma sopportabile (da ambo le parti. Magari sono io a risultare insopportabile per il mio editore).

Devo dire che lui non prese di buon grado le mie obiezioni, ma io fui decisa.
Ricordiamoci che firmando il contratto non siamo più proprietari di ciò che abbiamo scritto: se l’editore decide di sospendere la pubblicazione, il nostro libro non andrà da nessuna parte.

Poi c’è una cosa che dice “per tutto il mondo”. Ora, va bene la globalità, ma detenere i diritti della mia opera per tutto il mondo (un bel po’ di roba, no?) mi sembrò eccessivo.
Anche qui modificai.

E c’era anche una percentuale che io trovai ridicola* (ma ora so che è la prassi) e che contestai.

Tutto questo per telefono da Bologna alla Sicilia. Sarebbe stato comico se non fosse stato anche irritante e imbarazzante.

Comunque, obiettare al contratto si può. È un diritto dell’autore e si può fare se qualcosa non vi convince.  Prima di firmare meditate bene.

* la mia precedente esperienza era stata un’antologia insieme ad altri autori (di cui sono stata curatrice con altre due blogger) pubblicata da Kimerik (allora non sapevo nulla di editoria a pagamento e peraltro noi non pagammo nulla e non avevamo neppure nessun obbligo di acquisto). Nel contratto con Kimerik (tanto per essere trasparente) era previsto che i diritti venissero pagati a un’associazione benefica in ragione del 20% dell’incasso copie vendute. La mia ingenuità mi portò a credere che il 20% fosse una retribuzione congrua e adottata da tutti gli editori. Perciò mi meravigliai molto quando lessi cosa mi proponeva il mio editore. Beata ingenuità.

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4 pensieri su “Il contratto di edizione

      1. No dico se non si vogliono aspettare i 5 anni di cui sopra si può vedere se te lo recedono dopo 4, per esempio, si contratta, se uno ha necessità. In questo senso. Non so cose che voi umani non sapete 🙂 . Io non so nulla. Mi scusino l’intrusione. 🙂

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  1. Ah, ecco. Nel caso che si presenti Einaudi e dica che vuole pubblicare Orfana di mia figlia. Certo. In questo caso, sarà lo stesso Einaudi che contratterà con l’editore. Pagherà quello che decideranno e voilà!

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