Tre giorni fuori dal mondo – seconda parte

 

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Lui si svegliò sereno e leggero come non ricordava neanche fosse possibile. Sentiva una pace che gli sembrava di non avere mai conosciuto. Aprì gli occhi e il sole era dietro le tende e sotto il colle. Si girò e incontrò gli occhi di Simona. Lei gli sorrise e lui le baciò la fronte. E poi le labbra. Lei indossava solo una maglietta bianca da cui trasparivano i capezzoli. Gli venne voglia di leccarli e le sollevò la maglia. Lei gli prese la testa e se la tirò contro. Era tutto molto intenso ma anche rallentato. E’ come vivere in un’altra dimensione o in un film, così disse Simona.
Fabio si svegliò e si unì subito a loro in modo molto naturale. Fu una cosa molto dolce. Accadde tutto mentre il sole usciva da dietro il colle.
Si fermarono solo per riprendere fiato e poi rimasero sdraiati sul letto ormai disfatto. Quando sentirono fame scesero per fare colazione. Risero mentre scendevano le scale spingendosi e urtandosi.
Dopo colazione passeggiarono nel borgo, come turisti stranieri, provarono cappellini assurdi e si fecero fotografie negli angoli delle case, con lo sfondo dei vecchi mattoni e il mare in lontananza. Non ci furono momenti di silenzio o di imbarazzo. Nessuno di loro parlò di cosa avevano fatto e nemmeno di cosa provavano al riguardo.
La giornata fu stupenda: il cielo non aveva ombre e neanche loro. Pranzarono in un ristorantino in riva al mare. Pesce alla griglia e Greco di Tufo gelato. Poi passeggiarono sulla sabbia scaldata dal sole invernale. Si tolsero le scarpe e camminarono fino agli scogli più grandi, fino a dove fu possibile andare. Il mare era grosso: oggi è proprio incazzato, disse Fabio. Avrà le sue ragioni, disse Simona. Forse non gli gira bene come a noi. Forse, rispose lui.
Il rumore delle onde contro le rocce era simile a quel cuore impazzito che sentivano loro, quel cuore che era la somma di tre cuori, la somma dei loro rumorosi pensieri.
Lo sapevano tutti e tre ma non vollero rovinare il momento. La sera stava arrivando ed era l’ultima. La notte avrebbe sciolto i residui delle loro giornate rubate e il giorno dopo non avrebbe avuto lo stesso sapore.
Si fermarono a guardare l’orizzonte, la linea dove il mare diventa cielo e il mondo scompare e sentirono che anche loro erano così: nel punto d’unione delle loro vite il mondo scompariva e restavano soli. Soli ma uniti, con la nuova forza derivante dagli altri due.
Era una sensazione strana, ma lui sapeva che anche Simona e Fabio sentivano la stessa cosa. Non ne parlarono. Parlarne avrebbe interrotto il feeling che si era creato. Parlarne avrebbe significato ammettere che c’era altro di fuori da quella linea dove loro erano. E fuori da quel paese di fronte al mare.
Rientrarono al borgo camminando a zigzag, come a rallentare l’andatura. Lui teneva Simona per la vita. Sentiva i suoi muscoli tendersi nella salita, la pelle sotto la maglia e il respiro che le alzava il seno. Fabio stava in disparte. A che pensi? chiese lei, sei incazzato come il mare? Forse, rispose lui dando un calcio ad un sasso.
Quando arrivarono in albergo, si divisero davanti alle porte ed entrarono nelle rispettive camere in silenzio. Lui andò direttamente sul terrazzo e Fabio si sdraiò sul letto. Non si parlarono.
Quando Simona bussò alla porta, si precipitarono tutti e due ad aprire: Non pensavate davvero che vi avrei lasciati soli vero? Disse lei entrando e scalciando le scarpe contro la parete bianca. E poi i letti sono puliti. Credo sia giusto farne buon uso. La risata fu comune e liberatoria.
Le due ore seguenti furono dedicate solo al piacere di sentirsi, toccarsi e di sapere di essere lì, ognuno per gli altri due. Si alzarono per scendere a cena, giusto per fare un po’ d’intervallo, disse lei strizzando gli occhi. Lui e Fabio approvarono.
La cena fu breve. Non finirono neppure la bottiglia di vino che avevano ordinato. Si alzarono quasi subito e si guardarono un momento indecisi, poi Fabio prese la bottiglia e disse: andiamo a finirla in camera.
Il vino finì mentre si spogliavano a vicenda e la notte si scaldava intorno ai loro corpi.
Dopo rimasero al buio, in un insieme di braccia e di gambe, un bozzolo di sicurezza con pretese di stabilità. Non parlarono molto, forse persi nei loro pensieri. Dormirono poco, e peggio della notte precedente.
La mattina Simona andò nella sua stanza per fare una doccia e anche loro iniziarono a raccogliere indumenti e pacchetti da portare a casa. Non erano di buonumore. Il pensiero del rientro a casa turbava tutti. Anche se per motivi diversi.
Poi tutto precipitò: tempo, silenzi, malumori.
Si ritrovarono senza accorgersi al momento dei saluti. Fabio e lui portarono Simona alla stazione di Imperia e davanti al treno, mentre lei stava per salire, lui le disse: ci sentiamo presto. Dobbiamo rivederci.
Simona si voltò verso di lui e disse: non ci vedremo più. Non cercatemi perché non vi risponderò.
Come, neanche una volta ogni tanto? Potremmo fare una volta all’anno. Lui e Fabio si accavallavano nelle frasi.
No. Questa è stata una cosa unica. Non si può replicare. Se lo facessimo rovineremmo tutto. Stavolta è andato tutto bene perché era la prima volta. Se lo facessimo di nuovo non potrebbe mai essere così. Diventerebbe “normale” ed entreremmo in una spirale di ovvietà. E poi tutti interferirebbero con noi. Pensi che Fabio potrebbe allontanarsi di nuovo dalla sua azienda e dalla Borsa? La prossima volta terrebbe acceso il telefono e tu dovresti dire a tua moglie dove sei e dovremmo fare entrare il mondo. Non sarebbe più così come è stata stavolta. Perciò non lo rifaremo. Le nostre vite si dividono qui.
E salì sul treno. Non si voltò indietro, Simona, e non si affacciò dal finestrino.
Loro rimasero in silenzio finché il treno non sparì dalla vista. Quasi non si salutarono, salirono ognuno sulla propria auto e si avviarono verso la vita di prima.

* questo è il racconto così come lo scrissi allora. Come lo avevo in mente. In verità, la sera del sabato, Annalisa fece quella cosa di cui si legge nel romanzo e io ne rimasi molto sorpresa. Da lì capii che dovevo sviluppare la storia e partii con la stesura. Queste 4 pagine diventarono la prima parte del romanzo, qualcosa come 50 pagine. Ma dopo? Come doveva procedere il dopo? Cosa sarebbe accaduto? Io non lo sapevo…

A chi interessa proseguire la lettura, ricordo che La centesima finestra è in vendita qui, e su Amazon e anche in altri store. La pagina del romanzo è questa

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3 pensieri su “Tre giorni fuori dal mondo – seconda parte

  1. Una decisione non facile sicuramente quella di Simona, ma nello stesso tempo consapevole, molto consapevole e ben ponderata, anche se penso con sofferenza.
    Limitandomi alla fine di questo racconto, senza tenere conto che poi lo hai sviluppato creando il tuo libro, beh penso che Simona abbia scelto per tutti e tre capendo che la magia di quei giorni non si poteva ripetere più volte, per considerarla tale e assaporarne i ricordi che inevitabilmente ha lasciato in ognuno di loro doveva rimanere tale.
    Superlativo, bravissima 🙂
    Ciao, Pat

    Mi piace

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