Il grande romanzo americano

Sto leggendo Le correzioni di Jonathan Franzen e mi sono procurata anche La libertà (spesso, quando affronto uno scrittore che non conosco ancora, leggo due o più libri suoi). Mentre leggo – il libro è davvero corposo, più di quanto vorrei, ma d’altronde ho già affrontato Underworld di Don DeLillo, ne ho parlato qui, e quindi non mi spaventa più nulla: procedo indomita tra le parole – mi sorprendo come sempre della diversità tra gli scrittori americani e quelli italiani.
Da cosa deriva questa loro grandezza? Dalla coscienza americana, dalla consapevolezza di fare parte del paese più potente e grandioso? (nessuna traccia di ammirazione sfegatata da parte mia: non sono filoamericana e queste sono solo domande che mi pongo). Continua a leggere “Il grande romanzo americano” →

Scrivere un romanzo – errore grave

Scritto così, sembra quasi che ‘scrivere un romanzo’ sia un ‘errore grave’, cosa che a volte lo è. Per essere precisi, sarebbe un errore grave se invece del trattino ci fossero i due punti [Scrivere un romanzo: errore grave. Ecco cosa significa usare il giusto segno di punteggiatura].
Ma torniamo a noi. Se il romanzo è brutto e scritto male, è un errore gravissimo.
Ciò di cui voglio scrivere oggi, però, è un errore vero che penso possa accadere spesso.

Se si scrive senza rispettare la sequenza degli eventi, succederà che i brani non corrispondono alla storia.
Mi spiego meglio: l’autore sa che Giovanni scriverà un racconto da spedire a un concorso. È un brano che si troverà a poche pagine dalla fine del romanzo, ma gli sembra di averlo ben chiaro in testa e decide di scriverlo dopo pochi giorni dall’inizio della stesura del romanzo. Mette il brano da parte per quando arriverà al punto giusto e lo incollerà nel file del romanzo. Continua a leggere “Scrivere un romanzo – errore grave” →

Scrivere un romanzo – consigli da seguire

Se in questo post, ho descritto alcuni punti che sarebbe opportuno evitare durante la scrittura di un romanzo, nel post di oggi vorrei elencare alcuni punti chiave da osservare durante la stesura. Alcuni punti importanti che mi sento di consigliare e che metto qui come sempre a mia memoria. Pure a me stessa devo consigliare qualcosa pur sapendo che i consigli nessuno li segue (vengo da una telefonata in cui ho consigliato a un amico di prendere una decisione e lui fingeva di non sentire) e sono perciò la cosa più inutile al mondo. Continua a leggere “Scrivere un romanzo – consigli da seguire” →

Scrivere un romanzo – errori da evitare

Il primo romanzo è un territorio inesplorato pieno di insidie.
Cadere è naturale e non deve preoccupare. Ci si rialza, si spolverano gli abiti e si va avanti.
Ogni errore è rimediabile; l’unico problema è che genera perdita di tempo. D’altra parte, mica stiamo correndo la maratona.
La scrittura, bisogna accettarlo, richiede tempo e cura. Continua a leggere “Scrivere un romanzo – errori da evitare” →

Adelmo – racconto in divenire (seconda parte)

qui la prima parte

L’uomo si gira e vedo che è Michelino, il carrozzaio della curva, quello autorizzato Fiat che ora è andato in pensione.
Si avvicina, mi guarda e fa: “Non sono Adelmo”.
“Lo vedo. Sei Michelino” gli faccio io pronto. Lui si sgonfia, pare accasciarsi sulle ginocchia, e diventa rosso. Si credeva che ero rimbambito per l’età, ma l’ho fregato.
“Cerchi Adelmo?” continua, ma peggiora le cose.
“Certo”, rispondo alzando il mento. Continua a leggere “Adelmo – racconto in divenire (seconda parte)” →

I misteri del web e delle sue classifiche

Questo è uno screenshot della classifica di oggi di Blogbabel.
Come si nota, sono al terzo posto dopo i Wu Ming (mica bubbole!) e La poesia e lo spirito (uno dei più grandi blog collettivi di scrittura).

Mi scappa anche da ridere: mi immagino i Wu Ming e i responsabili di La poesia e lo spirito che si chiedono “Ma questa, chi cavolo è?”. Continua a leggere “I misteri del web e delle sue classifiche” →

Il gioco è bello finché è corto

I social sono belli, sono fighi, sono il modo più moderno di mantenersi in contatto con gli amici.
E io che credevo fosse il telefono il modo per mantenersi in contatto con gli altri. E poi, cos’ha la vecchia mail che non va? Non è più immediato (intimo, personale, gradevole) scrivere una mail all’amico in questione e dire direttamente ciò che sentiamo, proviamo, desideriamo?
A quanto pare, non è così.
E poi vogliamo mettere la fascinazione di queste piazze virtuali in cui possiamo dire quando e in che misura sentiamo caldo, freddo, sonno, fame?
Ma la cosa più importante è che se non sei lì, non sei da nessuna parte. Se non sei su facebook o su twitter non esisti per il mondo. Continua a leggere “Il gioco è bello finché è corto” →

La signora Rosa

Molti ristoranti erano chiusi, ma uno aperto lo trovarono proprio davanti al mare: Da Rosa – pesce sempre fresco. L’insegna era pitturata a mano su una tavola di legno colorato d’azzurro intenso; le lettere erano rotonde e semplici, scritte in rosso con una grafia infantile. Fabio entrò per chiedere se potevano pranzare. L’aria era tiepida, quasi primaverile, e li invogliò a fare un giro sulla spiaggia. Annalisa lasciò la sciarpa e la borsa su una sedia all’interno e Dario si tolse la giacca.
Passeggiarono mentre la signora Rosa, grembiule legato in vita e maniche rimboccate ai gomiti, preparava la tavola e faceva aprire i molluschi per il sugo. La riva era molto sporca, come sempre fuori stagione, ma il mare sembrava pulito: l’acqua era trasparente e scivolava piano verso i loro piedi. Continua a leggere “La signora Rosa” →

Adelmo – racconto in divenire

Adelmo non è neanche qui. Faccio un giro intorno alle sedie della grande sala d’aspetto, ma è inutile: se Adelmo ci fosse, si sarebbe fatto sentire subito. “Sandrino” avrebbe detto nel momento stesso in cui entravo, e io avrei saputo dove sedermi.
È fresco qui all’Usl e ci veniamo tutte le mattine: da giugno a settembre, l’Usl diventa il nostro bar.
Che noi al bar, Adelmo e io, mica ci andiamo. Non siamo tipi da bar. Però ci piace fare due chiacchiere e raccontarci come stiamo.
E io ora mica sto tanto bene. Mi sento il cuore che spinge in gola come se volesse uscire.
Mi viene un dubbio; forse Adelmo è di là, nella sala d’aspetto dei medici. Magari si è sentito male e qualcuno l’ha portato dall’infermiere per fargli misurare la pressione. Passo la porta a vetri, la grande sala è piena di gente seduta in piccoli capannelli davanti a ogni porta. Sette medici ci sono qui, per forza è sempre pieno di gente. Cammino lentamente in mezzo alle sedie, butto un occhio in ogni circolo ma di Adelmo non c’è traccia.
Mi avvicino alla porta dell’infermiere, è socchiusa e guardo dentro. L’infermiere è da solo, seduto al tavolo e sta scrivendo su un foglio. Continua a leggere “Adelmo – racconto in divenire” →

Il potere delle cose

Se cammino tra le bancarelle di un mercato non posso fare a meno di fermarmi davanti a una maglia verde. Non un verde qualunque, un verde scuro color d’erba o un verde bandiera, ma nemmeno un verde bottiglia o un verde bosco. Piuttosto un verde a metà tra il pistacchio (non il colore vero ma quello che hanno certi gelati) e il verde acido.
A volte si cammina sotto un portico; si pensa a cosa si cucinerà per la cena o alla montagna di biancheria che attende lo stiro. All’improvviso, qualcosa in una vetrina attira i nostri occhi, ci fermiamo e torniamo indietro: attaccati a un pannello ci sono dei pantaloni rossi che non abbiamo mai desiderato. Entriamo e usciamo con i pantaloni dentro un sacchetto.
La maglia verde, quella no, non l’abbiamo mai comprata. Forse è per questo che ad ogni bancarella non possiamo esimerci dal toccarla, ammirarla, soppesarla. E quel colore ci piace proprio. Continua a leggere “Il potere delle cose” →

Scrivere a quattro mani – i vantaggi

Della scrittura a quattro mani ho già parlato tante volte. Questo è l’ultimo post che le ho dedicato.
Nei commenti, Vincenzo mi ricorda che avevo scritto che avrei parlato dei vantaggi che ha questa scrittura.
Grazie, Vincenzo. Stavo per dimenticarmi.

I vantaggi di scrivere in due sono molteplici: intanto ci sono due teste e sono meglio di una, soprattutto se sono due teste pensanti. Le idee non sono il doppio, ma si moltiplicano. Uno lancia un’idea, l’altro risponde e rilancia e in attimo si fa poker (non ho la minima idea di cosa sto dicendo. i pokeristi mi scuseranno).
Inoltre, se uno dei due lavora, l’altro è portato a fare altrettanto (esclusi questi mesi del cavolo in cui l’afa stroncherebbe chiunque, compreso Stephen); la sindrome da pagina bianca si fa latente e si lavora con più motivazione.
E, sapendo scegliere, si può trovare un socio che ha ciò che a noi manca. Magari uno dei due ha più fantasia e l’altro ha più tecnica, uno è prolisso e l’altro è stringato, uno mette gli aggettivi e l’altro li toglie.
Ma qui stiamo già parlando di fortuna: di solito non si sa prima. Continua a leggere “Scrivere a quattro mani – i vantaggi” →

L’erotismo e il sesso estremo

La letteratura può spaziare in ogni ambito perché la letteratura è il racconto della vita.
Se esistono persone che praticano sesso estremo, tra cui  il bondage (e che sia sesso estremo lo testimoniano le cronache con le persone morte per questa pratica), mi potrebbe venire in mente una storia in cui due fanno sesso in modo particolare (più del “‘o famo strano?” di verdoniana memoria) e vivono il loro rapporto con varie sfumature di sentimento.
La storia potrebbe essere bella e potrebbe essere scritta bene (potrebbe: queste situazioni sono terreni minati e bisogna camminare con grande cautela tra bondage, legature, BDSM, manette, master, slave), ma dovrebbe, secondo me, avere altro a sostegno. Difficile basare un romanzo solo su questo: diventerebbe insostenibile descrivere solo questo, tra lui la lega, lei si sottomette, poi fanno questo, e fanno quello.
Torniamo al discorso di cosa sia l’erotismo in letteratura e di come scriverne. Continua a leggere “L’erotismo e il sesso estremo” →

Scrivere a quattro mani

C’è chi afferma “Io non ne sarei mai capace” e c’è chi ci prova. La scrittura a quattro mani (ma anche a sei, otto) ha un suo fascino e ha anche dei vantaggi.
Naturalmente bisogna essere propensi al lavoro di squadra e non bisogna curarsi dell’individualismo che ognuno di noi ha dentro di sé.

Io credo di essere sempre stata affascinata da questa idea.
Forse per questo, quando un blogger mi propose (nel lontanissimo 2006) di scrivere insieme una cosa che definiva ‘racconto lungo’ o romanzo, accettai.
Era anche pieno di idee: un faro in Irlanda, unica abitante la nostra protagonista, un uomo a Londra o non ricordo dove che faceva da fidanzato lontano, un’altra donna, forse la segretaria della donna (che era una scrittrice, da ciò il faro solitario), che si innamorava di lei (un rapporto omosessuale ci stava, disse il mio ‘socio’ di allora).
Iniziammo il brain-storming via mail e con la chat di Splinder, la piattaforma dove erano allocati i nostri blog.
Poi Roberto (chiamiamolo così) disse che avrebbe aperto un blog segreto dove avremmo messo le idee che ci venivano, in modo che l’altro potesse leggere e dire la sua.
Ci lavorammo parecchio, io definii il personaggio maschile a cui diedi il nome di Stephen (maddai, chissà perché) e che aveva dei tratti caratteriali alquanto bizzarri, dei tic potremmo dire. Insomma, era leggermente disturbato, cosa che nel prosieguo della vicenda ci avrebbe fatto comodo. Continua a leggere “Scrivere a quattro mani” →