Tre giorni fuori dal mondo – prima parte

Tre giorni fuori dal mondo. Tre giorni in Liguria e solo loro tre davanti al mare.
Simona, Fabio e lui, insieme come ai tempi dell’università.
L’idea era stata di Fabio: Simona viene in Liguria per un convegno. Ha voglia di rubare qualche giorno e di fermarsi in un posto di mare. Io ho bisogno di uno stacco. Che fai, vieni con noi? Certo che vengo, aveva risposto lui.
Erano stati davvero tre giorni rubati. Avevano lasciato a casa i rispettivi compagni e anche i problemi. Simona disse che avevano lasciato a casa le loro vite.
Non avevano parlato dei vecchi tempi. A chi cazzo interessa parlare di cose già andate? aveva detto Simona e loro due erano stati subito d’accordo.
Non avevano parlato neanche delle loro vite attuali, di lavoro o della metà di loro stessi che era rimasta a casa.
Di nulla. Solo del futuro. Di cosa volevano fare, di come crescere e diventare le persone che volevano essere. Anche se, disse lui, potevano iniziare un po’ prima a preoccuparsi di questo, visto che ormai stavano per arrivare i cinquanta. Stronzate, disse lei, abbiamo ancora una vita davanti. Fabio rise di loro due e anche di se stesso, per una volta in jeans e maglione, lui che indossava solo giacche cucite a mano e cravatte di Marinella in pura seta.
Avevano camminato per le stradine di Cervo, in salita fino al Castello, e poi di nuovo giù fino al mare. Si erano seduti sugli scogli. Il mare fuori stagione è una meraviglia, aveva detto Simona. Fabio faceva fotografie e lui si era sdraiato con la testa sulle gambe di Simona. Aveva chiuso gli occhi e ascoltava il suono della sua voce e del mare.
Avevano preso due camere all’albergo in cima al paese e quando Simona disse di essere stanca, si avviarono di nuovo in salita. La fatica li fece arrivare sudati e assetati. Presero delle birre passando dal bar e salirono in camera. Simona si infilò con loro: era presto, disse, per pensare alla doccia e alla cena. Ora avevano sete e in compagnia è meglio. Concordarono tutti.
Si sedettero sul letto e sul divanetto blu che era davanti alla finestra. Parlarono di tutto e di niente e risero molto. La televisione li guardava ma a nessuno di loro venne in mente di accenderla. Sul tavolino c’erano i giornali comprati da Fabio (sette quotidiani, come tutte le mattine) ma nessuno li aveva aperti. I cellulari erano spenti. Il mondo non esisteva lì, e loro non esistevano per il mondo.
Fabio rise di una battuta scema e Simona si alzò all’improvviso e andò a baciarlo. Un innocente bacio sulla bocca. Iniziò così. Con lei che baciava Fabio e lui che sorrideva pensando che avrebbe voluto essere il prescelto per quel bacio. In quel momento capì che era sempre stato un po’ innamorato di Simona e pure Fabio lo era una volta. Chissà se lo era ancora.
Simona si girò e venne verso di lui. Si chinò a baciarlo e lui la lasciò fare. Era molto morbida contro di lui e le sue labbra erano dolci. Sentì crescere la voglia. All’improvviso era eccitato e anche lei lo era, lo sentiva da come si muoveva.
Fecero l’amore tutti e tre insieme, senza rivalità e senza rabbia. Fu un sesso amoroso, così lo definiva lui ora ripensandoci. Si alternarono tranquillamente tra loro, niente cose strane e niente sesso di soli ormoni e lussuria. Simona si dedicò a loro e loro fecero lo stesso, con devozione e amore. Non c’era gelosia tra lui e Fabio, anche se poi lui si domandò se erano ancora innamorati di lei e chi avrebbe scelto Simona tra loro due, se avesse potuto farlo. Ma non poteva, e perciò l’argomento non fu neanche sfiorato.
Nessuno di loro poteva. A casa avevano compagni, mogli, figli e lavori decisi, delineati, programmati.
Questo era l’extra, la respirazione extrasistole di cuori che pulsavano ancora molto. Troppo, disse lui. Non è mai troppo, rispose lei, che aveva sempre risposte decise per ogni cosa.
Del dopo nessuno parlò. In quel momento non esisteva, il dopo. C’era solo “ora” e “qui”. E di quello si occuparono: di loro tre in quella camera.
Dopo il primo round Simona si sedette sul letto a gambe incrociate e mangiò la cioccolata che Fabio aveva comprato all’autogrill lungo il viaggio. Mangiava e parlava, mentre loro due stavano sdraiati a fumare. La cioccolata le sporcò le labbra e lui si sollevò per pulirle con l’indice. Lei lo guardò e gli prese la mano portandosela alle labbra. Leccò il dito con cura fissandolo negli occhi. Da quanto sei così? chiese lui con il respiro corto. Da sempre, disse lei. Sono sempre stata così ma tu non mi hai mai guardata. Vieni qui, disse lui tirandola sul letto. Fabio si alzò e disse che andava a fare la doccia.
Lui era pronto di nuovo e anche lei lo era. Fecero l’amore con impeto e con gioia. Fu una cosa fluida come se fossero sempre stati insieme ma senza il fardello dell’abitudine a rendere il tutto ordinario. Lei lo baciò ovunque e lui la accarezzò con il suo sapore sulla lingua. Le contò le ossa e si perse nelle curve dei fianchi. Lei gli misurò le rughe del viso e le spianò di baci liquidi.
Fabio uscì dal bagno e loro lo chiamarono di nuovo sul letto. Lui non si fece pregare e ricominciarono a giocare.
Era già buio quando si alzarono ma non troppo tardi per una doccia veloce e poi scendere a cena. Simona andò nella sua stanza e loro si lavarono velocemente. Si ritrovarono intorno al tavolo. Fabio insisteva per ordinare Champagne ma lei volle per forza una bottiglia di Gewurtstraminer, disse che aveva un profumo delizioso e comunque quel nome la faceva impazzire. Loro non le resistettero e finì che ne fecero fuori tre bottiglie. Bevvero finché non riuscirono più a pronunciare il nome del vino e neppure il loro nome.
Poi andarono a passeggiare cercando l’odore del mare nella notte in cima al paese. Davanti alla chiesa c’era una terrazza e si fermarono lì a cercare gli odori e i profumi. Si guardavano in silenzio e si indicavano le cose con gli occhi: il mare, le rocce laggiù, i cespugli che si muovevano al buio. Le parole erano superflue.
Rientrarono in albergo con Simona in mezzo a loro due, che si appoggiava ora a lui e ora a Fabio. Usarono una camera sola. Non ci fu bisogno di chiederselo. Lei aprì la porta della sua stanza e loro entrarono. Il letto era pulito e fresco. Si addormentarono quasi subito. Fu una notte strana, ogni tanto uno di loro si svegliava e gli altri lo sentivano subito e si ritrovavano a dirsi una frase, o anche solo per un bacio. Nonostante questo riposarono benissimo, come non accadeva da anni.

* la seconda parte, lunedì 2 luglio 2012
Il racconto Tre giorni fuori dal mondo è la costola da cui è nato il romanzo La centesima finestra. Noterete (per chi sta leggendo il romanzo) che il racconto si svolge tramite il punto di vista di Dario. E noterete altre cose credo.
Il racconto non è rifinito. Dopo averlo scritto (e già mentre lo scrivevo) ho capito che sarebbe diventato altro.
È interessante scoprire come a volte la scrittura si presenti in una forma e poi diventi altro.

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14 pensieri su “Tre giorni fuori dal mondo – prima parte

  1. Mi hai lasciata letteralmente senza fiato. Scrivi in maniera meravigliosa, fluidamente, con semplicità ma nello stesso tempo con un’intensità alla quale è impossibile resistere.
    Wowwwwwwwwww 🙂

    Attendo la seconda parte, troppo bello. Complimenti
    Ciao, Pat

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  2. Grazie Patrizia e grazie Mauri.

    Non ricordavo che all’epoca Annalisa si chiamasse Simona, che è uno dei primi nomi che mi vengono in mente quando scrivo senza pensare. Simona e Monica. Ma dopo ci ragiono e cambio nome.

    Nel caso del romanzo era indispensabile (per come l’ho pensato) che la donna della situazione avesse un nome che si potesse ‘storpiare’ in due nomi diversi.

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