Le location del romanzo – Cervo e la Liguria

Cervo esiste”.
Così mi ha scritto un lettore di La centesima finestra.
A volte nei romanzi si mettono luoghi di fantasia. Magari luoghi che conosciamo, che esistono, ai quali diamo un nome inesistente, come fa Camilleri con la sua Vigata.
Niente mi vietava di inventarmi un paesino ligure arroccato sulla collina e dargli un nome fantastico tipo ‘Capriolo’.

Ma la bellezza per il lettore di fare una ricerca sul web e scoprire che Cervo esiste davvero dove la mettiamo?
Inoltre, avendo fatto un breve viaggio proprio in tale località nel 2007 e avendola trovata stupenda, perché non usarla da sfondo per le mie scene iniziali, per quell’atmosfera da “fuori dal mondo” che mi serviva?

La foto sopra ritrae la salita che i nostri tre fanno per andare nel luogo dove hanno le camere (in un’occasione difficile che ora non dirò per non svelare niente). Mentre sotto, sul mare, c’è il famoso ristorante di Rosa. Questo sì che è inventato. “Peccato”, ha detto la mia amica Silvia, una delle lettrici con la matita rossa, “a me sarebbe piaciuto andare a mangiare da Rosa”.

A chi non piacerebbe? Rosa è una persona deliziosa, una comprimaria che si è rivelata fondamentale per lo svolgimento finale, e soprattutto, Rosa cucina in modo sublime.

Ma torniamo a Cervo.
Annalisa abita a Bologna (la ragione mi pare ovvia e comoda per me). Ma i due amici universitari non sono di Bologna, bensì della Liguria. È quindi naturale che lei, essendo in zona, proponga loro di trovarsi a Cervo che nessuno di loro conosceva. Fabio abita a Spezia (gli spezzini non dicono ‘La Spezia’ ma Spezia e questo mi viene da conoscenza diretta). Ho scelto questa città perché ci abitano degli amici e ci sono andata spesso.
Mi restava da collocare Dario e ho scelto Genova che non conosco benissimo ma che mi sembrava adatta. Ho poi rotto le scatole a qualche genovese per carpire qualcosa della città.

Queste sono le ragioni delle scelte liguri. D’altronde, era un week end; non potevo mandarli a Napoli, no? E Dario e Fabio hanno frequentato l’università a Bologna. Volevo fossero comodi. A parte che la linea Bologna – La Spezia non è comodissima, ma è relativamente vicina. Abbastanza da arrivarci in due ore se si ha un’auto veloce.

Questo è il mare visto “da lassù”

e questa è la Chiesa dei Corallini. Magnifica, vero?

“Fabio guidava nelle stradine strette e piene di ombre – s’intravedeva il mare, laggiù, sulla destra –, schivando le altre auto e i rari pedoni.
Passarono in mezzo a paesi che conservavano una bellezza d’altri tempi, da cartoline invecchiate per i troppi passaggi di mani, con quelle case colorate e le colline sullo sfondo. In certi tratti la strada costeggiava il litorale, una spiaggia senza sabbia, dove l’acqua, inondata dal sole, mandava riflessi brillanti. Il mare era calmo e liscio, come certe giornate in cui non si fa nulla e non si ha neppure voglia di rammaricarsene.
Finalmente, dopo una curva, sulla sinistra, videro Cervo: un quadro rosa, giallo e bianco, un ammasso di case inglobate nella collina, che culminavano con il campanile e la facciata in stile barocco di quella che sembrava una cattedrale.
«Non è una meraviglia?». Annalisa richiamò la loro attenzione. «Quella è la chiesa di San Giovanni Battista, ma è meglio conosciuta come “dei Corallini” perché è stata eretta anche grazie ai proventi della pesca del corallo che i cervesi praticarono per secoli nei mari di Corsica e Sardegna”.

* foto © Morena Fanti. Cliccare per ingrandire

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