Dare vita al personaggio – Dario Manfredi

Se Fabio mi ha dato molti problemi, Dario si è formato subito come doveva essere. Il nome è stato una conseguenza di Fabio: stessa forma, cambiano solo l’iniziale e la terza lettera. Il cognome l’ho scelto aprendo l’elenco (cosa che mi pare facesse Simenon e se devo copiare copio dai Grandi). Ho poi verificato che nella città dove abita (Genova) ci fosse qualche Manfredi in elenco, cosa non fondamentale comunque. Si può fare anche se in città non ve ne sono altri. Non è detto che se uno abita a Genova, ed è nato lì, non possa avere i nonni napoletani e quindi chiamarsi Esposito.
Bene, nome e cognome. Ma mica bastano per avere un personaggio.
Professione: il mio Dario è architetto. Motivi: mi andava bene che fosse un professionista e che avesse uno studio in società con altri. Ha frequentato l’università nello stesso periodo di Fabio e deve essere laureato, non può essere troppo ‘distante’ dall’amico.  E poi, mi faceva comodo che fosse architetto perché ho un amico che lo è davvero e poteva fornirmi notizie ‘vere’. Ma saprete tutto dai ringraziamenti.
Cosa manca ancora? La famiglia: Dario è sposato e ha due bambini, un matrimonio felice dove al momento ci sono lievi discrepanze dovute anche al lavoro di Dario che sta passando un momento difficile.
Queste sono le cose ‘materiali’ del personaggio. Ma le cose importanti sono il carattere, il modo di fare e di reagire alle avversità.
Di questo e altro è fatto un personaggio. Ne parla proprio oggi anche Marco Freccero, qui.

Dario, al contrario di Fabio, piace a tutti. Lui si scotta bevendo il caffè, diventa subito di cattivo umore se le cose non vanno, è pieno di dubbi e di sogni: Dario assomiglia a noi.
A Dario si perdonano molte cose perché sa farsi volere bene.
Non sto tessendo le sue lodi, sia chiaro. Anche lui è uno che sbaglia (e  ci mancherebbe. è umano e quindi sbaglia. chi non lo fa?) e io ho cercato di non parteggiare per nessuno in questa vicenda. Ho raccontato cosa accade e mi sono tenuta fuori. Mi pare di esserci riuscita.
E poi, io li amo tutti e tre. Anche se li ho detestati per lunghi periodi.
La storia non è di facile comprensione, non perché sia complicata, ma per il tema trattato: farà storcere il naso a molti (lo ha già fatto quando ho fatto leggere il testo ad alcuni amici. ho già ricevuto critiche quindi sono preparata).
Nel romanzo non sono tutti buoni e bravi, pur essendolo. Non vivono felici e contenti, pur facendolo.
C’è una morale ma non c’è. E Dario, così bravo, rigoroso, attaccato alla famiglia, commetterà uno sbaglio.
Ma il vero punto, il nodo delle vicende del romanzo, come della vita, non è non (due negazioni nella stessa frase!) commettere errori, bensì saperli accettare.

Ci riuscirà Dario (ma anche Fabio e anche il personaggio femminile che vi devo ancora presentare)?

* Anche Dario Manfredi, come Fabio De Santis, è un personaggio (e spero una persona) del romanzone in fase di autopubblicazione.
Sono all’ultima revisione. Restate avvinti 😉

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