Intervista alle scrittrici Melissa Hill e Karen Swan

Noi sì che abbiamo ricevuto un bel regalo da Tiffany

Melissa Hill è un’ex bancaria, Karen Swan un’ex giornalista di moda. Ora scrivono libri che hanno in comune una certa parola nel titolo.
Che funziona come un brand

di Maria Laura Giovagnini

 

MELISSA HILL, Dublinese, aveva già cinque romanzi alle spalle quando ha fatto il botto con Un regalo da Tiffany. In Italia sta per uscire Innamorarsi a New York ; in Gran Bretagna, The Charm Bracelet.

 Truman capote alzerebbe inorridito il sopracciglio. O forse no. Supremamente snob, si divertirebbe a sapere che l’editore italiano – ripubblicando Colazione da Tiffany – è stato costretto a scrivere sulla fascetta: «Diffidate dalle imitazioni». Tutta colpa di due signore, l’irlandese Melissa Hill e l’inglese Karen Swan, che si sono piazzate per mesi in cima alle classifiche con romanzi che hanno la “parola magica” nel titolo: Something from Tiffany’s e Christmas at Tiffany’s (Un regalo da Tiffany e Un diamante da Tiffany, nell’edizione italiana Newton Compton). Ma in realtà né l’una né l’altra si è ispirata “all’originale” (che, per inciso, è meno romantico del film con Audrey Hepburn: Holly Golightly è bisex e non c’è lieto fine). L’archetipo delle loro storie di coppie – sposate o sul punto di – sono allora i plot a base di matrimonio della connazionale Jane Austen? Neppure.

«Mi ispira più l’autore di thriller Jeffery Deaver degli scrittori sentimentali» stupisce Hill. «Il mio preferito è John Irving: ho creato il personaggio di Claude sotto la sua totale influenza» ammette Swan. E non sono le uniche sorprese…

«Tutto è cominciato quando l’editore inglese mi ha regalato un magnifico bracciale di Tiffany perché ero prima in classifica» ricorda con Io donna Melissa Hill.

«Mi ha fatto così piacere che ho pensato: “Quanta magia è associata a quel marchio!”. Ricevere la scatolina acquamarina ti fa sentire speciale… Ecco, da questo è nato Un regalo da Tiffany. E dalla convinzione che chiunque – segretamente – ami l’idea che la vita  possa essere trasformata da una grande storia d’amore. Forse c’è un po’ di Cenerentola in ognuna di noi?». Di sicuro c’è un po’ di “quella gran culo di Cenerentola” (ricordate Pretty Woman?) in lei. Poche autrici possono raccontare: «Ho iniziato a scrivere dopo aver letto un volume che mi ha deluso. Ci ho preso gusto, ho continuato». Ci ha preso gusto anche il pubblico: «Avevo lavorato in banca per anni, ho mollato quando il mio primo libro è andato bene». E dire che era ancora lontana dai record recenti… «In questo successo, forse, c’entra il fatto che in tempi di crisi la gente ha bisogno di evasione e di un ritorno ai valori basilari della felicità e dell’amore». Temi, guarda caso, di sicuro appeal al cinema («I diritti sono stati opzionati dalla Twentieth Century Fox, ne farà il film di Natale nel 2013»). Commozione assicurata nel suo prossimo romanzo, Innamorarsi a New York: dopo un incidente, la protagonista scopre di essere destinata a perdere la memoria. E se capitasse a lei, che cosa non vorrebbe dimenticare? «La nascita di mia figlia Carrie, due anni fa: un momento meraviglioso per me e mio marito Kevin». Che è diventato scrittore pure lui. «Dopo Taboo, il thriller confezionato a quattro mani con lo pseudonimo “Casey Hill”, ha seguito le mie orme».
Happy ending coerente per una Cenerentola del 2012.

KAREN SWAN, Nata nel verde di Pinner (Londra), ha iniziato come giornalista di moda per Tatler e Vogue, debuttando come scrittrice nel 2010. Dopo due romanzi, il boom di Un diamante da Tiffany.

 «Io non ho mai deciso di diventare scrittrice, ho sempre sentito che non avevo scelta: a scuola – o da adulta, quando mandavo un bigliettino d’auguri agli amici – tutti si complimentavano per il mio stile». Karen Swan non gioca la carta della modestia, ma si può capire: il suo libro ha avuto 11 edizioni in tre mesi e il festival letterario di Massenzio l’ha voluta come relatrice sul tema “Semplice/ complesso”. Però non ha niente dell’autrice secchiona: è piuttosto la versione inglese della Carrie Bradshaw di Sex and the City (benché abbia un matrimonio felice e, soprattutto, non ami le metropoli: nel 2006 ha lasciato Londra per la foresta del Sussex). «Con una carta di credito, in un grande magazzino come Harvey Nichols, potrei fare danni terribili! Amo, amo, amo i vestiti e noto i minimi dettagli di abbigliamento. Ricordo con esattezza cosa indossavo nei vari momenti della vita». E, naturalmente, ricorda i regali di Tiffany ricevuti. «Mio marito mi ha comprato un sacco di gioielli d’argento e, quando mi ha chiesto di sposarlo, ha scelto un solitario della Maison. All’ingresso ho appeso una serie di stampe degli archivi storici (avute quando ancora lavoravo nella moda).

E, per le nozze, i miei genitori hanno pensato a un set di candelieri». Ma non sono questi i doni più importanti. «So che suonerà come un cliché: sono i miei figli, che hanno tra i sei e i dieci anni». E Swan, a perfetto agio con se stessa, non esita a sfidare un altro luogo comune: «Il successo non mi ha cambiato. Sono sempre una madre che lavora, anche se ora ho la mail piena di messaggi da ogni parte del mondo».

* l’articolo uscirà per Io donna il 26 maggio. Ringrazio per l’anticipazione

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